Cristina Troisi è una fotografa e video artist salernitana di base a Milano.
I suoi lavori sono un caleidoscopio di immagini statiche e in movimento, still life, scatti rubati, fotografie concettuali e suoni decontestualizzati che creano atmosfere inaspettate.
Quello di Cristina è un modo di creare impulsivo, non ragionato, che parte dall’esigenza di ricordare per sempre un momento o un dettaglio e di esternare le sue emozioni per condividerle. Ne è un esempio il suo progetto di street photography People&Stuff, una raccolta visiva e sonora di dettagli e piccole perle che incontra durante le sue passeggiate solitarie, che le permettono di entrare in contatto silenzioso con i suoi soggetti.

La sua produzione artistica è talmente variegata che risulta difficile ingabbiarla con un’etichetta o sotto un genere. Per presentarsi e farci conoscere il suo lavoro e il pensiero che vi si cela dietro, ci ha invitati nel suo appartamento milanese, ci ha mostrato i lavori che ritiene più rappresentativi e ce li ha raccontati.

Fotografia,video, sound design e grafica, il tuo lavoro è decisamente trasversale. Come ti definiresti?
Trovo difficoltà nel definirmi con un appellativo che inserisca la mia persona in un ambito artistico e/o professionale circoscritto; forse potrei definirmi Visual Artist, anche se non racchiude in sé una parte fondamentale della mia ricerca, ovvero quella audio.
Per questo motivo ho inventato una sorta di “locuzione” in cui mi riconosco e che in modo sintetico spiega quello che faccio: random collages of my brain.
Il processo creativo delle mie opere infatti è spesso un mix di immagini, emozioni e suoni che dal mio archivio, mentale e fisico, decido di fondere insieme.
Le mie “ossessioni” visive spaziano dal grottesco al puro concettuale, dalla cruda realtà alle astrazioni più profonde della mia mente, dai colori tenui a quelli più sgargianti, quasi acidi; dal cielo alle ombre, soprattutto la mia che ritraggo tutte le volte che mi si materializza davanti.
Tutto convive e dialoga in modo ritmato nel momento della composizione.

Un estratto da “Eutimia”, un progetto che esplora i sentimenti di neutralità e serenità del corpo e dell’anima fondendo still life e ritrattistica.

Come hai iniziato il tuo percorso lavorativo? Hai sempre voluto essere una fotografa?
Una mia grande passione fin da piccola era disegnare e progettare: illustrazioni, fashion design, grafica. Così ho iniziato il percorso accademico di Disegno Industriale che mi ha permesso di capire che la parte che mi interessava di più era quella della ricerca e creazione delle immagini fotografiche.
Così dopo la laurea, ancora in fase di assestamento, ho ritrovato una vecchia reflex analogica in un cassetto di casa e ho iniziato a scattare. Ho deciso di cambiare aria, di cambiare città e intraprendere questa strada. Ancora oggi, ogni giorno mi rendo conto di quanto comunicare con le immagini, che siano ferme o in movimento, sia una profonda necessità per me.

Per il tuo progetto “People&Stuff” qual è la cosa che ti affascina in quello che incontri per strada?
Qual è il quid che attira la tua attenzione?

Sicuramente il modo in cui le persone o/e gli oggetti si fondono con i luoghi in cui si trovano anche solo per pochi millesimi di secondo, o come al contrario sono totalmente fuori contesto diventando un elemento di rottura nel disordine ordinato delle strade.
Amo come i colori di cui si vestono le persone si matchano con il paesaggio o con l’architettura; amo immaginare cosa stia pensando quella persona in quel momento e spesso per un gioco di empatia diventa quasi un dialogo silenzioso tra me e il soggetto.

La realtà sfuggente, casuale ed inaspettata del quotidiano.
Come un diario, People&Stuff è una raccolta giornaliera di persone, oggetti e luoghi che catturano la mia attenzione.

