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Artwort Art Darkecological Skin, a womb singing: la drone performance di g. olmo stuppia in Villa Caprera
  • Art

Darkecological Skin, a womb singing: la drone performance di g. olmo stuppia in Villa Caprera

  • 26 October 2020
  • Fabiola Mele

Domenica 11 ottobre 2020, g. olmo stuppia ha realizzato la drone performance Darkecological Skin: a womb singing (studio I) nella suggestiva cornice di Villa Caprera, a Castello di Godego (Treviso), come atto conclusivo del one day retreat interdisciplinare Rituali nel Bosco, organizzato da Massimo Santi e da me curato.

g. olmo stuppia Darkecological Skin, a Womb Singing, 2020, Ph. Elena Andreato

Darkecological Skin, a womb singing (studio I) è stato concepito come un canto sordo e sensuale, narrazione dell’ecologia perduta e del potere della tecno-estetica sulle forme di vita. Evoluzione della precedente Archéologie du Futur, presentata a novembre 2019 all’Institut Nationale d’Histoire de l’Art di Parigi, l’artista ha sviluppato appositamente per la cornice del bosco di Villa Caprera quella che può essere definita come una scultura sinestetica donna-macchina: un drone dotato di uno speaker appeso a un filo lunghissimo avrebbe dialogato coi movimenti di tre performer donne e con le video-proiezioni circostanti di immagini legate al processo neomachista contemporaneo: il modellino CGI di una donna di colore incinta ruota su di un piedistallo con dei fiori in mano, coacervo simbolico delle minoranze più vulnerabili e allo stesso tempo più strumentalizzate.
Su proposta dell’artista, ho avuto modo di vivere la performance da due prospettive: dall’esterno come co-curatrice dell’evento e dall’interno come performer. Al mio fianco, ho avuto l’onore di essere accompagnata da professioniste come Francesca Mariano, aka Serpentine Dance, artista, danzatrice, guaritrice Reiki e creatrice di percorsi di ricerca come Archeo Choreology e Water Information Transmission, e Silvia Fontana, performer, ballerina e fondatrice del Collettivo Daylight al Tempio del Futuro Perduto a Milano.

g. olmo stuppia Darkecological Skin, a Womb Singing, 2020, Ph. Elena Andreato

In una domenica autunnale particolarmente piovosa, i partecipanti – su prenotazione ed entro le soglie aggregative previste dalle normative anti-Covid – hanno potuto prendere parte ad un pomeriggio di workshop seguito dalla restituzione della settimana di residenza in loco del collettivo Yslam Boys e infine dalla performance di g. olmo stuppia.

g. olmo stuppia Darkecological Skin, a Womb Singing, 2020, Ph. Elena Andreato
g. olmo stuppia Darkecological Skin, a Womb Singing, 2020, Ph. Elena Andreato

Le luci allo xeno di una Mercedes Suv investono la radura. Un drone si alza in volo. Noi performer, vestite di tutto punto nelle nostre uniformi di k-way neri e occhiali protettivi, entriamo in scena a bordo del Suv, guscio/utero sensuale e protettivo. Il drone dà inizio al rituale procedendo bassissimo su di un laghetto artificiale, agitando con i suoi moti d’aria l’acqua e le piante circostanti, come in una danza primigenia in cui la macchina riattiva gli elementi di una natura che si dà per spontanea, ma che a ben vedere è altrettanto antropogenica. Presenza, quella antropica, che viene introdotta nella seconda parte della performance, nel momento in cui il drone torna a terra per essere collegato alla cassa da cui parte il sound design realizzato appositamente dall’artista Domenico Palmieri. Ci stringiamo intorno al drone e ne accarezziamo i profili metallici con la stessa premura che si darebbe ad un animaletto indifeso. Lentamente quest’ultimo riprende il volo salendo in altissimo. Del drone, nascosto nel buio del cielo scrosciante, non restano visibili che il lampeggio dei led e la cassa, ondeggiante ad altezza d’uomo. Inseguiamo quest’ultima con movimenti lenti ma incalzanti, il trasporto e la sintonia tra le parti sono tali che adesso ci cingiamo e ci allontaniamo alternativamente, seguendo indistintamente gli spostamenti dell’una o dell’altra, in un atto di condivisione catartica donna-macchina misto ad acqua, erba e fango. Rientriamo sulla Mercedes nera, mentre per gli spettatori riparte la musica – “only playing vinyl” – grazie al dj-set di Massimo Santi.

Fabiola Mele, architetta, artista, curatrice, gestisce i contenuti artistici del progetto di e-clubbing e e-exhibit Covid Room. Vive tra Napoli e Parigi.

g. olmo stuppia Darkecological Skin, a Womb Singing, 2020, Ph. Elena Andreato
g. olmo stuppia Darkecological Skin, a Womb Singing, 2020, Ph. Elena Andreato

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