Gli artisti che si mettono continuamente alla prova cercando sé stessi e la propria strada tra le tante sfaccettature dell’arte non dovrebbero passare inosservati.

Ed è per questo che oggi parliamo di Chiara Fucà. Chi la conosce la definisce diafana ed eterea come le illustrazioni che realizza, il bianco è il colore che accomuna la sua pelle e i suoi lavori. Questa giovane illustratrice di Torino ne ha fatta di strada da quando all’università decise di approcciarsi alla grafica e al design e che oggi si lascia ispirare dagli sterminati paesaggi nordici che ha conosciuto sin da bambina.

Con chi ti sei formata artisticamente, quali artisti hai seguito di più?
Avendo lavorato nell’arte e nella comunicazione visiva ho sempre avuto molti stimoli, quindi è difficile dare solo qualche nome. Potrei dire Schiele e Hopper come riferimenti storici e come illustratori contemporanei Rebecca Dautremer. Vidi le sue illustrazioni durante un viaggio in Francia nel 2009 ed è stato “sarebbe bellissimo un giorno diventare brava come lei!”, devo lavorarci su ancora parecchio. In generale, comunque, mi lascio più influenzare dai paesaggi.

Quando hai iniziato ad appassionarti al mondo dell’illustrazione e hai capito che poteva diventare il tuo lavoro?
Ho sempre disegnato ma non credevo potesse diventare un lavoro. Quando ho iniziato a frequentare l’università sono partita come grafica, ma solo dopo ho capito che preferivo un altro tipo di comunicazione visiva e così mi sono distaccata e ho lavorato sull’illustrazione. I miei primi disegni sono più grafici, ma credo si percepisca un po’ in tutti quel tipo di impostazione.

Le tue illustrazioni sono influenzate dai paesaggi nordici e da quel tipo di atmosfera, c’è un motivo in particolare?
Mi sono sempre piaciuti i paesaggi scandinavi e fin da quando ero bambina ho viaggiato molto in Danimarca e Svezia. Mi affascina soprattutto la loro cultura, ascolto molta musica di artisti scandinavi, quindi atmosfere e sonorità mi ispirano continuamente.

Immagino che sia per ricreare quelle atmosfere che usi il bianco come filo conduttore dei tuoi lavori.
C’è la voglia di ricreare un’atmosfera nordica, di solitudine, ma il bianco nasce dall’intenzione di dare un senso di pace e di calma. Non mi piace usare molti colori e quindi usare solo il bianco crea l’effetto a cui aspiro.

Dai tuoi disegni si evince chiaramente la presenza di uno stile ben radicato in te, se dovessi definirlo?
Quello che voglio fare è creare un senso di quiete, voglio che le persone abbiano la sensazione di sentirsi in uno spazio aperto e del resto i paesaggi nordici sono così, sterminati.

Spazi tantissimo con le tecniche del disegno. Se potessi però sceglierne una sola, quale sarebbe, quale ti rappresenta di più?
La parte che mi piace di più del mio lavoro è utilizzare la matite, quindi il disegno a mano. È una cosa su cui devo lavorare di più avendo una formazione grafica e continuerò a farlo.

Nel 2010 entri a far parte di Egger 2.0: con il patrocinato delle università italiane, i più creativi vengono selezionati da una giuria e fanno parte del team per un anno. La partecipazione in un ambiente così creativo ed aperto a tutti i tipi di arte pensi abbia influenzato il tuo avvicinamento al mondo della motion graphic e dei video?
È stato fondamentale. Egger è stato il posto in cui ho avuto a che fare con la comunicazione a 360 gradi. Senza Egger mi mancherebbe una buona parte di quello che faccio.

Ti sei laureata con una tesi sull’apprendimento dei bambini e nel maggio 2013 esce il tuo primo libro illustrato, “Il pesciolino argentato”, in collaborazione con l’Università degli studi di Genova. Qual è il tuo rapporto con il mondo dei più piccoli, del loro apprendimento tramite le illustrazioni?
Ho iniziato come illustratrice per bambini. Tutto ciò che concerne l’educazione didattica, trovare modi per imparare, sviluppare e integrare nuove tecnologie nell’insegnamento mi ha sempre incuriosita e ho cercato di lavorare su questo. Soprattutto pensando a quello che è stato fatto nell’arte per il mondo dei più piccoli con Munari, ad esempio.

Dal 2011, ti avvicini al mondo della motion graphic e così inizi a spaziare tra video, realizzazione di infografiche e lanci di startUp. In particolare sei presidente e art director di Attalab nel quale ritorna il tema dei più piccoli. Puoi parlarci di questo progetto?
Abbiamo ricevuto un finanziamento per creare questa startUp che si occupa di creare un videogioco educativo per spiegare la scienza ai bambini dai 6 ai 10 anni. Quindi impareranno nozioni in modo divertente con un approccio totalmente diverso. È in fase di preparazione, stiamo ancora lavorando ai disegni. Il lancio avverrà all’inizio del prossimo anno.

Hai avuto la possibilità di partecipare a concorsi ed esposizioni. In particolare hai partecipato al Lucca Junior Contest e all’Eurhope Contest, in entrambi i casi con un topic da seguire. Come sintetizzi un concetto che sei obbligata a rappresentare, tramite l’utilizzo del disegno. Segui degli step precisi?
Quando ti viene dato un contest la cosa più difficile da fare è proprio questa, e io stessa ho delle difficoltà a sintetizzare dei concetti con il mio stile. Soprattutto per il Lucca Junior Contest, lo stile è stato diverso da quello che faccio di solito. In ogni caso la prima cosa da fare è pensare al concetto, a cosa vuoi esprimere.

Hai una base da cui parti per impostare i tuoi disegni e c’è una differenza rispetto a quando lavori per i contest?
Personalmente guardo tantissimo al campo del cinema e della fotografia e questa è una cosa fondamentale per me. Ci sono inquadrature e scenari che ti restano impressi. Per i contest vai con l’idea del momento invece, se pensi sia geniale la realizzi evitando di fare troppe prove, almeno per quello che mi riguarda.

Hai realizzato il video musicale Naked Soul. Qual è la differenza tra l’ideare un’illustrazione statica e  pensarne varie, che creino una storia, e che possano muoversi su una melodia?
Sicuramente devi pensare ad un’illustrazione che possa creare un’animazione. Il trattamento delle luci, dei colori, dei dettagli, delle forme deve essere differente. Nel caso di Naked Soul è nata prima la canzone, quindi per fare il video ci sono state molte prove per capire cosa modificare e in che modo farlo.

Se potessi riconoscerti di più in uno dei tuoi lavori, quale sarebbe il più rappresentativo?
Nordic Feelings #3 e Julien sono quelli a cui sono più legata emotivamente e che mi piacciono di più.

Non sei nuova all’esplorare strade diverse e all’intraprendere progetti altrettanto lontani tra di loro, c’è ancora qualcosa che vorresti poter sperimentare nel futuro?
C’è sicuramente qualcosa che voglio ancora fare, ad esempio ora mi sono appassionata alla scultura con ceramica. È dalla settimana scorsa che ci lavoro su e mi piacerebbe esplorare questo mondo. Se le cose andranno bene esporrò questo lavoro ad un’esposizione THE OTHERS ART FAIR 2015 presso Ex Carceri Le Nuove di Torino. Esporrò con altri 3 artisti, il collettivo EBLTZ e Stefano Gioda, tutti passati da Eggers come me. Il progetto che presentiamo si chiama GoOld ed è curato da Eggers2.0

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