Ormai due settimane fa si è concluso, con una mostra accompagnata dalla revisione finale dei lavori nella splendida cornice dell’ex chiesa di San Carpoforo a Milano, il workshop DEEPbrera, coordinato da Lorenzo Degli Esposti e Stefano Pizzi e tenutosi, tra settembre ed ottobre, tra l’Accademia di Belle Arti di Brera e il Politecnico di Milano.
Il workshop, avente come oggetto proprio la progettazione di nuovi spazi per l’Accademia, ha permesso ad alcuni allievi delle scuole di architettura e d’arte italiane di cimentarsi con un argomento tanto complesso quanto determinante per il futuro sia dell’accademia sia del suo rapporto con la città e quindi dello stesso sviluppo urbano di Milano: le proposte di ampliamento, formulate dagli allievi insieme a docenti d’architettura e d’arte, hanno potuto avvalersi, come guida e spunto, dell’analisi di un celebre precedente quale il progetto per l’ampliamento dell’Accademia all’Orto Botanico sviluppato nel 1935 da Terragni, Lingeri, Figini e Pollini.
Inoltre, durante l’intera durata del workshop, gli allievi hanno potuto assistere a una serie di conferenze di progettisti come Antonio Monestiroli, Camillo Botticini, Giorgio Santagostino e Monica Margarido (GSMM), Gino Garbellini (Piuarch) e Renato Rizzi: anche la revisione finale si è chiusa con una lezione, estremamente suggestiva, di Umberto Riva, maestro dell’architettura e del design milanese, in conversazione con Monica Manfredi.

Incuriositi dall’importanza e dall’attualità del tema nella globalità dei cambiamenti e trasformazioni che stanno interessando la città, abbiamo visitato la mostra ed assistito alla revisione finale alla quale hanno partecipato anche alcune personalità di spicco come Giuseppe Bonini, Andrea Bruno, Ernesto d’Alfonso, Maurizio Oddo, Stefano Pizzi, Antonella Ranaldi, Luca Ruali, Sandro Scarrocchia, Filippo Tartaglia e Angelo Torricelli, invitati in veste di critici.

L’allestimento della mostra non poteva essere più suggestivo: approfittando della particolarissima sensazione di temporaneità data dalla griglia metallica che, come una gabbia, protegge i visitatori dalla rovina della struttura, si è infatti enfatizzata la dimensione transitoria anche negli arredi, tramite l’uso delle reti da cantiere, sfolgoranti nel loro arancione.
Su questo cantiere coperto, esposti con simmetrica precisione, si appoggiavano i modelli di studio e le creazioni artistiche dei partecipanti al workshop, essi stessi “lavori in corso” sull’Accademia: che si trattasse di un plastico pensato come una scultura (La Grande Brera: trans_FORMA_AZIONE) o di una formella in terracotta, tutti, comunque, accompagnavano un grande pannello quadrato contenente la proposta progettuale per la nuova Brera.

Il punto nodale con cui tutti i progetti si sono confrontati è rappresentato sicuramente dalla localizzazione dei nuovi spazi per l’Accademia: numerosi gruppi (Brera Art Factory e REFAB_refactory Brera) hanno lavorato sulla collocazione della nuova Brera in zone della città che, pur avendo rappresentato in passato aree periferiche (Porta Romana, la Fabbrica del Vapore), stanno prepotentemente riconfigurandosi come parte del centro di una Milano sempre più metropolitana; altri (Quadrivio) hanno ragionato su un’Accademia diffusa, capace, a seconda delle esigenze, di annettere in una sorta di sistema sinaptico gli spazi attualmente dismessi dislocati nel centro della città; altri ancora, tramite l’espediente dello scavo, hanno portato le nuove funzioni di Brera sotto terra, permettendo così all’arte di appropriarsi di spazi centralissimi come l’Archivio di Stato (Tiefbau) o, in maniera estremamente provocatoria, come piazza Duomo (Sottosopra).

Abbiamo quindi chiesto all’architetto Lorenzo degli Esposti alcune osservazioni e riflessioni a freddo sul workshop, sul futuro dell’Accademia di Brera e su quello dello studio e dell’insegnamento dell’architettura.

