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Artwort Columns The Past is Present Costantino Nivola: un legame indissolubile con la Sardegna
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  • The Past is Present

Costantino Nivola: un legame indissolubile con la Sardegna

  • 20 March 2020
  • Artwort
di Letizia Melano

Un artista nella costante condizione di migrante, ma che sempre ricorderà le sue origini, la sua terra natia, la distante e enigmatica Sardegna, la sua infanzia, perché “tutto quello che mi è successo in seguito, l’ho inventato a quell’età”.

Costantino Nivola nasce nella piccola Orani, nel cuore della Barbagia, nel 1911, sesto di dieci figli. Fin dall’infanzia sperimenta la difficile vita di una famiglia povera in Sardegna, ma ben presto, mostrando lodevoli capacità nelle arti manuali esce da Orani alla volta del nord Italia. La partenza è un evento traumatico che lo fa sentire sradicato, ma è soltanto il primo di una serie di distacchi destinati a scandire le fasi della sua vita. Infatti, date le sue posizioni fortemente critiche nei confronti del regime, è costretto a scappare a Parigi prima, e negli Stati Uniti poi, nel 1939, con l’appena sposata Ruth Guggenheim, giovane ebrea tedesca. In America raggiunge presto il successo e entra in contatto con alcuni dei più rinomati artisti dell’epoca: Walter Gropius, Marcel Breuer, László Moholy-Nagy, Jackson Pollock, e soprattutto Le Corbusier, che diverrà suo mentore ed amico.

Nivola con LeCorbusier

Nonostante si cimenti nel corso della sua vita in diverse forme d’arte, la sua scultura riveste un ruolo di importanza fondamentale per aver aggiunto una nuova tecnica di esecuzione a quelle già esistenti, il sand casting, ma soprattutto perché intesa come arte corale, quotidiana, pubblica. Nivola aveva infatti compreso quanto fosse fondamentale che l’arte fosse accessibile a chiunque. Il suo lavoro è in continuo dialogo con l’architettura, con il contesto dell’opera, e soprattutto con i fruitori degli spazi, con la gente comune, pensata per migliorare, in senso umanistico, l’esperienza del vivere urbano. Scrive infatti l’artista nel 1958:

“Se artisti e architetti non riusciranno nella sfida di rendere le nostre città più belle, altri, meno dotati di immaginazione e dallo scarso senso civico, continueranno a perpetrare il male architettonico delle nostre città.”

Costantino Nivola
Showroom Olivetti
Dipinto di NewYork

Ciò che continua a colpire dopo tanti anni, è come l’eredità antropologica della Sardegna sia stata il punto di forza della visionaria, seppur di una semplicità spiazzante, arte di Costantino. Nella sua carriera il contrasto tra la limpida Orani e l’enorme New York lo accompagneranno sempre, basta guardare le affollate e dense tele, fitte di linee e colori, con cui l’artista ritrae la metropoli americana.
La Sardegna è da sempre un territorio complesso, dalle mille sfaccettature. In molti hanno provato a raccontarne il complicato legame tra contemporaneità e tradizione, la tensione sempre più crescente tra locale e globale, la storia di una terra ancora sconosciuta ai più nella sostanza.
Nivola rappresenta l’esempio di un uomo semplice che è riuscito ad andare oltre, ad oltrepassare la terra nativa, ma senza dimenticare mai, nonostante tutto, le proprie origini, anzi sfruttandole ogni giorno, utilizzandone i contenuti arcaici e ancestrali, raccontandoli oltre oceano, integrandoli con ciò che l’America era e diventando l’uomo sardo più conosciuto al mondo.

Ritorno a Orani
Ritorno a Orani
Ritorno a Orani
Ritorno a Orani
Ritorno a Orani

Questa tensione è rappresentata magnificamente dalle fotografie scattate nel 1958, dal fotografo Carlo Bavagnoli, che documentano il ritorno di Costantino a Orani, mostrando con garbo il forte contrasto fra la cultura di un paese dell’entroterra sardo degli anni ’50, una comunità di pastori che aveva certamente avuto non molti contatti con l’arte, e le più recenti tendenze artistiche incarnate nell’opera di Nivola. Ma se il contrasto è forte non è però affatto aspro: si traduce anzi, in un’allegra follia e un clima di festa.

Ritorno a Orani

Gli interventi di Nivola in quei giorni resteranno nella memoria del paese come una vera e propria performance, che vedrà molti abitanti nelle vesti di protagonisti invece che di semplici fruitori. Forse infatti era proprio questa la vera opera d’arte a cui Nivola aspirava: l’espressione piena di curiosità dei bambini e l’aiuto entusiasta dei suo vecchi compaesani.
In questa occasione si trova a realizzare alcune delle opere più ambiziose della sua vasta produzione, come il famoso graffito della facciata della chiesa di Sa Itria.

Costantino Nivola
Pergola Village

Altra opera suggestiva, pensata nel 1953, ma mai realizzata, per Orani è il Pergola Village, in cui si immaginava le case del paese unite da un sistema di pergolati, che avrebbe trasformato le strade, spazi tipici del vivere comune in Sardegna, in spazi collettivi, in cui il confine tra pubblico e privato andava sgretolandosi, per rafforzare il legame sociale tra gli individui. Un progetto interessante dove si può rivedere la stessa necessità di non perdere il senso di comunità e l’importanza della condivisione della vita che percepiva Maria Lai, nel suo “Legarsi alla montagna”, per la comunità di Ulassai.

Costantino Nivola

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