La giovanissima designer Angela Willemsen ha da poco concluso la sua carriera accademica, laureandosi alla Willem De Kooning Accademy di Rotterdam con un innovativo progetto intitolato New Perspectives. I suoi sono oggetti da parete simili a specchi, non del tutto riflettenti. Sono pensati dalla giovane designer come  efficace mezzo per eludere l’ordinaria percezione spaziale degli ambienti chiusi.

Se gli spazi esterni degli edifici e i loro prospetti sono fortemente variabili, osserva la Willemsen, gli interni appaiono sempre più standardizzati. La condizione di fissità, legata all’angolo di 90°, è stata ricondotta ad un grado di flessibilità e personalizzazione. Perciò l’utente può in qualche modo connettersi agli oggetti che lo circondano modificandone la conformazione. I suoi Wall Objects non solo offrono l’illusione di un incremento spaziale, ma anche un cambio di prospettiva e percezione dello spazio domestico. Una sensazione di comfort e sicurezza. Le superfici semi-riflettenti, combinandosi alle sfumature della luce, alle sue variazioni e ai luoghi riflessi, diventano oggetti curiosi. Sovrascritture di uno spazio standardizzato. Si può dire che il lavoro di Angela sia di tipo ambientale, percettivo, poiché si offre come interfaccia dell’osservatore.

Le “nuove prospettive” si adattano a qualsiasi condizione. Il luogo e l’oggetto di design offrono infinite conbinazioni e configurazioni possibili. Willemsen ha realizzato una serie da tre elementi: uno per angolo concavo, uno per angolo convesso ed un altro per l’angolo tra parete e soffitto. Probabilmente Rotterdam, come città di forte sperimentazione architettonica, ha contribuito allo sviluppo delle osservazioni e dei riferimenti dell’artista. Come se avesse immaginato la possibilità di praticare un’apertura su una superficie opaca, una finestra di acciaio satinato che lega uno spazio interno ad proiezione della mente.

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