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Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Artwort Architecture Emilio Ambasz – Metafore di architettura
  • Architecture

Emilio Ambasz – Metafore di architettura

  • 29 May 2015
  • Marco Ferrari

‘I opted to be a fabulist rather than an ideologist because fables retain the ring of immutability long after ideologies have wilted’

Bastano due muri a definire una casa, è il paradosso che postula la Casa de Retiro Espiritual dell’architetto argentino Emilio Ambasz mostrando lo scheletro di significati nascosto dietro ogni costruzione ed esponendone il simbolismo ultimo, la favola segreta racchiusa dietro ogni muro. Costruita nel 1975 nella regione spagnola dell’Andalusia nei dintorni di Cordoba, la casa si mostra come simulacro di sé stessa, rovina perfetta di una costruzione mai pervenuta. L’ingresso è un metafisico sipario in muratura che fronteggia il visitatore come una prua e fende lo spazio in due porzioni, non definite ma separate, creando un ambiguo interno. Inaspettatamente, e come da tradizione nell’architettura arabo-andalusa della regione, il fulcro dell’ambiente è un vuoto, un esterno limitato dai muri svettanti da un lato, e da un interno ipogeo dall’altro. La casa a corte tipica della zona è ora tesa tra due opposti, tra l’anelito dell’ascesa e la sicurezza della vita quotidiana, tra il ‘ritiro spirituale’ evocato dall’architetto e l’ambiente domestico, interrato al fine di garantirne una maggiore inerzia termica soprattutto nella calda estate spagnola.

Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz

I due muri imbiancati costituiscono il vestibolo d’accesso e proteggono la casa dai venti settentrionali, evocando al contempo ombre sempre variate sul cortile interno. Rifugio ultimo e splendido belvedere, il balcone posto in sommità, intagliato in più di 3000 pezzi da artigiani locali, riprende fedelmente i canoni tradizionali e si presenta come un ready made abbarbicato quasi per capriccio, in bilico sulla cima dei muri posti ad angolo. Questi sono solcati da due scale gemelle e da un corrimano ondulato che è anche canale di acqua: la sorgente, posta al vertice, si riversa verso il basso percorrendo diagonalmente le murature in un crescendo di intensità sonora, per raccogliersi nello spazio quieto del cortile. Gli spazi interni si nascondono dietro un portico perennemente ombreggiato posto a sud, e si compongono di un ampio open-space irregolare a cui si aggregano gli ambienti di servizio, singolarmente ricavati nel terreno e illuminati da lucernai, su cui l’architetto sperimenta le forme curvilinee e biomorfe che gli sono proprie. Ambasz però in questa opera si dimostra particolarmente efficace nel confrontarsi con il paesaggio senza indulgere troppo in formalismi eccessivi, molto attento invece alla cura dei dettagli e dei materiali, riuscendo ad evocare una fiaba moderna nell’accostamento surreale di elementi e forme, fedele all’idea che fare architettura significhi dotare il pragmatico di forme poetiche. I due muri sono metafora spaziale suprema, e più ancora che nelle opere dell’ammirato Barragán, qui si caricano emotivamente di significati e rimandi. Ripristinando all’immagine la funzione evocativa del mito, Ambasz spoglia la pratica architettonica dall’unilateralità della teoria e la trasporta al livello ambiguo della metafora, di quella che chiama la ‘fabula rasa’ da cui parte la sua architettura. Oltre la praticità e l’ecologia presenti in tutta la pratica professionale di questo architetto, ciò che resta sempre sottesa è un’apertura al mistero, al contenuto emozionale, per regalare ai fruitori di questi spazi rituali e cerimonie che possano permeare la vita di tutti i giorni.

Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
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Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual – Emilio Ambasz
Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
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Casa de Retiro Espiritual - Emilio Ambasz
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Marco Ferrari

Laureato in architettura ma interessato a qualsiasi altra cosa, ha frainteso la formazione come una scusa per spostarsi dalla Aarhus School of Architecture al Giappone di Sou Fujimoto, dal Cile della tesi all'India di Studio Mumbai. Ha lavorato per Dorte Mandrup, Cassina e Spaces like Actions.

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