Non lo avevo progettato, ho semplicemente iniziato a disegnare senza pensarci troppo, improvvisando.

Da un gesto inconsapevole, retaggio di ricordi di infanzia può nascere arte, l’arte di Paola Arena che ricava da fogli di rivista di moda opere di fresca fantasia creativa.
Pimp my mag è il suo progetto e incanta per la travolgente semplicità: uniposca di vario colore ridisegnano le copertine dei fashion magazine rendendoli pezzi unici.
Fresche ed innovative, le figure sembrano prendere nuova vita grazie all’immaginazione dell’artista che con lievi e precisi gesti enfatizza, trasforma i tratti delle modelle o dei modelli per raccontare nuove storie spesso immerse in mondi astratti o naturalistici tra animali fantastici o motivi floreali. Il corpo diventa matrice d’origine di visioni personali e personalizzate a seconda del soggetto con cui si confronta per ispirare nuovi linguaggi dell’arte, della fotografia, dell’illustrazione e del riciclo. Con le sue opere Paola Arena parteciperà a Mani Festival, un festival dedicato alle nuove forme di artigianato creativo a Catanzaro dall’8 al 30 aprile. In vista di questo evento vi presentiamo la nostra intervista all’artista.

La tua formazione è davvero molto ricca, spazia dal campo delle scienze della comunicazione a quello della moda, ma quando hai iniziato a disegnare?
Disegno da sempre, fin da quando ero una bambina.
 Conservo ancora il quaderno su cui ho disegnato i mie primi bozzetti di moda. Avevo 8 anni circa. 
In tutti questi anni non ho mai smesso di disegnare o dipingere pur non avendo frequentato una scuola d’arte.
 Sono un’autodidatta. L’unica scuola d’arte che ho frequentato è stata lo studio di mio nonno. Passavo le ore da bambina a guardarlo dipingere. Era un pittore ed io ero totalmente affascinata da lui e dal suo microcosmo fatto di pennelli sporchi, di colore, tavolozze incrostate, grandi tele e odore di acquaragia.
 Non mi sono mai limitata all’uso di una sola tecnica o di un solo stile. Uso colori acrilici, oli, acquerelli, pastelli a olio, pennarelli e tavoletta grafica. Mi piace disegnare sia a mano su carta che con il mio Mac. Posso dire con fermezza che disegnare è l’unica vera costante della mia vita.
 E PIMP MY MAG è la perfetta sintesi del mio percorso personale, accademico e professionale.

PIMP MY MAG. Spiegaci il significato di questa serie.
E’ iniziato tutto più o meno un anno fa, un po’ per gioco, e adesso è diventato un progetto artistico personale.
 Mi trovavo a casa dei miei genitori e sfogliavo una copia di The Fashionable Lampoon quando ho iniziato a colorare le pagine con i miei UniPosca. Non lo avevo progettato, ho semplicemente iniziato a disegnare senza pensarci troppo, improvvisando. Guidata dall’istinto e dal ricordo di quando io e mia sorella coloravamo le facce delle modelle sulle pagine delle riviste di moda di nostra madre. Labbra rosse carnose e grandi occhi azzurri erano la nostra firma.
Adesso PIMP MY MAG è diventato qualcosa di molto diverso.
 ll mio obiettivo (o necessità) è quello di re-interpretare i riferimenti culturali che si sedimentano e si stratificano nella mia testa e di reagire
agli stimoli da cui siamo perennemente bombardati al fine di metabolizzarli all’interno di una nuova e personale visione estetica, di un personalissimo concetto di bello. Soprattutto in un’epoca come la nostra fatta di consumi iper veloci, molto spesso estemporanei e superficiali, PIMP MY MAG esplode i rimandi e le suggestioni evocate dalle immagini fotografiche fissate sulla carta stampata dandogli un nuovo significato.

Da cosa ti lasci ispirare?
Ogni artwork nasce da un’ispirazione diversa.
A volte è l’immagine che mi colpisce a suggerirmi un mood, altre volte l’ispirazione viene prima e la ricerca si orienta verso un’immagine che possa aiutarmi a dar sfogo a ciò che ho in testa.
Tutto quello che “consumo” dai libri che leggo, ai magazine che sfoglio, ai film che vedo, alle scene musicali e artistiche che scopro, finiscono per influenzarmi e a confluire in qualche modo nei miei lavori.
 Alla base di PIMP c’è una costante ricerca di nuove ispirazioni.

