Pensieri pesanti sul paesaggio | intervista a Gilles Clement, François Fédier e Michele Bee

Da Maggio a Luglio in Italia si sono contati 371 incendi, facendo conquistare all’Italia il primato di paese con maggior numero di roghi in Europa e secondo per estensione boschiva andata in fumo, subito dopo il Portogallo. Tristemente ci si accorge che l’identità paesaggistica italiana sta irrimediabilmente cambiando volto.

Abbiamo perciò costruito un’intervista a tre voci realizzata in primavera presso le Manifatture Knos di Lecce, al “giardiniere filosofo”, con Gilles Clement, François Fédier filosofo Francese alunno di Heidegger e Michele Bee docente di filosofia economica. Quest’ultimo è tra i pionieri delle Manifatture Knos. Le Manifatture sono un esperimento culturale e sociale in continuo divenire, nate dal progetto di riqualificazione di una vecchia scuola di formazione per operai metalmeccanici abbandonata da anni.

Durate il Laboratorio del Terzo Paesaggio, appuntamento che si ripete da tempo alle Manifatture, si è sollevata la questione di come si formi il paesaggio legato all’essere umano partendo dall’era geologica dell’antropocene, momento in cui l’uomo, da cacciatore e raccoglitore, si trasforma in agricoltore, modificando la “pelle” della terra . Questa prima sedentarizzazione viene definita da Gilles “agricoltura eroica”. Infatti il contadino è colui che adatta il “paesaggio” circostante nell’ intento di garantire la sua attività produttiva. In francese paysan significa appunto contadino e vi è un immediato rimando al termine italiano paesaggio.

Il paysan (in italiano contadino) è colui che partendo da una iniziale dimensione di “spaesato”, cioè privo di un’identità territoriale, si trasforma in generatore di ordine nel paesaggio?

G: Il Contadino costruisce, trasforma il paesaggio, seguendo una logica dettata dal “buon senso” cioè attraverso il filtro della produzione agricola e zootecnica. La “scultura” che realizza, intervenendo con forza sul paesaggio, frutto dell’operosità e della maniera specifica che ha nel lavorare, è caratterizzata da senso artistico ma è dettata dalla produzione. Attraverso la logica, il buon senso, il contadino organizza la produzione agricola e la disposizione degli animali.

F: Gilles mi dirà se questa affermazione sia corretta o meno: il contadino è la base; senza contadino non c’è umanità. Sia ben chiaro non l'”umanità” come “genere umano”! Il più lungo periodo della preistoria è caratterizzato dall’assenza di agricoltori, ma non dall’assenza dell’umanità così come noi la intendiamo, cioè organizzata.
L’umanità è la base dell’ordine ma non è l’ordine, è invece l’entità che lo rende possibile. Ciò è chiaro quando si considera il Medioevo raccontato dallo storico francese George Dumèzil a riguardo della organizzazione sociale Europea costituita piramidalmente da identità contadine, guerriere ed ecclesiastiche. Senza contadini non possono esistere né i guerrieri, né i preti; il contadino rende possibile la vita così come noi la intendiamo.
Il termine paysan appare solo durante il XVII secolo. L’ho imparato leggendo circa l’artista Nicolas Poussin. Infatti i pittori francesi sono i primi a impiegare il termine “paesaggio” che pronunciavano “Pésag” (al posto del corrente “paysage“).

Ordo, il termine latino “Ordo-Ordinis“, è il termine militare che indica la disposizione della centuria, in altre parole la nozione stessa di ordine presuppone il contadino. Se posso continuare il discorso di Gilles, c’è una parola, che personalmente amo molto, che è una parola che non esiste, ma dopotutto, mi interessano molto le parole che non esistono, è il termine “Orne“, dal verbo ornare, come ornamento. Il termine Orne mi sembra essere molto più aderente al contadino, perché attraverso la sua opera crea “l’architettura contadina”.
I contadini non si rivolgevano agli architetti. I contadini, 10.000 anni fa, non si recavano presso gli studi di progettazione. Quando oggi si chiede a un “non contadino” di costruire una masseria gli si propone, in realtà, un problema. L’architettura attuale, quando ben realizzata, è assolutamente magnifica, senza dubbio, ma l’architettura contadina è realmente “bella”, è “ben fatta” perché il lavoro dei contadini consiste nel “far bene” quello che si fa, altrimenti si degrada!
E’ interessante che oggi tendiamo a sostenere che le costruzioni agricole, come la “masseria”, sono belle perché funzionali. Questo non è vero: il concetto di “funzione” è qualcosa di asettico, prestato dalla matematica.

M: E’ relativo che il “paesante” sia generatore di ordine. Bisogna prima capire cosa intendere per ordine. Se per ordine si intende un’imposizione, una messa in forma di tutto ciò che lo circonda, è sicuramente possibile ma non è il tratto fondamentale, a mio parere, non è il concetto adeguato.
Se l’ ordine è qualcosa che ha a che fare con l’armonia, cioè ha a che fare con il contadino che, per esempio permette al pero di fare delle buone pere, il suo lavoro non è qualcosa che si impone ma è qualcosa che consente alla pianta di essere al meglio di se stessa, quindi un lavoro che permette a tutto quanto  gli sta intorno di stare meglio ed in sintonia con l’ambiente. In questo senso si può parlare di ordine.

