Spazio visivo e visione dello spazio – Paolo Cavinato e Stefano Trevisi

Spazio Visivo è il progetto nato dalla collaborazione dell’artista Paolo Cavinato e del musicista Stefano Trevisi.

Le installazioni visivo-sonore dei due artisti mantovani sono il risultato di un processo che si sviluppa tra due opposti, tra due concezioni e modalità di gestione dello spazio antitetiche l’una all’altra.

Dietro al comune accostamento dei due termini Spazio Visivo, dal senso apparentemente ovvio, si cela un ossimoro che costituisce il principio vivificante dell’intero progetto. Lo spazio non può essere oggetto di una visione diretta. In quanto assolutamente pervasivo, esso si sottrae allo sguardo diretto. Possiamo vedere gli oggetti che lo occupano o che lo attraversano, ma non è in alcun modo possibile vedere lo spazio in sé è.

I due poli che creano il campo magnetico di Spazio Visivo sono le strutture geometriche di Paolo Cavinato e le sonorità elettroniche di Stefano Trevisi.

Il modo in cui le opere di Cavinato sono costruite, le rende più affini all’architettura che alla scultura. Nella loro tridimensionalità le due discipline sviluppano differenti tipi di rapporto con lo spazio. Se la scultura si muove e si articola attraverso lo spazio, l’architettura si misura con esso, lo coinvolge, delimitandolo e inglobandolo al suo interno.

Tuttavia, le vertiginose ripetizioni modulari e le illusioni prospettiche create da opere che non mirano ad una organizzazione funzionale dello spazio, ma a sperimentarne le possibilità espressive, cercando di romperne i limiti imponendo e mettendo in loop limitazioni ancora più anguste e severe, così da tendere ad uno spazio assoluto, liberato da ogni determinazione particolare.

Se le geometrie di Paolo Cavinato intensificano e stressano le severe leggi dello spazio, le sonorità sfuggenti di Stefano Trevisi, provenienti da punti diversi dello spazio espositivo, ne confondono e scompaginano l’ordine.

Questa continua oscillazione permette allo spazio di apparire e di essere esperito nella sua indeterminatezza, proprio grazie alla sua iperdeterminazione.