Quali sono le prospettive per l’Accademia di Brera individuate dai gruppi di lavoro?
Il workshop ha rappresentato un’interessante esperienza in cui allievi delle scuole d’architettura e delle scuole d’arte hanno collaborato, riportando inoltre gli architetti nelle aule dell’Accademia di Brera. L’Accademia sta vivendo un periodo delicato, in quanto gli spazi nel Palazzo di Brera non sono sufficienti per tutte le attività: già oggi ha sedi esterne, ma è auspicabile una nuova sede all’altezza di quella storica, con localizzazione da individuarsi. Negli anni ’30, il gruppo Terragni-Lingeri-Figini-Pollini aveva elaborato varie versioni di un progetto di ampliamento nello spazio dell’Orto Botanico: i disegni della prima versione sono stati analizzati durante il workshop. I vari gruppi di studio hanno poi proposto varie alternative nella Milano di oggi, dall’ex caserma di via Mascheroni (che è soluzione ipotizzata da tempo), a nuove sedi negli scali ferroviari o in fregio a grandi spazi pubblici, come il Parco Sempione, i Giardini Montanelli o il Cimitero Monumentale. Ma i problemi dell’Accademia sono legati anche alla condivisione del Palazzo di Brera stesso: oggi essa occupa il piano terreno e la Pinacoteca vorrebbe alcuni di quegli spazi per ingrandirsi, dotarsi di nuove funzioni, a discapito, però, proprio dell’Accademia. Il consolidamento dell’Accademia al piano terra del Palazzo di Brera è stato condiviso da tutti i gruppi di lavoro del nostro workshop: è importante, sia per il Palazzo, sia per la città e anche per la Pinacoteca, che gli spazi dell’Accademia in Brera non vengano ridotti.

Il workshop ha permesso a docenti ed allievi, provenienti da realtà diverse sia a livello temporale che spaziale, di confrontarsi. Qual è lo stato dell’insegnamento dell’architettura, con cui inevitabilmente il workshop si è misurato, a Milano e, più in generale, in Italia?
L’insegnamento di architettura si sta spostando, ormai da decenni, verso le tecnologie, verso le ingegnerie. Questo spostamento tradisce la duplice natura dell’architettura, certo tecnica ma anche umanistica, nel senso profondo di indagine del senso primario delle cose (dalla radice ἀρχή che ne compone l’etimo). Ciò che ne è grandemente penalizzato è il disegno, principale strumento dell’architetto. In questo senso, è di grande importanza rinnovare il rapporto tra allievi architetti e accademie, dove gli architetti si formavano in passato e dove hanno continuato a formarsi anche dopo l’istituzione dei politecnici.

Il primo premio della giuria é stato conferito all’unanimità al progetto Brera Art Factory degli allievi Songming Li, Elena Scafidi e Enrico Vito Sciannameo, mentore Giulia de Appolonia, tutor Jacopo Nori. Sono inoltre state conferite tre menzioni ai progetti: REFAB_refactory Brera degli allievi Elisa Beccarini, Carmelo Gagliano, Tommaso Mauro, Hayk Martirosyan, mentori Maria Cristina Galli, Carlo Alberto Maggiore, Dany Vescovi, tutor Fabio Crespi, Aniaklara Galli, Giacomo Martini, Bianca Miglietta; La Grande Brera: trans_FORMA_AZIONE degli allievi Giulia Morabito, Vincenzo Luca Picone, Davide Toffalini con Alessandro Mascheri, mentore Annalisa De Curtis, tutor Francesca Maria Pozzi e Alessandro Raffa; Quadrivio degli allievi Luna De Rosa, Emanuele Moro, Simone Setzi, Carlotta Testa, mentori Alberto Gianfreda e Enrico Molteni, tutor Davide Galletta, Damiano Flisi, Daniele Zerbi.

In conclusione, DEEPbrera si è rivelato un momento estremamente proficuo, non solo per gli allievi stessi, ma anche per gli addetti ai lavori interessati al futuro dell’Accademia e della città così come per i semplici osservatori che hanno assistito alla presentazione finale.
Ogni studente di architettura dovrebbe tenere d’occhio iniziative come questa che creano confronto, scontro, collaborazione ed in definitiva movimento nel panorama delle scuole d’architettura del nostro Paese, alcune un po’ impolverate ed avulse da logiche che prescindano dalla dimensione territoriale a loro più prossima.

No more articles