To the Son of Man Who Ate the Scroll – Goshka Macuga presso Fondazione Prada

To the Son of Man Who Ate the Scroll è il progetto espositivo è ideato e curato da Goshka Macuga realizzato presso la Fondazione Prada a Milano.
Operando nel punto d’incontro tra discipline diverse come scultura, installazione, fotografia, architettura e design, la mostra esplora questioni fondamentali come il tempo, l’origine, la fine, il collasso e la rinascita, ponendosi come linea guida un interrogativo essenziale: quanto è importante affrontare la questione della “fine” nel contesto della pratica artistica attuale?

La mostra che attraversa gli ampi spazi del Podium, della Cisterna e della galleria Sud è organizzata su più livelli. Al primo livello è esposto un androide, concepito da Goshka Macuga e prodotto in Giappone da A Lab, che ripete senza sosta frammenti di discorsi di grandi pensatori. Il robot, che domina la scena, è circondato da una selezione di opere di grandi dimensioni che evocano l’idea del cosmo di artisti come Phyllida Barlow, Robert Breer, James Lee Byars, Ettore Colla, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Thomas Heatherwick ed Eliseo Mattiacci, oltre a un nuovo lavoro dal titolo Negotiation sites after Saburo Murakami, realizzato da Goshka Macuga.

Il piano superiore è interamente dedicato a Before the Beginning and After the End, risultato di una collaborazione tra Goshka Macuga e Patrick Tresset. L’installazione è composta da sei tavoli, cinque dei quali coperti da lunghi rotoli su cui sono stati realizzati schizzi, disegni, testi, formule matematiche e diagrammi, con l’intento di illustrare la storia del progresso umano. Sul sesto tavolo, invece, i robot della serie Paul-A continueranno a disegnare per tutta la durata della mostra. Opere d’arte antica e contemporanea di artisti come Hanne Darboven, Lucio Fontana, Sherrie Levine, Piero Manzoni e Dieter Roth, oggetti rari, libri e documenti sono sparsi sui tavoli, creando un contrasto tra ciò che ha rappresentato il progresso dell’umanità e quello che potrebbe rappresentare il suo possibile collasso.
L’ultimo livello della mostra accoglie decine di sculture in bronzo collegate tra loro da lunge sbarre metalliche. Sono sculture di pensatori e figure storiche che nel bene e nel male hanno saputo rappresentare tutta la grandezza e complessità del genere umano.

Recap:
To the Son of Man Who Ate the Scroll
Fondazione Prada – Milano
4 Febbraio – 19 Giugno 2016