Nice to meet you | Chiara Meierhofer Muscarà

Nice to Meet You è una conversazione breve e informale, un botta e risposta che si pone l’obiettivo di conoscere la persona che si nasconde dietro il designer, l’artista o il fotografo, di indagare sul suo percorso, i suoi interessi e il suo processo creativo, per conoscerlo e, perché no, arrivare a comprendere meglio i suoi lavori.

Abbiamo incontrato Chiara Meierhofer Muscarà, fotografa per metà svizzera e per metà siciliana che viveva tra Roma e Milano fino a un mese fa, quando si è trasferita a Torino. Tra le cose che sapevamo di lei: è perennemente in viaggio, ha una gatta che si chiama Poe, cambia di continuo colore ai suoi capelli.

Nome
Chiara Meierhofer Muscarà

Occupazione
Fotografa

Quanto è stato significativo il tuo percorso di studi per quello che fai oggi?
Io sono convinta che senza una continua ricerca visiva, sperimentazione e pratica, qualsiasi corso o master nel mio campo sia poco utile. Le scuole ti insegnano la teoria ma quasi niente su come affrontare le cose una volta arrivata nel mondo reale. Io però ho avuto la fortuna di incontrare alcuni docenti che sono diventati mentori, sono stati fondamentali per farmi trovare la mia visione. Comunque, ogni esperienza, percorso formativo e lavorativo possono essere portati nella fotografia, e questo è bellissimo, perché può liberarti dal peso del pensiero di aver sprecato tempo ed energie.

Tre cose che ti piacciono
I colori, gli immaginari molto personali e visionari, le cose quotidiane ritratte in modo anticonvenzionale.

Tre cose che non ti piacciono
Le immagini iper-postprodotte e patinate, le foto vuote e pacchiane, la dinamica che spesso in questo mondo, soprattutto in certi settori, conta di più chi sei e chi conosci, piuttosto che quello che fai.

Un fotografo/fotografa che ti ispira e perché
Ren Hang: vidi una sua foto e decisi di lasciare il mio lavoro di stylist per fare la fotografa. Le sue immagini sono così pure, ossessive, alienate, il suo nudo non è provocazione gratuita, ma una necessità di verità, di essenza.

Raccontaci il tuo processo creativo
Parto sempre da un innamoramento: per un oggetto, un colore, una situazione, un dettaglio del viso di qualcuno. Da lì, creo un mood.
Non mi interessano i set pomposi e complessi, e anche lo styling è ridotto al minimo. Le mie foto sono molto spoglie, lascio che il soggetto si perda, e io mi perdo in lui. I momenti in cui scatto sono quelli in cui sto davvero bene, per me è catartico.

Il tuo ultimo progetto
Si chiama Inner e affronto il tema della morte. Per farlo ho scelto di ribaltare l’immaginario con cui è più spesso rappresentata: niente atmosfere cupe, macabre e morbose, ma al contrario ho cercato di rendere questo concetto morbido. Le immagini sono molto luminose, astratte, delicate. I luoghi dell’obitorio e della camera mortuaria diventano spazi onirici.

Il tuo prossimo progetto
Sto per iniziare due reportage che fonderanno fotografia, psicologia e antropologia. Per quanto riguarda la parte più commerciale del mio lavoro, invece, spero di ricevere sempre più lavori commissionati in cui possa essere me stessa, con le mie immagini, il mio stile. Lo auguro a tanti fotografi che tentano di staccarsi dall’estetica glamour che impera ovunque: siamo travolti da immagini, costantemente, milioni di immagini ovunque, e sarebbe bello se fossero più eterogenee, se fosse dato più spazio alla freschezza.

Il tuo mantra
Restare me. Sperimentare, cambiare, ma non smettere mai di esprimere me stessa attraverso le mie immagini. In ogni immagine che scatto proietto me stessa e voglio continuare a farlo, non voglio perdere la mia ricerca continua.

Un consiglio per chi vorrebbe diventare fotografo
All’inizio scatta qualcosa, in situazioni e modi inaspettati. Scrivi cosa vi piace, cosa ti
interessa, cosa vorresti creare e ogni tanto rileggiti quelle parole. Ho visto tanti, troppi miei colleghi perdersi. È un mondo difficilissimo, soprattutto per chi non ha conoscenze o non è già inserito in certi ambienti. Tanti finiscono per diventare macchine, scattano per lavoro, ma non ci mettono più nulla, mentre prima avevano un mondo enorme e bellissimo da raccontare.

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