La fotografia come parola di Nasos Karabelas

“I’m trying to escape from what we traditionally know as photography and to turn towards other mediums of art such as painting.”

Nasos Karabelas è un giovanissimo fotografo greco di Ileia. La sua carriera ha inizio nel mondo del cinema con la produzione di due cortometraggi promossi da festival a livello locale e internazionale. La passione per la fotografia è una scoperta recente che risale a circa quattro anni fa, quando da autodidatta si è dedicato alla tipologia sperimentale soffermandosi sulle tecniche di deformazione del corpo umano.

Uno stile che dunque si potrebbe definire astratto e che, se analizzato in maniera introspettiva, cela un tentativo di fuga da ciò che rappresenta la fotografia convenzionale, rifugiandosi in un metodo che evoca l’arte pittorica. Il corpo è raffigurato con la tecnica della sfocatura risultando alieno al suo aspetto formale, e ciò allude alle ambigue emozioni instabili peculiari del soggetto. Si ottiene inoltre l’effetto di un’immagine poco nitida che oltre all’impatto visivo, suscita un particolare stato d’animo in chi la osserva che può concepirla in maniera soggettiva, così come si fa con un’opera d’arte contemporanea.

Il movimento nelle tue foto è un elemento portante. C’è qualcosa o qualcuno in particolare che ti ha ispirato?
Quando ho iniziato a fotografare non conoscevo nulla di questo ambito. Sono un fotografo autodidatta ed ho iniziato guardandomi attorno attraverso il mio obbiettivo. Così mi sono avvicinato ad un tipo di fotografia che mi ha sempre incuriosito.

Perché la tua collezione si intitola “The Limits of Art”? Quali credi siano questi limiti?
Non credo che l’arte abbia limiti. L’ arte è tutta una questione di libertà ed è possibile creare tutto quello che si ha in mente . Così il mio titolo “The Limits of Art” è solo un modo per dire alle persone di cercare di essere autentici ed innovativi, di produrre un’opera unica , superando ogni volta quelli che si pensano essere i limiti nell’arte.