Come avviene la scelta delle tue “basi”?
Quasi sempre la scelta ricade sui miei magazine di riferimento poiché mi riconosco nel loro immaginario e nella loro estetica, perché in un certo senso le immagini mi “parlano” e diventano terreno fertile per le mie elucubrazioni creative.

Prediligi dei toni rispetto ad altri? Qual è la tua palette?
La mia palette si muove all’interno dei “confini” dei colori UniPosca.
 Uso alcuni colori in modo più ricorrente ma la scelta è sempre suggerita dall’immagine di base e dalla mia ispirazione. 
In questo momento sto sperimentando molto e sto cercando di sganciarmi dalle usuali combinazioni di colori.

Sovrapporre nuovi segni su pagine di riviste di moda ti permette di creare nuovi linguaggi di quella stessa immagine, un rinnovarsi affine all’essenza stessa della moda in continua trasformazione. Qual è il tuo contributo nel mondo dell’illustrazione di moda?
Non so quale possa essere il mio contributo al mondo dell’illustrazione di moda, preferirei tenere la mia arte sganciata da una definizione di genere. Non mi riconosco come illustratrice di moda ma come artista. Più in generale, vorrei riuscire, attraverso questo progetto artistico, a portare aventi una visione dell’arte basata sulla contaminazione dei linguaggi estetici ed il superamento dei confini delle varie forme d’arte, oltre che, della oramai stantia dicotomia che oppone l’arte all’Arte.
Nel caso specifico di PIMP si tratta di mescolare fotografia, styling, fashion design e illustrazione per dare vita a qualcosa di nuovo che sia la summa di tutti questi elementi, contenendoli in sé a allo stesso tempo superandoli per andare oltre, verso qualcosa che non c’era prima e che non era nemmeno contemplato. 
Si innesca così un nuovo processo creativo, che a sua volte potrebbe, potenzialmente, innescarne altri all’infinito.

Il tuo gesto è un giocare, enfatizzare, rimodellare le figure creando una nuova e personale visione estetica. Cos’è per te la bellezza?
In generale, la bellezza per me è armonia ed equilibrio. è anche colore. è una sensazione di completezza e di appagamento che ti pervade, e che non sempre devi razionalizzare. è comprensione, è qualcosa che ti “tocca” e che riesci ad “afferrare” anche quando non riesci a verbalizzare il perché.

Fino a dove si spinge la personalizzazione di un’ immagine e quando ti fermi per lasciare che l’immagine parli da sè?
Onestamente, in questo non seguo altro che il mio gusto ed il mio istinto. Mi fermo quando ai miei occhi l’artwork ha raggiunto un suo equilibrio, una sua armonia, una sua completezza.

Ammiro il tuo intento di creare arte utilizzando pagine di riviste che andrebbero cestinate. Come definiresti la tua arte? Si può parlare anche di arte del riciclo?
In un certo senso si, é una sorta di riciclo creativo. Attraverso la stratificazione di immaginari e mood differenti su basi pre-esistenti innesco quel processo creativo di cui parlavo prima, creando nuovi immaginari e nuove suggestioni. Contemporaneamente, ri-definisco la
finalità d’uso dei magazines che da oggetti stampati in serie e destinati alla diffusione su larga scala diventano pezzi unici fatti a mano. Rendendoli unici ne prolungo il ciclo di vita, estraniandoli (o salvandoli) dalla dinamiche e dai tempi delle “nuove uscite” e introducendo il concetto di serie di pezzi unici.

Quali tecniche usi? Ti servi solo di supporti cartacei disegnando a mano o ti avvali anche del digitale?
Uso rigorosamente UNIPOSCA su carta per i piccoli formati, ricorrendo all’uso degli acrilici e dei pennelli per i grandi formati.
Solo molto molto raramente mi avvalgo del digitale per creare un PIMP. Quando non ho una copia cartacea dell’immagine scelta preferisco piuttosto scaricarla dal web e stamparla per poi disegnarci sopra a mano.

Hai in mente la realizzazione di progetti usando altri tipi di riviste o altri supporti? Come si evolverà il tuo lavoro?
Non mi sento di escludere niente in questo momento. Sto sperimentando nuove cose, mantenendo per ora lo stesso tipo di supporto, ma giocando molto con la stilizzazione delle forme e dei contorni attraverso l’uso del colore ma, onestamente, non so ancora dove mi porterà tutto ciò. 
Quel che so e che posso dirti è che ogni pezzo che creo è contemporaneamente un’estensione del passato – da dove vengo e cosa ho imparato – così come una preview del futuro, della direzione in cui sto andando.

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