Vipera / Le opere scultoree di Mario Padovani

VIPERA è il progetto artistico di Mario Padovani e le Dolomiti sono lo scenario e il contesto naturale da cui parte la ricerca dell’artista. Il suo laboratorio pare volare sulle case di Belluno e le montagne all’orizzonte offrono lo spettacolo di una natura forte da cui trarre ispirazione per creare.

Seguiamo l’evolversi del progetto immersi nello spazio dominato dalla presenza dell’artista che, con gesti decisi e rigorosi frutto di una sapiente abilità, pone in atto e realizza manualmente le sue opere. Un’autentica fucina dove il ferro incandescente si piega malleabile trasformandosi in opera d’arte.

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Sono opere scultoree in ferro battuto realizzate con la tecnica dell’acquaforte.

“Questa tecnica è sempre stata usata nel corso della storia come lavorazione finale sul pezzo finito.”

Sono le parole di Mario Padovani che poi tiene a precisare le modalità del suo particolare procedimento:

“Nel caso di VIPERA l’acquaforte viene invece usata come una variante inedita della tecnica classica. Il pezzo viene nuovamente forgiato e modellato dopo il processo di corrosione, andando così a deformare plasticamente il disegno ottenuto con la morsura creando un effetto originale e irripetibile.”

Così le vipere prendono forma nella fucina dopo essere state pensate, progettate e forgiate nella sua mente. Creature misteriose che dimorano in quei luoghi, sono una presenza nascosta ma nota all’uomo che vi ha instaurato una convivenza difficile e spesso dominata da impulsi ancestrali di timore ed ammirazione. Per l’artista questo duplice e discordante sentimento è uno stimolo per realizzare le sue vipere che emanano forza ed eleganza nei loro corpi lucidi e guizzanti rinserrati nel ferro.

Dalla materia bruta ed inerte, abilmente modellata attraverso energetica fisicità creativa, prendono vita le opere che vedono il loro creatore coinvolto in una continua performance artistica: il rumore, le fiamme, le scintille e il vapore che accompagnano il performer in questo processo ci intimoriscono e pare quasi ci suggeriscano di mantenere una certa distanza utile per la nostra sicurezza. A queste forze così prorompenti e dominanti, a questi gesti irruenti ma precisi che riempiono lo spazio di suoni contundenti, si contrappone la delicatezza della tecnica dell’acquaforte, a lungo studiata dall’artista per decorare e apportare unicità all’artefatto finale. È la fase più introversa, meditativa e silenziosa che ci guida in una dimensione fascinosa di intimità e di ammirazione: le distanze precedenti si dissolvono a favore di una contemplazione ravvicinata. Mario Padovani, mostrandosi nel corso di tutto lo sviluppo della creazione, ci conduce a sperimentare un processo di interazione con l’artefatto nel suo contesto di esposizione. Il desiderio di condividere l’esperienza porterà l’opera artistica ad assumere diverse interpretazioni stimolando uno spettro di significati che ognuno elaborerà in maniera personale.