Di piacevoli e lievi atmosfere – Intervista a Mary Cinque

Le tele di Mary Cinque sono un viaggio compiuto o da compiere. Una pittura non chiassosa che sussurra piacevoli atmosfere. Dagli acrilici agli acquerelli non c’è mai nulla fuori posto. Mary ora sottrae, ora aggiunge ma sempre con la consapevolezza di chi è pronto a esplorare l’arte in tutte le sue forme.

015titled#08 - Mary Cinque
015titled#08 – Mary Cinque

Nei tuoi dipinti raramente c’è la figura umana. Elimini la presenza dell’uomo ma lo lasci come concetto, come l’invisibile creatore. Ed ecco che le architetture o gli oggetti si vestono di inusuale leggerezza e purezza cromatica. Cos’è per te il silenzio e il vuoto in pittura?
Il silenzio e il vuoto sono spazio per la creazione (mia e di chi guarda).

“Per noi, l’arte è un’avventura in un mondo sconosciuto, che può esplorare solo chi è pronto ad assumersi dei rischi.” Adolph Gottlieb e Mark Rothko.
L’arte non è mai un rifugio o il cercare la pace interiore, spesso è una reale esigenza che non si placa con l’ultima pennellata. Secondo te oggi gli artisti corrono dei rischi o cercano solo lo stupore per rincorrere il sempre più potente mercato dell’arte?
Non mi piace parlare per gli altri.

La fisicità in pittura è, a mio avviso, inafferrabile. L’approccio con un quadro deve passare necessariamente per la vista ma poi va oltre. Oltre la geometria e le campiture di colore cosa lasci e cosa trovi nelle tue tele?
Se per lasciare intendi di cosa io mi liberi, mi libero del caos e della passione incontrollata, o meglio, quest’ultima forse la trasformo, la trosformo in ciò che trovo, in ciò che creo con le mie tele e cioè: la misura, la progettazione, il pensiero e la logica umani.

L’arte è cercare, attraverso uno spazio finito, di governare il caos. Napoli è un orizzonte vistoso e caotico, come ha influito questa città sulla tua pittura?
La città ha influito e influirà molto, anche quando ne sarò lontana. Vivere a Napoli è un ottimo allenamento per guardare oltre.

Chi è oggi Mary Cinque?
Sono quasi diventata me stessa. Non ancora. Il viaggio continua, come ogni ricerca da artista che sia veramente tale.