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La graphic designer americana di origine giapponese Tomoko Miho – Los Angeles 1931, New York 2012 – nelle sue opere è riuscita a coniugare un minimalismo raffinato ad un modernismo sempre attuale, ma è anche nota per il suo interesse per la relazione tra spazio e oggetti.
Nei suoi poster, libri, cataloghi, loghi, insegne, showroom, sempre le linee guida del suo ingegno scoprono un preciso rapporto tra immagini e informazioni, tra concetti e dettagli.
Dopo aver trascorso i suoi primi anni con la famiglia in un campo di internamento in Arizona – “Per riprenderci, abbiamo dovuto eccellere” diceva – e dopo una laurea in design industriale presso l’Art Center School di Los Angeles si trasferì a Filadelfia per raggiungere il marito James Miho e poi in Michigan, dove fu assunta come designer di packaging dalla Harley Earl Associates Inc.

All’inizio degli anni sessanta fece un lungo tour di sei mesi in Europa insieme a James – girarono in lungo e in largo a bordo della loro nuova Porsche argentata – e iniziò così una lunga e intensa collaborazione ‘progettuale’ tra di loro durata due decenni: i Mihos.
L’Europa di quegli anni offriva un fervore creativo che conquistò i due artisti e l’approccio alla grafica svizzera, con i nuovi caratteri Sans Serif, divenne uno stile progettuale che venne immediatamente assimilato dalla cultura americana. I nuovi caratteri divennero simbolo di un’essenza democratica internazionale, apartitica. Ricorda il designer norvegese Martin Pedersen: “A quei tempi, per vincere un premio di design, bastava usare l’Helvetica.”

Durante il loro tour europeo molti gli incontri con artisti internazionali: in Svizzera il pittore e scultore Hans Erni, a Basilea l’artista e designer Herbert Leupin, a Milano Giovanni Pintori, direttore artistico della Olivetti; in Germania visitarono la Hochschule für Gestaltung, la famosa scuola di design di Ulm, e conobbero il graphic designer Tomás Gonda; in Finlandia Armi Ratia, creatore dell’immagine dell’impresa finlandese Marimekko e il designer industriale Tapio Wirkkala.
“Unire spazio e sostanza” la definizione usata da Tomoko per definire il suo lavoro futuro dopo il lungo viaggio colmo di interessanti spunti e ispirazioni.

Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta lavorò a diversi progetti di comunicazione della Herman Miller, ditta di arredamenti e mobili per ufficio; in seguito lavorò per un paio d’anni nella sede CARD di Chicago per poi aprire una filiale a New York.
Negli anni ’80 – fondatrice e direttrice della Tomoko Miho Co. – realizzò opere d’arte e allestimenti per gli showroom di New York, Long Island e Los Angeles della Herman Miller.
Il particolare senso dello spazio di Tomoko allude allo shakkei – che significa “prendere in prestito uno scenario” – una tradizionale disciplina giapponese di progettazione di giardini dove si integrano sfondi a nitidi primi piani. Ma anche, come per i surrealisti, ama giocare con le illusioni trompe-l’oeil legando il tutto con il suo squisito senso delle proporzioni.
Un poster traslucido a tre strati per il sistema di uffici “Ethospace” di Herman Miller è una eclatante dimostrazione del principio shakkei dove sottilissimi fogli di carta da lucido, fissati da un occhiello, ruotano per creare layout e visioni impreviste e sorprendenti.
Lungo l’elenco dei suoi importanti clienti: oltre alla citata Herman Miller Inc. anche Omniplan Architects; Champion International Corporation; Mellmuth, Obata & Kassabaum Inc.Architects; il Museum of Modern Art di New York; il National Endowment for the Arts; la Isamu Noguchi Foundation, Inc.; Neiman Marcus; Jack Lenor Larsen Inc….
La poetica di Tomoko Miho, fatta di scritte in caratteri piccoli, didascalie brevi, vuoti e pieni, spazi armonicamente progettati, design di packaging o wayfinding, rende ogni immagine maestosa catturando la nostra attenzione.

L’immaginazione al servizio di una creatività studiata in ogni minimo dettaglio. Così un semplice foglio di carta si può trasformare in un’infinita porzione di cielo.
Le opere di Tomoko Miho si trovano al MOMA, alla Library of Congress di Washington, alla Cooper Hewit di N.Y. e sono state pubblicate su numerose riviste di design ed esposte e premiate in mostre internazionali.


