La curva di Niemeyer ridisegna il volto di Ravello

Incastonato tra i verdi e rigogliosi versanti costieri che si tuffano a picco nelle profondità del mare blu, brillante come una perla, svetta l’Auditorium di Ravello. Una piccola opera progettata dal maggiore esponente del Movimento Brasiliano: Oscar Niemeyer. Un’opera che racconta non solo del suo fare architettura, ma anche delle sua amicizia a queste terre; un’amicizia così forte che porta Niemeyer a progettare questo piccolo gioiello d’Architettura ed a regalarlo alla Città. Era la metà degli anni 90 e l’allora Assessore al Turismo ed alla Cultura della Città era il professor Domenico De Masi:

“Ravello, come tutte le città costiere, vive di turismo; ma esso non è costante, avevamo la necessità di fare sì che la città potesse vivere un turismo culturale anche nei periodi più avversi. Parlando con Roberto D’Avila ci venne l’idea dell’Auditorium e così, quasi per gioco, chiedemmo ad Oscar di progettarlo; alcuni mesi dopo ero nel suo studio, sulla fantastica spiaggia di Copacabana, a ritirare il progetto” 

Così incomincia un lungo ed impervio cammino che dall’idea porta alla costruzione di quest’opera, tra accese discussioni, proteste e cause legali per evitarne la realizzazione; ma nonostante ciò, anche grazie all’appoggio di un’amministrazione lungimirante, nel Gennaio del 2010 venne inaugurato l’Auditorium Oscar Niemeyer.

“Non è l’angolo retto che mi attrae, né la linea dritta, dura, inflessibile, creata dall’uomo. Quello che mi affascina è la curva libera e sensuale: la curva che trovo nelle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle onde dell’oceano, nelle nuvole del cielo e nel corpo della donna preferita.” 

Ed è proprio ispirandosi alle sinuose curve di un profilo femminile che il maestro disegna l’intero complesso. Un volume iniziale al cui interno sono allocati gli spazi di gestione e di ristoro, in analogia alla testa del profilo, seguito poi dalla schiena, un vuoto pensato come uno spazio espositivo a cielo aperto dove le opere d’estro umano si coniugano con quelle della natura, ed infine l’Auditorium. Un piccolo Auditorium di circa 350 posti è la sintesi della sua immensa carriera. La continuità così seducente della curva bianca, che richiama quell’acustica visiva tanto ricercata dal suo maestro francese, accompagna una struttura pensata per interagire sia con il contesto urbano che quello naturale. E attraverso una grande superficie riflettente sia crea un continuum con il paesaggio circostante in grado quasi di smaterializzare l’intero volume.

Il teatro è certamente uno dei temi di architettura più studiato e sviluppato: da Walter Gropius ad Henry van de Velde, da Peter Behrens a Ludwig Mies Van der Rohe; tutti i più importanti maestri del ‘900 si sono confrontati con esso, affascinati, quasi ossessionati, dalla sua natura duale e dal modo di interpretarla nell’unione in un unico spazio di arte e società. E qui il maestro ci regala la sua visione di tale dualismo, un unico guscio capace di racchiudere al suo interno, in un modo quasi materno, un luogo dove artista e spettatore si fondono senza soluzione di continuità. Uno spazio che si àncora al ripido versante costiero e si protrae nel vuoto, riprendendo un altro palco della città, quello del Ravello Festival: un palco che dai giardini incantati di Villa Rufolo e si libra sul mare e sui pendii per fondere arte e natura in un unico elemento.

Niemeyer capta l’importanza che questo palco ha per la città, ormai divenuto un simbolo identificativo, e lo reinterpreta creando uno spazio moderno e contemporaneo le qui radici si ancorano saldamente alla città ed al suo passato; legame che si manifesta anche nell’affaccio curvilineo posto dietro il palco che serve a riproporre quella fusione tra arte e natura. Un regalo del grande maestro brasiliano che in modo quasi provocatorio ci invita a riflettere come i centri Medievali del Mezzogiorno italiano, fin troppo museificati, possono e devono dialogare con l’architettura moderna.