Los Angels negli occhi dei messicani fotografati da Sofia Mattioli

Due giorni a Los Angeles dopo le elezioni di Donald Trump.
Sofia Mattioli era nel posto giusto al momento giusto e così in quel preciso momento in cui la storia americana ha modificato violentemente il corso degli eventi futuri, le sue fotografie acquistano un significato storico.

“Ero a Los Angeles appena dopo le elezioni. Stavo aspettando il mio ragazzo di ritorno dall’Africa e ho passato due giorni da sola, in giro per downtown, più precisamente intorno a MacArthur Park.”

Una descrizione stringata. Noi, deformati da Google maps, ci avviciniamo a Sofia entrando nelle maglie di quel labirinto di città con il più alto numero di messicani all’estero: Los Angelesdowntown, MacArthur Park. Quel parco, noto anche per violenze e illegalità di ogni tipo, negli ultimi anni è stato in parte rivitalizzato. In sottofondo MacArthur Park cantata da Donna Summer lo rendeva innaturalmente più poetico.

Ascoltiamo il racconto di Sofia:

Sono stata in Messico due volte ed ho sempre sentito un legame molto forte con la sua terra e civiltà. Sono un popolo, dagli Aztechi ai Maya, di grande cultura che si è sempre posto delle domande sul senso del vivere e su ciò che definiamo The Unknown, il darkside, l’occultismo, il misticismo, l’astrologia. Un popolo molto unito perché dove c’è povertà c’è spesso unione, forza, lotta fraterna. Non ci si lascia da soli, ci si aiuta. A Los Angeles mi sono sentita sicura a camminare di notte, sola e unica non messicana, facendo foto e video o seduta a scrivere su una panchina al parco. La paura nasce dalla paura. Di giorno vedevo famiglie messicane che si abbracciavano per strada, bambini che aiutavano le madri a vendere frutta e verdura nei banconi per le vie della città. Ho comprato per due dollari da una signora i tacos gluten free più buoni al mondo e guacamole e coriandolo freschissimi e da un’altra, fasciata in vintage, ho ricevuto in dono la sua unica arancia. La realtà, però, è che se hai pochi soldi puoi praticamente mangiare solo male. È triste, ma purtroppo è un sistema che va avanti da tanti anni e chissà se cambierà mai. Se vai da Whole Foods Market, rivenditore di alimenti naturali e biologici, per cinque dollari ti compri solo un avocado. La salute ormai costa come la libertà.

La salute costa come la libertà. Health costs as much as freedom. Così scrive Sofia Mattioli ed è una frase lapidaria ma talmente vera che ci colpisce come un fendente acuminato. La libertà costa e tutti abbiamo paura di perderla. Non c’è più nulla di sicuro e l’abbraccio di questa famiglia di messicani pare voler saldare in un unico corpo la forza per resistere ad anni che si prefigurano bui.

Come è stata vissuta l’elezione di Donald Trump dai messicani che vivono in California?

Ho avuto da loro una vibrazione molto forte. Dopo l’elezione di Donald Trump erano tutti scossi ma molto calmi. Non ci sono mai state parole offensive sul presidente anzi… doing their thing… Perché, nonostante ci sia ovunque un clima anti Trump, al momento tutti vogliamo capire chi è, how can we make him become a better person, why is he so angry with himself. C’è rabbia ma anche tanta speranza. Trump, come tante persone di potere, soffre probabilmente di narcisismo ma dobbiamo ricordargli che ha un’anima. Volevo girare un video su di lui con riprese fatte in California ma attendo… non è mai troppo tardi per provare a cambiare una persona e direzionarla nel modo giusto!

Le tue impressioni sulla California nell’epoca di Trump?

In California c’è una realtà divisa. Da una parte mamme che, appassionate di cristalloterapia, tra una lezione di yoga e l’altra bevono succhi verdi pieni di spirulina e questo loro vivere zen, a me che ritengo essere una persona molto spirituale, pare costruito, quasi una forzatura che non emana una buona energia. Dall’altra i figli, imbottiti di anfetamine e pieni di rabbia e ormoni impazziti, che sognano di comprarsi il kalashnikov ak 47. Purtroppo molto spesso ci riescono e così la violenza cresce. Per questo credo sia importante focalizzarsi su tutto ciò che di buono possiamo fare per evolvere in meglio: il mondo si sta svegliando, la gente vuole sempre più onestà e verità. Nessuno vuole più essere controllato da The Big brother! La libertà, il rispetto, l’uguaglianza non possono essere più una cosa che si deve comprare o dover conquistare. Come si dice, The world needs an evolution not a revolution.

 

 

 

Sofia Mattioli, artista e buddista, attualmente sta lavorando su due importanti progetti video: un documentario sul lavoro di trent’anni di una NGO nel Tibet e uno sul femminismo.