Quando ti imbatti in qualcosa che cattura la tua attenzione, come decidi se fotografarla, riprenderla o registrarla?
Bella domanda, dipende da come quella cosa o persona mi colpisce, ognuna ha un impatto esclusivo su di me; da lì nasce il bisogno di immortalare quel momento a 360°, utilizzando diversi devices.
Nel momento in cui mi soffermo su quel “qualcosa” si risvegliano in me emozioni remote o totalmente nuove e la mia necessità di elaborare ed esternare tutto ciò si traduce in un contenuto visivo o audiovisivo.

Questo video racconta uno dei miei rifugi mentali, senza spazio e senza tempo: il rumore bianco.
Ho immaginato come spiegare con le immagini una sensazione acustica, creando un “overdub” di forme e suoni.

Ci racconti tre eventi che hanno segnato il tuo percorso artistico?
Sicuramente il trasferimento a Milano ha influenzato positivamente il mio percorso artistico e anche di vita, ho iniziato a costruire tutto quasi da zero ed in maniera completamente autonoma ed indipendente.
Ho imparato, anzi, tutt’ora sto imparando, a conoscermi; penso sia fondamentale per relazionarsi nel modo giusto con le altre persone. Credo molto nelle relazioni umane e nell’empatia, quando scelgo di fare dei ritratti, o mi vengono commissionati, la cosa fondamentale per me è entrare in connessione con chi ho davanti; la macchina fotografica diventa trasparente e lo scatto diventa uno scambio di sguardi, senza imbarazzi o forzature.
Un altro evento che ha dato una sterzata al mio lavoro e che mi ha accompagnato nell’identificazione del mio stile e della mia visione è stato quello di iniziare a girare dei piccoli video con una macchina fotografica un po’ datata, ma molto speciale per me perché mi aiuta a rendere tangibile quello che immagino.
Ma soprattutto, quello che ha segnato il mio percorso artistico/di vita è stato raggiungere la consapevolezza che qualche volta “non tutto il male viene per nuocere”; dagli eventi negativi, che inevitabilmente segnano la nostra vita, può venire fuori una forte spinta e motivazione per inseguire e raggiungere i nostri obiettivi. Le emozioni, nella loro molteplicità, sono la mia materia prima.

Il mare per me è un elemento fondamentale che mi lega inesorabilmente alla mia terra, alla mia famiglia e ad un turbinio di emozioni contrastanti ed incessanti, a cui dedico gran parte dei miei lavori; è un’immagine che seppur ormai un po’ lontana, non vivendo più a Salerno, mi accompagna sempre e che ritrovo anche metaforicamente altrove come in questo video che ho girato a Milano che porta la mia immaginazione in mare aperto.

Un posto, un fotografo e un brano che ti ispirano.
Definire un posto che mi ispira è quasi impossibile per me, perché la mia ispirazione forse più di tutto dipende da come la luce si muove e cambia negli ambienti, sia quella naturale che quella artificiale delle strade quando cala il buio.

William Eggleston è stato il primo fotografo che a cui mi sono appassionata e legata, che mi ha fatto pensare : “voglio fare questo, voglio raccontare storie di colore, di luce e di composizione”. Mi affascina il suo modo di catturare la bellezza e la complessità quotidiana dell’ordinario.

La musica e i suoni in generale per me sono fondamentali nella creazione ed esecuzione finale dei miei progetti, bombardo le mie orecchie con le melodie più disparate, switchando da un genere all’altro in modo quasi schizofrenico, sono sempre alla ricerca di nuove composizioni ma un artista costante da sempre per me è Aphex Twin.
La sua musica ispira tanti aspetti della mia vita, non solo quello artistico, potrei ascoltare Stone in focus in loop per 24h e percorrere migliaia di chilometri di cielo senza muovermi, sentirmi all’inferno e subito dopo in paradiso.

Progetti futuri
I progetti futuri sono davvero tanti, sia quelli personali che le collaborazioni, di cui una a quattro mani che sta già bollendo in pentola.