From Emil Thorup to HANDVÄRK – How design can shake your life
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 Quest’estate siamo stati a Copenaghen per il northmodern, una delle fiera di design più promettenti della Danimarca.

Tre giorni immersi nel design scandinavo, nell’essenzialità delle forme, a stretto contatto con persone bionde e piuttosto alte.

Difficile dire quanti progetti abbiamo visionato, quanti giovani designer abbiamo conosciuto e quante cose belle ci abbiano riempito gli occhi – abbiamo infatti tentato di fare un resoconto della situazione sintetizzando in 10 pillole i progetti che più ci sono piaciuti (e sacrificandone, ahimè, molti altri).

Lo spazio destinato all’evento era davvero sconfinato e forse un po’ dispersivo, motivo per il quale abbiamo deciso di esplorare a tappeto l’area che ogni giovane designer ritiene più stimolante, quella dei talenti emergenti.

Un numero non ben definito di piccoli stand che, visti da lontano, creavano un ambiente accogliente e omogeneo e che, osservati più da vicino, rivelavano un mondo di progetti innovativi e a tratti incredibili.

Tra tutte queste piccolissime unità, siamo stati attirati da uno stand enorme e sempre affollato, con forme Bauhaus e richiami all’Italia.

HANDVÄRK by Emil Thorup - Foto di Gianluigi Peccerillo
HANDVÄRK by Emil Thorup – Foto di Gianluigi Peccerillo

Buyer, designer e curiosi facevano a gara per parlare con questo ragazzo sorridente e biondissimo, di un’altezza quasi imbarazzante e dalla bella presenza. Imperante per tutta la lunghezza dello stand, il nome HANDVÄRK. Ci sono volute 2 passeggiate distratte, 3 più attente e un unico tentativo per deciderci a rivolgere la parola a qualcuno dello staff.

La ragazza gentilissima che ci viene incontro ci chiede qualcosa di noi e le basta sapere che veniamo dall’Italia per fare un cenno al ragazzo più ricercato del padiglione che inizia ad essere smanioso di arrivare a noi.

HANDVÄRK by Emil Thorup - Foto di Gianluigi Peccerillo
HANDVÄRK by Emil Thorup – Foto di Gianluigi Peccerillo

Finalmente si presenta. Emil Thorup, ex presentatore televisivo, estremamente noto in Danimarca e terribilmente desideroso di parlare con qualcuno “indifferente alla sua personalità “VIP” e realmente interessato al suo design”.

Così, dopo averci accolto come il migliore dei padroni di casa, aver chiacchierato amabilmente della fiera e del tempo a Copenaghen in agosto, abbiamo deciso di farci raccontare qualcosa sul suo brand, sulle sue ispirazioni e sul suo cambiamento di vita.

Da quanto esiste il progetto HANDVÄRK?
La mia assistente è ottimista a dire 4 mesi, ma in realtà ha appena 2 settimane.

Da che background provieni?
(ride) In realtà è una domanda a cui rispondo a fatica perché, sai, qui sono una persona, diciamo, conosciuta, ma dopo anni di tv ho deciso di tornare al design, campo in cui avevo già lavorato per 4 anni. È la mia passione.

HANDVÄRK by Emil Thorup - Foto di Gianluigi Peccerillo
HANDVÄRK by Emil Thorup – Foto di Gianluigi Peccerillo

Vedo molto Bauhaus in questo stand.
Decisamente, a partire dal concetto di base secondo cui tutto quello che vedi è funzionale. Nessun abbellimento. Ogni cosa esiste al solo scopo di essere utile alla sua funzione originale. Ogni elemento che vedi è assolutamente indispensabile, tutto il resto è ridotto ai minimi termini.

Da dove provengono le tue maggiori ispirazioni?
Il panorama del design giapponese, tedesco e italiano decisamente. Credo siano fonte di ispirazione per gran parte del design. In particolare la voglia di tornare a fare design è ricomparsa forte dopo essere stato al Salone del Mobile. Sarebbe un sogno riuscire a portare il mio brand in Italia.

