Frédérick Carnet nel suo progetto The Last First Day: An Exploration of Our Own Fears presenta fotografie colme di significati appena accennati. Per pudore. Per pudore di ricordare e svelare si affida a quella nebbia che, come una coltre evanescente e senza peso, nasconde spazi fisici e della mente.

Ascoltiamo la nascita del suo progetto:

“1° gennaio 2016. Rügen. Un’isola nel nord della Germania immersa in una strana atmosfera post-apocalittica che mi ricorda il film The Road di John Hillcoat. E se quel giorno fosse l’ultimo primo giorno di una fragile pace?
Questo progetto, come molti delle mie ultime serie, è stato girato in totale libertà.  Stavo camminando con la mia ragazza sulla spiaggia di Prora, una piccola città nell’isola di Rügen, dopo una tranquilla serata dell’ultimo dell’anno. Sono stato influenzato dall’atmosfera di The Road ma pensavo anche alla nostra storia passata.”

Prora è stata scelta da Hitler come luogo di villeggiatura estiva per 20.000 lavoratori tra il ’36 e il ’39. Così quel giorno la mia mente è tornata a quel terribile periodo della storia dell’Europa. Poi ho iniziato a pensare al nostro presente e al fatto che il nostro futuro è incerto. Mi sono chiesto: “È questo 1° gennaio l’ultimo che vivremo in pace?” E poi ho iniziato a fotografare. In meno di 2 ore ho scattato tutte le immagini.”

A volte, per una strana alchimia, il tempo sembra percepire l’importanza del momento e si adegua avvogendo di nebbia certi angoli di mondo che quache volta avremmo preferito fossero spariti. Ma quella nebbia che ottenebra ricordi induce al pensiero.

E i pensieri si rincorrono e vanno a ritroso nel tempo. Tra le nebbie del presente immagini angoscianti di un passato che non si può e non si deve nascondere o dimenticare.

La maccchina si è fermata. In attesa di trovare il coraggio per ripartire? Perché procedendo tra l’intreccio di quei rami nitidi e poi sfocati, incisi in un cielo ovattato che offusca colori e silenzia parole e suoni, aumenta l’inquietudine.

Rivediamo i fotogrammi di quel viaggio apocalittico, ma immaginario, di The Road e scrutiamo quella nebbia che avvolge angosce di un passato drammaticamente reale.

Frédérick Carnet ha fotografato con una Canon EOS M e un obiettivo da 22 mm ma avrebbe potuto usare qualunque altra macchina fotografica. Un viaggio emozionale deciso dai sentimenti. Non era importante il mezzo ma la percezione di ritrovarsi a comporre un puzzle che serviva a riflettere sulla storia. E ricorda che pensa spesso all’amato regista francese Abdellatif Kechiche che costruisce i suoi film durante il montaggio. Così per le sue fotografie Frédérick segue l’istinto e poi rielabora le immagini come dovesse montare un film.

L’artista si pone la domanda che ha influenzato e denominato il suo progetto: The Last First Day? Aggiungere il punto interrrogativo è come placare l’ansia del futuro lasciando aperta la possibilità che questo non sarà l’ultimo primo giorno. Speriamo.

Frédérick Carnet, nato in Francia nel 1972, muove i primi passi nel campo della fotografia agli inizi degli anni ’90 grazie ad un amico, fotografo di moda, che lo introduce in un mondo di cui non conosceva l’esistenza. Decide subito di diventare fotografo professionista ma nel 2011 sospende per un po’ la fotografia pubblicitaria per lavorare su progetti personali.

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