‘Ho dietro di me millenni di silenzi, di tentativi di poesia, di pani delle feste, di fili di telaio.’

Profonda e intrecciata è l’opera di Maria Lai, artista sarda che ha percorso le grandi tappe artistiche del ‘900 con una lettura personale e una visione sempre attratta dalle storie della sua terra, dai gesti del quotidiano e dalla capacità trasformatrice dell’arte. Allieva di Arturo Martini e amica di Bruno Munari, la sua attività piu’ peculiare ha riguardato i lavori tessili e l’uso di telai e materiali appartenenti al mondo domestico femminile.

La nonna che rammendava le lenzuola di casa era per lei una scrittrice di fiabe e racconti tessili, gli stessi che, con i medesimi gesti, l’artista trasporrà a partire dagli anni ’70 nei suoi Telai e, successivamente, nei Libri cuciti, in cui la forza evocativa di quella prima immagine prende piena coscienza. Ma è al rapporto con il paesaggio, con la geografia e con la sua terra che Lai sempre ritorna, dalle Geografie fino ai lavori site-specific e alle installazioni ambientali, di cui Legarsi alla montagna è esempio emblematico.

È il 1981 quando il sindaco di Ulassai commissiona un monumento ai caduti: Lai accetta di impegnarsi in un’opera, che sia però per i vivi: nasce così l’idea di una grande opera collettiva, di costruzione di comunità. L’idea è di legare per un giorno, ma indissolubilmente, gli abitanti al proprio monte, alle sue frane e alla sua potenza, a cui il paese resta aggrappato in un rapporto simbiotico tra uomo e paesaggio. L’8 settembre del 1981 un nastro azzurro viene fatto passare di casa in casa, andando a tessere visivamente la rete dei rapporti sociali del paese, stringendosi in nodi a legare familiari e amici, evitando invece vicini inopportuni o semplicemente celebrando un momento di comunione.

Il filo connette presente e passato, storie di liti o eventi luttuosi, celebrazioni e storiche amicizie e unendo il tutto a quella montagna che è condizione necessaria e ineluttabile di vita e morte. Riprendendo La leggenda del nastro celeste in cui la bambina protagonista sfugge al crollo di una grotta inseguendo un nastro nel cielo, l’opera riflette su quanto vitali siano quei legami collettivi invisibili e quella memoria storica che ci tengono avvinti e ci fanno sentire parte di un luogo. Un modello per vivere assieme, disegnato con un filo nello spazio.

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