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Petra Stavast
Artwort Photography Searching for Ramya – I vissuti fotografici di Petra Stavast
  • Photography

Searching for Ramya – I vissuti fotografici di Petra Stavast

  • 23 February 2015
  • Felice Moramarco

La condizione individuale all’interno delle nostre società frammentate e parcellizzate ci conduce spesso a concepire i singoli uomini come monadi chiuse l’una all’altra, le cui relazioni si limitano allo scambio di prestazioni o di informazioni. Diventa difficile pensare che ogni individuo è in realtà trapassato da rette che attraversano il vissuto di molteplici esistenze, i cui nodi costituiscono il carico d’esperienza di ognuno.

Riuscire a districare il groviglio di esperienze, trarne delle immagini e costruire una narrazione che tenga conto dell’aspetto sfaccettato e poliedrico di ogni vissuto esperienziale, non è un compito semplice.

Ramya, il “progetto narrativo” per immagini della fotografa olandese Petra Stavast, si confronta con questo compito difficile e intrigante. L’artista è guidata nel suo percorso da una serie inaspettata di coincidenze ed eventi casuali che le hanno indirizzato e tracciato il percorso.

La giovanissima fotografa olandese, trasferitasi ad Amsterdam nel 2001, si ritrova a condividere un appartamento con Ramaya. Petra Stavast è attratta da questa donna e comincia a ritrarla nella sua quotidianità. Il loro rapporto è quindi scandito dagli scatti fotografici e mediato dall’obiettivo della fotocamera.

Circa dieci anni dopo Ramya muore e Petra entra in possesso delle fotografie del periodo in cui venti anni prima aveva vissuto nella comune di Rajneeshpuram, creata dai seguaci Osho nel deserto dell’Oregon. Scopre inoltre delle fotografie scattatele di nascosto da un suo vicino di casa.

Muovendosi all’interno di questo prezioso intrico di immagini, Petra Stavast ricompone e mette in relazione alcuni tratti del vissuto di Ramya in modo da schiuderlo e renderlo eloquente.

Ramya non è il tentativo di ricostruire i fatti che hanno costellato un’esistenza. Ramya è una sfida con cui l’artista si confronta, su cui misura le proprie capacità mimetiche e la propria sensibilità iconografica, cercando di intercettare le immagini e lasciarsi guidare dalla loro flebile forza, di coglierne la coerenza interna, muovendosi all’interno di un campo pieno di contraddizioni e punti oscuri, senza tuttavia forzarli o occultarne la presenza.

Così Petra Stavast descrive questo particolare processo:

My fascination goes out to Ramya, that comes first. I am fascinated about the many storylines that opened themselves up to me, as an artist and as a person, just by being there and being sensitive enough to recognize them as being valuable. In general, like I think I told before, I feel confident in the process of reconstructing something. The freedom I feel while gathering, transforming and translating is important to me, although this freedom doesn’t result in fiction: I try to stay away from fiction in re-writing someones history, it just never crossed my mind to do so. I do shift perspectives so the story doesn’t reveals itself as one fluent narrative, there are a lot of holes and contradictions. I have an unlimited urge to dig deeper, loosing myself in details, searching for Ramya on all levels and from all perspectives that are in my reach. Every image, letter or conversation can be a starting point for a new investigation, a new part of the total. What also is fascinating that form kind of follows content; each storyline has its own structure, it just extorts itself.

Searching for Ramya è la mostra curata da Saul Marcadent presso la Pomo Galerie a Milano che propone una selezione di scatti fotografici dal progetto Ramya.

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Felice Moramarco

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