Tim Gao / Photographs from Shanghai

Tim Gao è un fotografo freelance di Shanghai, in Cina. Giovane ed appassionato, impara da autodidatta lo sviluppo della fotografia nella camera oscura, subendo il fascino del grande artista Henri Cartier-Bresson. Una passione che probabilmente sboccia dai preziosi frammenti di ricordi del suo passato, momenti bucolici trascorsi in campagna con famiglia e amici; nel 2012 decide così di intraprende un’esperienza professionale nel settore della street photography, restando inizialmente fedele alla fotografia analogica. Da allora ha iniziato a riprendere costantemente scorci della città di Shanghai, lasciandosi guidare nei suoi scatti dall’istinto e dalla sensibilità piuttosto che dalla concezione dell’immagine come opera d’arte. Un genere fotografico che riprende i soggetti in situazioni reali, e dunque in un momento decisivo e ricco di pathos, evidenziando così alcuni aspetti della società cinese.

“I find it a magical experience of street photography that when clicking the shutter, not only the present, but also the past of the street, where the imprints and smells of daily life remain, is frozen in time”.

È così che Tim Gao si emoziona nel momento in cui impugna la sua fotocamera. Come dice Henri Cartier-Bresson vi è una frazione di secondo in cui l’occhio del fotografo vede una composizione e deve sapere con il suo intuito che è il momento di scattare.

Le metropoli sono in continua evoluzione a livello mondiale, così si presentano luci e colori sempre diversi. Tim decide allora di impiegare strumenti diversi a seconda dalla situazione, che possano ritrarre al meglio ciò che l’occhio nudo percepisce, variando da fotocamere analogiche a quelle più recenti e compatte.

Oltre a rappresentare un report della città però, le sue fotografie svelano la cultura e l’aspetto più misterioso e inquietante che uno sguardo superficiale non riuscirebbe a cogliere: ciò avviene perché l’immagine non è statica. Essa continua a svilupparsi e a prendere forma nelle nostre menti nel momento in cui la osserviamo, ricreando così in uno spazio mentale ciò che il fotografo vuole comunciare.