Le sculture galleggianti di Janet Echelman

‘I’m interested in sculpting earth and sky, and placing ourselves in between. It’s the collision of heaviness and lightness, between our gravity-bound bodies which walk on sand, and the part of us which seeks to float in air, or in water.’

Alzando la testa verso il cielo di Porto, San Francisco, Burgos o Phoenix vi può capitare di incrociare per caso dei fantasmi colorati, come gigantesche meduse galleggianti sopra il traffico cittadino, dal respiro lento e irregolare. Janet Echelman pratica una scultura paradossale, enorme ma fluttuante nel vento, che non si esaurisce nella contemplazione di un attimo ma è invece pronta a riproporsi ogni volta nuova e in costante movimento. Se già artisti come Tinguely avevano dissolto la staticità della scultura, Echelman propone opere flessibili e armonicamente tese in totale movimento, intrecci permanenti e sorprendentemente resistenti di fibre tessili.

Ispirata dalle reti dei pescatori del villaggio indiano di Mahabalipuram e dai merletti lituani delle sue prime esperienze giovanili, è riuscita a combinare le suggestioni dell’artigianato locale con la tecnologia d’avanguardia e l’ingegneria aerospaziale, nel tentativo di creare opere artistiche sospese alla scala dell’architettura. Every beating second, Her secret is patience, 1.26, She changes, costituiscono parte del suo portfolio internazionale, opere realizzate con speciali fibre ultra-resistenti e metodi di intreccio ottimizzati, e che intrattengono un delicato quanto intenso rapporto con gli spazi pubblici in cui sono posizionate o sopra i quali aleggiano. La sola presenza di queste colossali entità misteriose suscita un’incontrollabile attrazione, contribuendo a rivitalizzare aree altrimenti anonime o ignorate, investite improvvisamente da una sinfonia di filamentose ombre colorate. Nonostante solo con The space between us e Water sky garden Echelman sia sembrata capace di confrontarsi in modo ancora più intenso con il pubblico, coinvolgendolo direttamente in un’esperienza spaziale che andasse oltre la fascinazione visiva, le sue realizzazioni riescono sempre a suscitare un effetto di meraviglia e incantato stupore, offrendo ‘an ephemeral sensory experience without words’. Echelman ci presenta delle sculture-edifici, mondi fluttuanti dove perdersi, apparizioni durevoli dalla materialità effimera, atmosfere colorate dove immaginare di abitare.