José Antonio Coderch – L’essenziale come ricchezza

Il nome di José Antonio Coderch y de Sentmenat evoca idee di un’architettura semplice, priva di concrezioni, lineare, equilibrata nelle scelte temporali e spaziali.

J.A. Coderch visse in Spagna quando, come in Italia nel periodo tra le due guerre, convivevano due culture architettoniche: la cultura tradizionale, che si esprime in forme monumentali ed eclettiche e il Movimento Moderno.

La Spagna, a causa della chiusura culturale del regime franchista, occupa una posizione ancor più marginale rispetto all’Italia, nell’ambito dello sviluppo delle correnti artistiche e architettoniche che si sviluppano nel resto d’Europa.

Nel 1930 a Saragoza si costituisce il Grupo de Artistas y Técnicos Españoles Para la Arquitectura Contemporánea che aveva rappresentato il tentativo più efficace di promuovere nuovi materiali da costruzione e divulgare i temi dell’architettura della modernità, con particolare attenzione alla questione della mediterraneità e dell’architettura popolare e organica.

Claridad, orden, arquitectura… aparece el estàndard” è l’espressione con cui il G.A.T.C.P.A.C. si esprimeva sull’architettura.

©Coderch
©Coderch

Influenzato da questo ambiente culturale J.A. Coderch definisce il suo essere architetto fortemente legato alle architetture intrise di tradizione e capaci di costruire il paesaggio mediterraneo, paesaggio che conobbe come in una rivelazione, durante un viaggio ad Ibiza nel 1942.

…Lavoravo con Manuel Valls ed egli aveva un libro che si chiamava Arquitectura Colonial Espanola, con disegni e dettagli, però interpretati da architetti nord-americani che la costruivano ad Hollywood. Fu così che capii che c’erano solo due vie: Semplicità e Austerità nella costruzione. Feci un viaggio nel Mediterraneo e scattai molte fotografie, vidi cose di una tale bellezza che mi emozionarono e quindi decisi di andare per quel cammino.

©Coderch arquivio
©Coderch arquivio

Non conosciamo le impressioni che suscitarono in lui le architetture viste, ma preme sottolineare l’attenzione ai luoghi e la lettura che ne fece attraverso uno strumento che gli diventerà familiare, la macchina fotografica. È il primo architetto che decise di distaccarsi dalla morbosa tradizione di categoria dello schizzo narrativo con carta e matita, con conseguente evoluzione del modo di guardare l’intorno.

L’utilizzo della fotografia, al posto dell’introspettivo schizzo, fa capire la concezione dell’architettura di quel periodo che accomuna una generazione inquieta di architetti nati negli anni 10’ e 20’ del secolo scorso. In maniera sintetica infatti si passò da un’idea iniziale di spazio all’idea di luogo: passando cioè dal considerare l’architettura come spazio, inteso come luogo fisico, plastico, psicologico, razionale e funzionale, al concepirlo come luogo, come qualche cosa di più concreto, materiale, reale e umano, carico di cultura, storia e simboli e di qualità definiti dalla luce e dalla struttura dei materiali.

È necessario conoscere la maggior parte dei problemi del nostro tempo, ma anche i bisogni essenziali dell’uomo, che non sono cambiati, perché l’uomo è la nostra unità principale.

In uno dei suoi rari testi pubblicato su “Domus” n° 384 novembre 1961″, sotto invito del suo ammiratore ed amico Gio Ponti, scrive l’articolo intitolato “No son genios lo que necesitamos ahora”, oltre a mostraci tutta la sua ritrosia nel parlare di architettura come arte, e delle grandi teorie dei “profeti” dell’architettura (nutriva una profonda insofferenza per Le Corbusier), Coderch lamenta che:

Si è parlato molto e pubblicato sui segni esteriori dei grandi maestri (segni molto validi e preziosi) ma non si parla del loro valore morale.

La sua modestia e il suo pragmatismo, quindi, non sono un pretesto per ignorare la teoria e rifugiarsi nel professionismo operoso ma incolto, anzi, una precisa volontà di recupero, in architettura, del valore morale che J.A.Coderch vedeva vacillare quando ha scritto questo testo.

©Ignacio Paricio
©Ignacio Paricio

Ogni opera di J.A.Coderch trasuda i valori di cui si è fatto portavoce, ne sono esempio il complesso abitativo del  Banco Urquijo del 1967 a Barcellona.

Il lotto edificato occupa circa 100mq e presenta una pendenza dell’8%. Inizialmente la municipalità di Barcellona aveva commissionato la costruzione di un grattacielo ma J.A.Coderch convinse i committenti che sarebbe stato più salubre per la zona, l’edificazione di sei piccoli condomini da tre piani ciascuno anziché un unico grande edificio che avrebbe reso poco vivibile l’area, adducendo come problematica tecnica di rilevante importanza, proprio la pendenza del terreno. Questo semplice cambiamento avrebbe consentito di incorporare le aree verdi di pertinenza, nelle strade limitrofe e con ciò far guadagnare qualità al quartiere.

L’impianto è fortemente simmetrico e si legge bene la partizione del complesso in organismi pluricellulari ognuno dei quali ha generose dimensioni.

La notevole attenzione alla qualità della vita dell’architettura deriva anche dall’adesione di J.A.Coderch al mitico Team X, l’avo dei collettivi di architetti vicini ai problemi sociali che oggi vanno tanto di moda.

Di questo lussuoso complesso ciò che colpisce è il rapporto con l’esterno, permesso da frangisole progettati per essere parte della facciata e non semplici dettagli giustapposti alla struttura. Gli interni sono caratterizzati da vivaci giochi di luci ed ombre che danno una forte sensazione di privacy e una piacevole trasparenza.

La sua funzionale semplicità è il “sacro graal” a cui oggi molti architetti aspirano  senza raggiungerla perché troppo indaffarati a perdersi in tortuosi labirinti teorici.