Onirico, post-apocalittico, mistico, primitivo, naturale, mitico, folcloristico, surreale; è la strega che predice il futuro; è il “Lolita” letto a 15 anni. È ciò che non può lasciarti indifferente, che tu sia bambino, adulto, appassionato d’arte o disinteressato.

Allegoria sacra è la terza parte del progetto “The Liminal Space Trilogy” di AES+F, collettivo russo –vincitore del Premio Pino Pascali 2015– composto dagli architetti Tatiana Arzamasova e Lev Evzovich, dal designer Evgeny Svyatsky e dal fotografo di moda Vladimir Fridkes.

È un’installazione di video-arte, il cui titolo si ispira al dipinto omonimo e sibillino di Giovanni Bellini (1490-1500, Galleria degli Uffizi, Firenze). Diversi sono i protagonisti, le culture, le razze, i luoghi, i non-luoghi che lì sono miscelati. Non si possono contare le citazioni presenti. Se i primi due video della trilogia rappresentavano inferno e paradiso, in questo post-moderno purgatorio, tuareg, africane vestite tradizionalmente, afro-musulmani, pakistani, talebani, uomini d’affari asiatici, preti cattolici di colore, skinhead, cameriere, famiglie, un San Sebastiano in bermuda e con piercing al naso sono trattati come sculture in movimento, come se lo spazio-tempo stesso fosse plastico. È un time lapse di solida fluidità. È un potente “Chien Andalou” dell’era digitale, è un muto che urla.

Le riprese non sono solo landscape, né immagini di gruppo: è studiata anche la lezione pop-ritrattistica di cui David Lachapelle è il professore più conosciuto.

Non è trascrivibile la trama. È un’opera che colpisce ogni spettatore in modo diverso. Penetra nel suo nucleo ancestrale; bussa al suo genetico istinto di sopravvivenza, coinvolgendo la sua personale educazione sentimentale. Non fa battere il cuore, fa battere i pugni.

La trilogia
Last Riot (2007) / La festa di Trimalcione (2009) / Allegoria sacra (2011) è presente alla Biennale di Venezia quest’anno e al Museo Pino Pascali (Polignano, fino al 24|01|2016)

Colonna sonora
Fryderyc Chopin, Sonata No. 2, Op. 35, III, “Marche funebre: Lento”;
George Frideric Handel, “The ways of Zion Do Moum”;
Ryojl Ikeda, Opus 1 (for 9 strings) – parts 3,4; Opus 1 (prototype) – part 1;
Franz Schubert, “Der Leiermann”, arranged by Franz Liszt;
Pyotr Tchaikovsky, Symphony No. 6 h-moll op. 74 “Pathétiques” – IV. Finale. (Adagio Lamentoso – Andante);
Antonio Vivaldi, “Stabat Mater”, RV 621.

La commissione del Premio Pino Pascali 2015
Rosalba Branà, direttrice della Fondazione Pino Pascali
Christian Caliandro e Antonio Geusa, critici d’arte

No more articles