L’armonia visiva dell’illustrazione – Intervista a Betta Ficus

Il mondo è pieno di giovani talenti, artisti poliedrici, sensibili e stravaganti che spesso condividono la propria arte sulle piattaforme social. Sono nascosti dietro nomi utenti fantasiosi e si mostrano per quello che sanno fare senza filtri, sperando di restare impressi, di colpire gli occhi di chi osserva.

Della rete di questi artisti del web fa parte anche Elisabetta Gaspardo, illustratrice ventiquattrenne di Udine.

Il via a tutto l’ha dato una pianta, il ficus, che aveva a Venezia nella casa che condivideva con le amiche che l’hanno spronata ed incoraggiata ad affrontare i suoi studi, una pianta che le ricorda di come tutto è iniziato e che ha dato il nome al suo blog tumblr, Betta Ficus, che è il motivo di questa intervista.

Sei un’artista poliedrica, ma quale –tra le tante facce dell’arte–, è quella in cui ti senti più sicura?
Sicuramente il disegno. Ho studiato arte e disegno fin da bambina, crescendo mi sono appassionata alla fotografia e ho avuto la fortuna di sperimentare tante cose diverse, ma quando si tratta di disegnare qualcosa impiego poco tempo a capire come fare. Ho provato ad unire anche le due cose e ho visto che funzionava e così ho continuato a sperimentare.

Chi ti ha ispirata ad entrare in contatto con il mondo dell’illustrazione?
Quentin Jones, Georgia O’Keeffe soprattutto per i colori e l’utilizzo che ne faccio nei collage e Tina Modotti.

Cosa significa per te disegnare, esprimerti tramite i tuoi schizzi e le tue illustrazioni?
Credo sia bello avere un mezzo proprio per esprimersi. Il disegno è uno strumento che trasforma tutti i sentimenti umani in qualcosa di personale.

Hai vissuto a Tokyo, perché e com’è cambiata la tua prospettiva artistica lì?
Mi piaceva l’idea di andare molto lontano, e il Giappone mi ha sempre affascinato. Ho studiato la lingua per un anno. Sono cresciuta molto lì, ho conosciuto persone che mi hanno dato tanto e ho visto diverse realtà. Tokyo è un’esplosione di cose e di idee, c’è sempre qualcosa di nuovo come installazioni, esposizioni, l’architettura è incredibile ed è una città importantissima per le nuove tecnologie. È stato stimolante e mi si sono aperti gli occhi.

Se dovessi definire il tuo stile?
Cerco di creare un equilibrio, un’armonia visiva. Mi piace avere un impatto interessante, fresco e molto personale. Utilizzo linee bianche e nere per la line art delle illustrazioni, ma anche per i collage c’è sempre la predominanza del nero con dettagli colorati molto piccoli.

Immagino sia una scelta cromatica ragionata.
È per una questione di impatto visivo, il risultato mi piace di più. Quando si utilizzano troppi colori il risultato finale non mi soddisfa. Utilizzo marker nero, inchiostro con i pennelli e poi l’acquerello.

Tra i tuoi lavori appaiono molti volti di donne, la maggior parte delle volte con dei lineamenti alterati. Da cosa parte questa tendenza?
È una cosa che è venuta da sola. Da bambina fino ai 18 anni ho affinato questo modo di disegnare soprattutto i corpi e le mani, è una parte del mio stile, una cosa che mi appartiene.

Ovviamente utilizzi il computer come strumento a supporto della tua arte, ma parti dal disegno a mano. Come cambia la scelta dei soggetti e gli approcci al disegno a seconda del metodo che decidi di usare?
Utilizzando i software per disegnare parto sempre da un supporto esterno, come ad esempio un’immagine o una palette di colori. Inoltre cambia l’obiettivo finale perchè al computer riesco a prevedere il risultato, mentre quando disegno a mano mi lascio trasportare e non so mai cosa ne verrà fuori.

L’arte visiva si muove in un contesto estremamente ampio, dove ti collocheresti oggi?
Al momento mi sento di essere ancora legata al mondo dell’illustrazione, non potrei dire di essere una visual artist, ma mi piacerebbe esplorare meglio quel mondo.

Parte della tua realtà è anche la motion graphic, che importanza ha nella tua formazione e come ti approcci a quest’altra tecnica?
Ho un approccio curioso, ricevo continuamente nuovi imput. Mi piacerebbe sicuramente riuscire ad unire le due cose perché fanno parte di mondi differenti. Dovrò approfondirne lo studio e quest’anno inizierò un corso di Graphic Design a Perugia.

Considerando l’importanza delle contaminazioni nell’arte, se potessi scegliere una collaborazione con un qualsiasi artista, chi sarebbe?
Di sicuro Quentin Jones.

Ultima domanda: progetti futuri e desideri lavorativi?
Questo mese collaborerò con Atipografia come residente Instagram. Per il futuro, un giorno di sicuro mi piacerebbe utilizzare le mie illustrazioni per il fashion advertising, sarebbe un sogno.