Cosa accade quando il peso degli anni non consente più di svolgere le semplici azioni quotidiane? E se è vero che l’Architettura è fatta per la gente, come può essere all’altezza del cambiamento che la vecchiaia porta nella vita dell’uomo, nel tentativo di alleviare le umiliazioni di questo processo?
Questa è stata la sfida raccolta da De Vylder Vinck Taillieu e DRDH Architects, che ha concesso loro di vincere la competizione internazionale per un progetto di housing per anziani, dotato di un centro sociale ad Aarschot, in Belgio.

Il progetto ha l’ambizione di creare un complesso urbano che, nella sua identità formale e sociale, migliori la condizione di isolamento alla quale è soggetta la fascia d’età dei residenti.
La composizione presenta una corte descritta da tre blocchi, due dei quali sono disposti nella direzione della traccia dell’antica cinta muraria, collegando il progetto ad una visione urbana e storica più ampia.

Il linguaggio degli elementi riprende quello del vicinato: volumi lineari e compatti conclusi da timpani che non raccontano la complessità interna del progetto, segnati dal contrasto del bianco opaco dei mattoni e dallo zinco delle tegole. I prospetti, con estrema semplicità, comunicano la presenza di una collina che attraversa il progetto, usando tre livelli sul fronte stradale e due in prossimità del retro.

Uno degli aspetti che articolano l’intervento è dato dalla capacità di far coesistere relazioni che lo rendono pubblico e privato allo stesso tempo, definendone l’identità attraverso ulteriori interazioni col contesto.
Le due strade che conducono al mercato e circondano il sito, attraversano la corte interna. Quest’ultima incornicia gli ambienti destinati al centro sociale, assume una dimensione pubblica, relazionata alla città. Una porzione del piano terra sfrutta la presenza della collina, scavata da un ampio parcheggio.

Le residenze, disposte ai livelli superiori, si relazionano col paesaggio collinare, attraverso un patio comune, assumendo una dimensione più raccolta e privata. A tal proposito, l’accesso agli appartamenti è consentito dalla corte, la quale non necessita di alcun tipo di recinzione poiché l’architettura stessa comunica al visitatore l’idea di soglia tra il luogo pubblico e quello privato.
Le residenze sono distribuite su due livelli, lungo ampi corridoi che ospitano sette appartamenti sui lati, secondo uno schema che richiama la dimensione urbana della casa a schiera.

L’ingresso di ogni appartamento, infatti, è concepito come se fosse una facciata, con l’intenzione di definire una vera e propria dimensione di quartiere. Le pareti non sono intonacate, ma presentano un rivestimento in pietra, interrotto da una porta e da una finestra che affaccia sulla cucina, incoraggiando i residenti ad un atteggiamento di apertura nei confronti del vicinato. Progettata con la collaborazione dell’artista Willen Cole, la finestra presenta ante con combinazioni bicolore nel senso di apertura e bianche quando sono chiuse. Alla provocazione sociale dei progettisti, i residenti hanno risposto collocando dei tavolini con delle sedie in alcune parti dell’ampio corridoio.

Gli appartamenti sono organizzati come se fossero delle piccole suite, con il soggiorno, la cucina su misura, una camera da letto, il bagno e un balcone o l’affaccio sul patio, offrendo, attraverso le diverse direzioni della luce naturale, un senso vitale dei ritmi diurni e stagionali.
Nonostante le difficoltà motorie di alcuni residenti, gli accorgimenti progettuali e la forma di collettività proposta, offrono una possibilità per affrontare la condizione di isolamento alla quale è soggetta questa fascia di età. Uno spazio con la doppia natura di aggregazione e soglia di un recinto più privato.

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