Italia, dici. Quindi non sei d’accordo con la discussione secondo la quale il design italiano sarebbe morto negli anni ’80?
Vedi, io credo che il problema del design italiano sia uno solo: è estremamente costoso. Non tutti possono permettersi un pezzo di design italiano e, a dirla tutta, non esiste nessun brand qui, nel nord Europa, che sia costoso come un qualsiasi importante brand italiano. Il vero problema è questo, ma per me resta sempre e comunque un’enorme fonte di ispirazione. 

Last summer we went to Copenhagen to visit the northmodern, one of the most promising design exhibitions in Denmark.

Three days immersed in Scandinavian design, in its formal essentiality, getting in contact with mainly blond and quite tall people.

It’s hard to say how many projects we saw, how many young designers we met and how many beautiful things filled up our eyes: we try here, in fact, to give an account of what was it like by briefing up in ten points the projects we liked the most (we are sorry, alas, to leave out many others).

The space that hosted the event was utterly endless and maybe slightly dispersive, that is the reason why we decided to carpet explore the area any young designer finds more stimulating, the emerging talents’ one.

Un unspecified number of small booths that, seen by far, created a welcoming and homogeneous framework and that, seen up closer, revealed a world of innovative ‒ unbelievable, at times ‒ projects. Among all these very small unities, our attention was caught by a massive and always crowded stand, whose forms reminded of the Bauhaus and carried references to Italy.

HANDVÄRK by Emil Thorup - Foto di Gianluigi Peccerillo
HANDVÄRK by Emil Thorup – Foto di Gianluigi Peccerillo

Buyers, designers and looky-loos vied to each other to talk to a very smiling and very blond guy, good looking and whose height seemed almost embarrassing. The name HANDVÄRK dominated all along the stand. It took two sloppy visits, three more careful ones and one only attempt to decide to talk to someone on the staff.

The very kind girl we encounter asks us something about ourselves and it just takes her to know we come from Italy to hint at the most requested guy in the pavilion, who starts getting eager to reach us.

HANDVÄRK by Emil Thorup - Foto di Gianluigi Peccerillo
HANDVÄRK by Emil Thorup – Foto di Gianluigi Peccerillo

He eventually presents himself. Emil Thorup, ex TV announcer, widely known in Denmark and terribly willing to talk to someone “unconcerned with his ‘VIP’ persona and and being genuinely interested in his design”.

As Emil welcomes us as the best host, chats friendly-like about the event and Copenhagen weather in august, we decide to ask him something about his brand, his ambitions and his life change.

How old is HANDVÄRK?
My assistant is optimistic saying 4 months. But actually it is only 2 weeks old.

Which is your background?
(Laugh) Actually this is a hard question for me because i’m quite well known after several years working in the TV industry. I have decided to return to designing which I had been working in for 4 years. It is my passion.

HANDVÄRK by Emil Thorup - Foto di Gianluigi Peccerillo
HANDVÄRK by Emil Thorup – Foto di Gianluigi Peccerillo

I can see the strong presence of Bauhaus in your stand.
Definitely. From the concept that everything you see is functional. No decoration. Everything exists with the only aim to be useful for its original function. Each element you see is absolutely indispensable. All the reminder is stripped down to its tight and curls.

What is your main inspiration?
The japanese, german and italian design. I think these are the main inspirations for the most part of design. But I decided to come back to design after have being to Salone del Mobile in Milan.

Italy. So you don’t agree with the opinion according to which Italian design would be dead after the late 80s.
I think that the main problem with Italian design is: it is extremely expensive. Not everybody can afford a piece of Italian design and, to be honest, here in north Europe, there are no brands as expensive as any important Italian brand. This is the real problem, but for me it remains a huge source of inspiration as well.

HANDVÄRK by Emil Thorup - Foto di Gianluigi Peccerillo
HANDVÄRK by Emil Thorup – Foto di Gianluigi Peccerillo