Dialoghi di filo a Palazzo Morando | Intervista ad Elisabetta Catamo

A partire dal 24 giugno fino al 25 settembre 2016 le antiche sale di Palazzo Morando a Milano, sede del Museo Costume Moda Immagine della città, ospiteranno la mostra Dialoghi di filo curata da Livia Crispolti e promossa nell’ambito di EXPO IN CITTÀ da Comune di Milano | Cultura, Direzione Musei Storici e da Archivio Crispolti in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera.

La mostra racconta l’arte antica della tessitura riletta in chiave moderna dagli studenti del corso di Cultura Tessile dell’Accademia di Brera, un piccolo tuffo nel passato, nell’arte arcaica di cui la più famosa interprete è Penelope, moglie di Ulisse, simbolo eterno di passione e dedizione, che aspettando il ritorno del suo amato tesseva e disfaceva la sua tela ogni notte per non cadere vittima dei suoi nemici.

Il filo conduttore della mostra è proprio l’atto di tessere/disfare, l’abilità dei suoi interpreti che destreggiandosi al telaio per la prima volta hanno creato infinite tessiture. Si oscilla tra la sperimentazione con nuovi materiali e la frammentazione di tessuti già esistenti per ritornare alle origini e diventare nuovamente filo per la tessitura. Nell’ambito della mostra sono intervenute personalità e aziende di spicco nel campo del fabrics, collaborazioni sono state intraprese con l’azienda DEDAR leader nel settore dei tessuti di arredamento, Alcantara famosissima per il suo omonimo materiale e la DreamLux azienda specializzata nella produzione di tessuti in fibra ottica.

Oltre ai campioni tessuti dagli studenti, saranno inoltre presenti 4 opere site-specific realizzate dall’artista romana Elisabetta Catamo che ha deciso di raccontarsi ad Artwort in questo modo:

Chi è Elisabetta e come mai ha deciso di diventare Elisabetta Catamo? Nella Sua famiglia si respirava già un ambiente artistico oppure Lei è la prima che ne ha intrapreso la carriera?
A 11 anni ho cambiato il mio nome, avendo saputo che mia madre (persa quando avevo 2 anni) desiderava che io mi chiamassi Elisabetta.
Con un padre autoritario e anaffettivo e tre fratelli molto più grandi di me il mio vissuto era inquietante. A scuola un giorno (frequentavo le elementari) disegnai una mela” presi il massimo dei voti, rimasi sorpresa e gratificata per un disegno che avevo realizzato con molta facilità.
Da quel momento non ho più’ smesso di disegnare e dare spazio alla mia fantasia. Così facendo realizzai un mondo parallelo ricco di colori e forme che mi dava la possibilità’ di estraniarmi da quella realtà’ così’ difficile da vivere.
Appena maggiorenne sono andata via di casa e mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti di Roma. Terminati gli studi ho iniziato a esporre le mie opere.

Quali sono le ispirazioni principali di Elisabetta Catamo o meglio qual’è la poetica del suo lavoro?
Il mio immaginario attinge al mondo della natura, fonte primaria di coinvolgimento sensuale-emotivo. Costruisco spazi mentali, oggetti che rivelano una loro natura “altra”.
Affondo nel mare dell’inconscio. Incuriosita mi lascio andare in questo oceano di colori, forme, materia, simboli…

Riguardo “Dialoghi di Filo” qual è stata la sua prima sensazione quando le è stato chiesto di collaborare, qualè poi il suo rapporto con il tessuto e come il tessuto è diventato parte del suo lavoro?
La mia capacità di sperimentare qualsiasi tecnica è una caratteristica della mia ricerca che porto avanti da sempre. Non mi è nuovo l’uso delle fibre e dei tessuti.
Nel mio percorso didattico all’Accademia la sperimentazione dei materiali più eterogenei erano applicati alla Decorazione.
Il mio intento era di offrire agli studenti infinite possibilità di intervento usando materiali più disparati: metallo, vetro, tessuti, fibre sintetiche, legno,collages di carta, mosaico, ecc…

Quando ha creato “Blu Notte” cosa ha pensato del supporto Dedar? Ha lasciato che il tessuto le parlasse oppure aveva già in mentre qualcosa? Lo stesso anche per “Viola” e “cellule”. L’aspetto materico nelle sue opere è dato sicuramente dall’utilizzo di determinati materiali, quanto importa per lei il materiale, il colore e la sua consistenza?
Quando ho avuto l’opportunità di avere tra le mani tanti tessuti della Dedar ho iniziato a selezionarli valutandone la consistenza della trama, i colori, i disegni.
La seta e il velluto mi hanno sempre affascinato. Non è stato facile trovare gli accostamenti giusti che rispondessero alle mie esigenze. Ho inserito frammenti di madreperla per dare uno scatto di luce e contrastare l’opacità dei tessuti che avevo a disposizione. Forme simboliche affiorano dal profondo blu di velluto.
Con l’Alcantara è stato diverso, ho subito scelto i miei colori preferiti. Ho lavorato più sulla forma (le cellule) con diverse dimensioni che si moltiplicano nello spazio.
In “Viola” ho sentito la necessità di tagliuzzare a strisce e arricchire con un filo morbido e soffice di lana la superficie. Per raggiungere un colore intenso che avvolge lo sguardo e stimola il desiderio tattile.

Allo spettatore che vedrà le sue opere in mostra, qual è il messaggio che vuole trasmettere e che emozioni spera di suscitare?
Nelle mie opere qui esposte ho usato un materiale che ha un valore funzionale di uso quotidiano. La trasformazione in un oggetto creativo nobilita il tessuto. Ora viene osservato da un altro punto di vista il suo valore accresce, la materia stessa ora viene contemplata, ammirata, o criticata. Il panorama dell’arte è profondamente mutevole e interdisciplinare. La Fiber Art ha una sua valenza poetica, è un affascinante percorso dell’arte contemporanea che ha ancora molto da dire.

Ci aspetta un mix variegato e contrastante di opere, tessuti realizzati con tecniche antiche e materiali moderni, tessuti moderni riscritti con tecniche antiche e privati della loro forma originale per essere rielaborati con una chiave di lettura del tutto differente in base alle emozioni e alle sensazioni di ogni suo singolo interprete, ma anche reinterpretazioni di abiti storici realizzati da Maria Antonietta Tovini con tessuti contemporanei, ibridando materiali comunemente usati per l’arredamento e tessuti ultra moderni come quelli in fibra ottica.

La mostra ha inoltre lo scopo di promuovere il talento e l’altissima qualità del Made in Italy mettendo in luce il rapporto tra l’alta formazione artistica, la produzione tessile e le creazioni artistiche. Settore in continua espansione e sperimentazione.