Gli onirici mondi sospesi di Francesco Romoli ci lasciano così, senza fiato, librati in un equilibrio precario a valutare sensazioni ed emozioni nell’osservare paesaggi dipinti di finti colori. Tingeranno futuri cosmi fluttuanti nel nulla? Forse.


Romoli, fotografo che lavora molto con la grafica digitale, ha elaborato un mix di fotografia still-life e manipolazione grafica in quest’ultimo lavoro, una serie di fotografie che sono forse l’unica possibile e coerente evoluzione delle sue opere precedenti. Così infatti aveva scritto per le sue imaginary towns:
“Ruined buildings, lost in some desert beyond reality.Reflections of what was. Characters living in houses that no longer exist. A world cast beyond the frontiers of our own, where the adventures of fragile beings, who ignore why they were born, are shared. Beings for whom two thousand years will not be enough time to grow.”
I suoi mondi sospesi sono visioni da conservare, da collezionare come figurine per giocare scommettendo sul possibile vincitore: la casa che vola come quella di Carl Fredricksen in Up o l’inquietante castello avvinghiato alla montagna che ricorda il delittuoso monastero del Nome della rosa?
Tutto è possibile nelle immagini inventate da Francesco Romoli, perfino ricoprire quegli universi allarmanti sotto una coltre di neve per alleviare affanni e assopire animosi quesiti.


“Dark City is disturbing, just as disturbing as losing touch with reality,
when differences emerge quickly, points of reference collapse in on themselves, and the certainty of doubt is all that remains.”
Riflessioni sulla transitorietà delle cose.





