Il design essenziale – Intervista a GINA Design studio

GINA Design Studio è un duo pugliese di grande prospettiva, lanciato da una piattaforma di design. I progetti sono disegnati con linee semplici e tinte piatte; con legno a vista o verniciatura a poro aperto; forme primitive ed esili strutture metalliche. Artwort li ha intervistati in esclusiva.

GINA Design Studio ha vinto contest su piattaforme online di produzione e vendita del design. Cosa pensate di questa formula? Esistono dei rischi legati alla svalutazione del progetto?
Abbiamo iniziato proprio con i contest online: sono un importante trampolino di lancio, facilitano la strada per chi ha voglia di emergere e far notare il proprio lavoro. Mettono in diretto contatto il designer con le aziende, offrendo la possibilità concreta di avviare la produzione dei progetti. Questi finiscono per fare il giro di riviste web e cartacee, li ritrovi in case private o spazi pubblici. Inoltre queste piattaforme favoriscono lo sviluppo di una fitta rete di relazioni fra designer, da cui possono nascere future collaborazioni. Non crediamo che un progetto possa essere svalutato da una piattaforma che ospita contest online. Se alla base del progetto c’è una forte idea essa rimane tale sia se presentata alle community di una piattaforma online, sia se presentata andando dalle singole aziende.

Parliamo di Racchetta, uno dei vostri successi. Qual è il concept di questo telaio esagonale portaoggetti?
Ispirato ai telai da ricamo, Racchetta è stato pensato per sfruttare in modo utile le pareti inutilizzate di una stanza. Il portaoggetti si compone di cinque telai esagonali, attraverso i quali si genera una trama di fili che consentirà di incastrarvi o appendervi gli oggetti più disparati. Un oggetto che consente diverse composizioni, sia che si voglia valorizzare l’aspetto decorativo, oppure dare un senso al proprio disordine in modo creativo.

Clocco, Ventagli e Tapperello. Come nascono questi tre prodotti disegnati con linee semplici?
Alla base di questi tre prodotti c’è la volontà di introdurre un concetto in forme semplici ed immediate, di far raccontare loro qualcosa, provando a trovare il giusto connubio tra semplice funzionalità ed estetica. Clocco, un orologio privato dei numeri per accentuarne la pulizia formale, può essere utilizzato su un piano oppure a parete, grazie al manico regolabile con due viti a farfalla. I ventagli, vasi ispirati agli eleganti ventagli uchiwa in carta, interagiscono con il fiore, valorizzato da una quinta decorativa; infine tapperello, tappeto modulare, potenzialmente infinito grazie ad un semplice sistema di giunzione, componibile dall’utente con configurazioni personalizzate.

Il design italiano e i maestri. Pensate che sia ancora possibile parlare di identità italiana del design? C’è qualcuno al quale vi ispirate?
Secondo noi, tutto sommato, si può ancora parlare di identità italiana nei casi in cui il buon disegno è accompagnato dalla maestria dei nostri artigiani. Dal punto di vista stilistico, ci ispiriamo molto alla pulizia formale del design scandinavo cercando di tenere insieme la tradizione nostrana.

Come descrivereste il vostro approccio al processo progettuale?
La fase di progettazione è sempre preceduta da un brainstorming fatto di ricerca negli ambiti più disparati, flusso di immagini e di idee. Ci ispira il mondo che abbiamo attorno, anche l’oggetto più anonimo che si ha costantemente davanti agli occhi. Cogliamo ispirazione da un dettaglio, dalla grafica, dalle forme, dai colori, dalle superfici, da un processo, ricavandone un concetto. Per noi sono importanti la funzionalità e la sottrazione, crediamo molto nell’utente e nella sua interazione con il prodotto; puntiamo su forme essenziali e comunicative, amiamo le contaminazioni.

Come nasce GINA Design Studio e la vostra collaborazione?
Gina design studio nasce nel 2013. Ma l idea di un nostro studio prende vita anni prima, quando ancora frequentavamo l’università, luogo in cui ci siamo incontrati per la prima volta e dove è nata la nostra intesa progettuale. Ci siamo subito messi all’opera confrontandoci con nuove realtà e sempre alla ricerca di un’identità tutta nostra, decidendo così di lavorare per noi stessi e per le aziende interessate al nostro mondo.

Quali sono i vostri progetti e in quale direzione sta andando la vostra ricerca?
Abbiamo una collezione di prodotti che vorremmo esporre presso eventi ed esposizioni legate al mondo dell’autoproduzione e che potrebbero avvicinarci alla commercializzazione. Vogliamo inoltre rivolgere attenzione alle materie che ci offre il nostro territorio, avvicinandoci così a piccole realtà locali, artigianali e non, per iniziare nuove collaborazioni.