Considerando che il contadino svolge la sua attività modificando il paesaggio per produrre un bene monetario, vi chiedo cosa pensate della frase del poeta russo Ossip Mendelson: “Noi siamo in un’epoca in cui il bene economico ed il senso etico devono essere la stessa cosa”.

G: Questo pensiero presuppone che si possa superare la questione del problema ecologico con le sue complicazioni, gestioni e riparazioni molto costose. Potrebbe essere vera questa affermazione se si ripartisse da una economia di base, che permettesse solo di vivere senza nulla di superfluo. Se questo concetto fosse vero e posto in atto, l’ecologia esisterebbe senza bisogno di continui interventi volti a sanare e riparare le persistenti difficoltà causate proprio dall’uomo.

F: Se brutalmente si considera la questione così com’è, considerando qual è al giorno d’oggi il rapporto tra l’economia e l’etica, direi che l’economia rende ogni questione sull’etica completamente fuori luogo. Oggi si percepisce l’etica come una sorta di appendice inutile, di ornamento inconsistente, che si scioglie come ghiaccio al sole.

G: Esattamente! Oggi non c’è alcuna etica e non ci può essere, perché esiste solo una legge: “se ne può trarre profitto o no? Se porta profitto, pur uccidendo 20 milioni di abitanti, non c’è alcun problema, perché genera un utile economico. Non rende? Allora pur potendo portare alla salvezza di 20 milioni di abitanti, non è molto interessante…e non va perseguita”. Questa è l’economia di oggi: non ha più nulla a che vedere con la vita, con l’etica, con nulla!

M: Su questa domanda lavoro da  10-15 anni e teoricamente dovrei avere la risposta che invece non ho! In realtà c’è Economia ed economia e c’è Etica ed etica. L’economia che rende l’etica sorpassata è un’economia che a mio avviso non è propriamente un’Economia e rende obsoleta un’etica che non è propriamente un’Etica. Quindi questa economia, che non è Economia e che ci libera dall’etica, ci fornisce l’occasione per renderci conto che da quando esiste l’essere umano, ci sono forme di Economia che sono decisamente Etiche. E’ Economia, ad esempio, ciò che avviene nelle manifatture Knos: uno “scambio gratuito” reso possibile dalla dimensione dello spazio nel quale ci troviamo, da questo tavolo, da come siamo seduti, questa è un’Economia Etica.

Che lettura ci consigliate per arricchire la nostra mente?

G: Ti consiglierei un libro scritto in francese di Henri Laborit “La nouvelle grille”. In questo libro, per me basilare, l’autore afferma che tutti gli esseri viventi ricevono un messaggio, lo arricchiscono e lo rinviano modificato ed implementato. Un oggetto non animato invece, riceve il messaggio sotto una certa “forma” ma non è capace di arricchirsene e né gli è possibile reimmette l’informazione nell’ambiente.
Bisogna quindi associare il concetto che la forma è per l’oggetto inerte ed inanimato, mentre che l’informazione riguarda esclusivamente l’essere animato, il vivente.  L’essere vivente infatti assume l’informazione, ne analizza il contenuto fisico o chimico, lo interpreta per poi rinviare il messaggio percepito ad un altro essere vivente con un livello di complessità differente. Nella natura, nell’ottica dell’evoluzione degli esseri viventi, c’è un susseguirsi di interventi, di aggiunte e cambiamenti.
Questa è la base che mi ha spinto ad approfondire i miei studi sulla comunicazione tra le piante: si tratta di ciò che avviene diffusamente e in generale tra tutti gli esseri viventi. Trovo quindi che questo testo sia fondamentale.

F: Io invece, più semplicemente, ti consiglierei un testo, scritto in italiano, “L’Enigma e la Moneta” di Massimo Amato. E’ un libro che apre delle prospettive su ciò che nell’economia è tra gli argomenti più dimenticati: la moneta. La maniera in cui l’argomento è affrontato nel testo scuote gli animi. Se si assimilasse il contenuto, si avrebbe una visione diversa di molte cose.

M: Io suggerirei di Albert Maister “La sedicente utopia del centro Beauburg” in cui si racconta che durante lo scavo delle fondamenta per il centro culturale, l’autore scorge un’enorme buca molto profonda ed allora fantastica ed immagina che al momento dell’inaugurazione oltre l’edificio visibile, vi siano 70 piani sotterranei completamente vuoti che il protagonista decide di aprire e donare alla città in una “libera occupazione”. Lì succede di tutto!
Nel libro si vive una utopia positiva in cui sostanzialmente ho ritrovato quella che è la regola delle Manifatture Knos in cui abbiamo smesso di fare riunioni perché divenuti ferventi sostenitori del: “chi propone fa, rimboccandosi le maniche”!

Grazie mille. Da buoni “paesanti” raccogliamo questi preziosi messaggi, utopie positive, ne godremo e ce ne arricchiremo per modificare il “Paesaggio”. Promesso!