Intervista a Klemt – Disegnatore solitario di mondi onirici

Per questa intervista incontriamo Clèment Tissier, un artista francese dalla grande sensibilità che ha studiato disegno a Bruxelles. Si firma con lo pseudonimo Klemt perchè la “K”, per lui, ha un suono accattivante e così ha deciso di contrarre il suo nome. Dal 2013 tiene mostre personali in giro per la Francia (e non solo) ed è proprio in una delle sue esposizioni che Klemt ha acquisito confidenza in se stesso. Quando vide una persona piangere davanti ad una sua opera comprese che i suoi lavori, forse, sprigionavano un’energia particolare che arriva al cuore della gente.

Sei giovane, ma hai già tenuto numerose mostre personali e collettive. La possibilità di fare numerose esperienze ha cambiato la percezione che hai della tua arte?
Solo parzialmente. Sono davvero critico con me stesso. Il disegno è un lavoro solitario, trascorro numerose settimane su un singolo quadro perchè la mia tecnica richiede parecchio tempo. Cerco sempre di catturare i momenti presenti e le emozioni che i miei quadri possono rilasciare. Quando la mostra inizia mi sento sempre come liberato da un peso e penso già alla prossima. In ogni caso sono sempre delle esperienze stimolanti per l’autostima e per la creatività.

Hai studiato disegno e film d’animazione all’università di grafica Supinfocom, ma hai deciso di lavorare come pittore. Hai totalmente accantonato lo studio del cinema?
Continuo ad essere molto coinvolto nel cinema. Creo progetti per film d’animazione ma spesso si concretizzano, per mancanza di tempo, in serie di disegni. Sono sicuro che un giorno mi ritufferò in quell’universo. Al momento, però, mi dedico completamente al disegno e ho ancora tanto lavoro da dover fare.

La tecnica che hai usato maggiormente, per le elaborazioni che hai realizzato in quest’ultimo anno, è l’inchiostro su carta. Credi che questa sia la tecnica con la quale riesci ad esprimere maggiormente i tuoi sentimenti e le tue emozioni?
E’ la sola tecnica che mi permette d’illustrare al meglio i miei sentimenti. Mi è sempre piaciuto l’inchiostro, profuma e puoi sentire i segni sulla carta. E’ stato, quindi, quasi naturale utilizzare questa tecnica. E’ un’approssimazione della tecnica d’incisione perchè, con una maggiore libertà di movimento, posso gestire i miei chiaro-scuri come livelli che si succedono l’uno sopra l’altro. Sono in una sorta di stato di meditazione, quando disegno, e questa tecnica richiede molto tempo e non ha margine di errore. E’ sempre difficile mantenere la connessione tra la mente e il supporto da quando inizio a quando finisco un disegno con questo metodo, il tempo passa e c’è il rischio che il risultato cambi come cambia l’umore. In questo momento sto cercando di adattare i miei disegni ai colori, ogni passaggio ne ha uno diverso e questo mi permette di lavorare con la percezione visiva, quasi come un puntinista.

Nei tuoi disegni rappresenti mondi surreali, posti da sogno, e ci sono ombre solitarie quasi perse nell’opera d’arte. C’è la volontà di rappresentare una sorta di sentimento nostalgico?
Non parlerei di sentimento nostalgico. Ogni disegno è la pagina di un diario dove posso scrivere le mie emozioni e affrontare il mondo che mi sfugge. Mi sono sempre sentito diverso, credo di avere un’ estrema sensibilità e ci è voluto del tempo per trovare il mio posto. Soprattutto trovare un equilibrio.
Cerco di mantenere la composizione del disegno più pura possibile, in modo da trasmettere solo le emozioni provate in uno stato primordiale. Spesso mi sento solo di fronte a questo mondo capace delle peggiori violenze come prove d’amore. Forse questa visione ha a che fare con gli attentati di Parigi del 13 novembre. E’ stato un shock terribile, non ho mai assistito ad una violenza così crudele e visto un tale odio nei confronti dell’uomo. Poi, l’intero mondo si è unito per farci sentire il conforto e l’amore. Vedere tutto quell’affetto ha provocato un forte sentimento di unità ed è quello che provo ad illustrare: il mondo ed i suoi paradossi. L’uomo è al centro dell’opera, perso, ma raramente solo perchè è parte del tutto.

Spesso ricorri all’uso di forme geometriche come cerchi, triangoli, rettangoli che sono posizionati sulla sommità del disegno o che racchiudono l’intera scena, c’è una ragione specifica?
Un quadro è una costruzione creata da forme geometriche prima di ogni cosa. Io strutturo la base dei miei disegni per raggiungere un equilibrio verso il centro. Che sia visibile oppure no, c’è sempre una presenza geometrica. Generalmente uso le forme geometriche per portare una visione più mistica al mio lavoro, le concepisco come dei personaggi della scena. Trovo, ad esempio, che il triangolo abbia una presenza e un carico emotivo incredibili, per me è una forma perfetta.

Rappresenti scenari che sembrano illimitati ma, allo stesso tempo, l’osservatore non ha la sensazione di trovarsi in uno spazio vuoto. Al contrario le tue opere sembrano sempre essere “piene”.
E’ difficile immedesimarmi in questa visione perchè non mi pongo allo stesso modo nei confronti di un mio lavoro. Mi sento tutt’uno con il disegno durante la creazione, ma una volta terminato, non dipende più da me. Non sento più quell’energia che respiravo al suo interno. I miei disegni sono una visione dello spirito che spesso mi appare davanti come un flash. Voglio che lo spettatore colga immediatamente l’energia di un disegno e che possa viaggiare eternamente in esso, in uno spazio fisicamente limitato ma reso infinitamente grande dall’immaginazione.

Pensi di esprimere sentimenti positivi o negativi attraverso i tuoi disegni?
Non penso che i miei disegni siano negativi. Voglio sempre inglobare una nota di speranza che possa essere nel disegno stesso o nel titolo. Mi è stato detto spesso che i miei disegni sono malinconici, e posso capirlo! Ma spiego sempre che provo ad illustrare quel momento in cui ci sentiamo soli sulla Terra e ci diciamo “non preoccuparti, andrà tutto bene” per rassicurarci. Ci aggrappiamo sempre alla speranza di una vita migliore.

Per finire, che cosa stanno cercando i protagonisti dei tuoi disegni, quelle anime perse, e tu (come artista), cosa cerchi?
Dopo tutto, ciò che domina i miei disegni e i personaggi è il sentimento di speranza e attesa di un mondo migliore dove possano trovare il loro posto. Tutti siamo alla ricerca della felicità e della pace. Per quanto riguarda me, non mi considero un artista, ma solo un uomo che ha uno sguardo più sensibile sulle cose. Cerco di fare il possibile per toccare il cuore dei miei interlocutori.