La ricetta della felicità

Presented by

Illustrazioni
Matteo Signorelli
Testo
Martina Bliss

La Danimarca da molto tempo è in cima alla classifica dei Paesi più felici al mondo, al punto da essere definita “la superpotenza della felicità”. Da anni è ai primissimi posti del World Happiness Report commissionato dalle Nazioni Unite (nel 2017 si è posizionata al secondo posto dopo i cugini norvegesi) e la rivista Monocle ha incoronato diverse volte Copenaghen la città più vivibile del mondo. 
Ma qual è il segreto del paese scandinavo?
Per rispondere a questa domanda sono stati condotti studi da università, sindacati e giornalisti ed è stato addirittura fondato l’Happiness Research Institute, un istituto di ricerca che analizza il benessere e la qualità della vita dei danesi provando ad individuarne le cause per creare un modello da esportare nel resto del mondo.
 A prima vista, si potrebbe individuare la ragione del benessere nella felicità del suo popolo. I danesi sono infatti invogliati a sostenere gli alti oneri fiscali perché ciò che ricevono dallo stato è direttamente proporzionato alle alte tasse. Un po’ come se, pagandole, comprassero il loro benessere. Eppure, scavando più a fondo, la verità si arricchisce di nuovi fattori.
 Per esprimere in una sola parola questa sensazione di felicità così tipica, i danesi hanno addirittura un termine, hygge, parola che racchiude un insieme di elementi che, combinati insieme, generano uno stato di benessere diffuso che non si spiega, ma si vive.
 L’origine della parola viene fatta risalire a un termine norvegese che significa proprio “benessere”, ma c’è chi sostiene che derivi da “hugge” ovvero “abbracciare”. Per altri, invece, deriverebbe da “hygga”, termine della lingua norreana che sta per “confortare”. È interessante notare come, per quanto diverse tra loro siano le origini a cui la parola è stata fatta risalire, i significati siano tutti elementi importanti della filosofia hygge.
 Nel suo libro “Hygge – La via danese alla felicità”, Meik Wiking, direttore dell’Happiness Research Institute di Copenhagen, prova a darci una definizione più precisa:

“La hygge è legata a un’atmosfera e a un’esperienza più che agli oggetti. È stare con le persone che amiamo. È la sensazione di essere a casa, di trovarci al sicuro, di essere protetti dal mondo e poter quindi abbassare la guardia. Magari semplicemente conversando sulle piccole o grandi cose della vita, godendoci una compagnia tranquilla e silenziosa oppure sorseggiando una tazza di tè da soli.”

I fattori generatori della hygge sono molti e forse un po’ soggettivi, quindi proveremo a sintetizzarli in 4 punti fondamentali.

LUCE

Se chiedete ai danesi la prima cosa a cui accostano la parola hygge, la maggior parte di loro risponderà: le candele. Queste, infatti, sono uno degli ingredienti fondamentali per creare un’atmosfera hygge, non a caso il lyseslukker – ovvero il guastafeste – in danese è letteralmente “colui che spegne le candele”.
 Chi è stato in Danimarca avrà senz’altro notato che le candele sono dappertutto, nei luoghi pubblici, nelle case, addirittura negli uffici e nelle scuole. Secondo la European Candle Association, un danese brucia ogni anno circa 6kg di cera da candele, quasi il doppio rispetto all’Austria, Paese al secondo posto tra i più avidi consumatori di candele in Europa. Ma per i danesi il culto della luce non si limita a questo.
 Non è un caso che alcune delle lampade più iconiche del mondo risalgano all’epoca d’oro del design danese e ai suoi più illustri portabandiera, da Arne Jacobsen a Verner Panton. Ogni buon cittadino di questa nazione scandinava, creandosi il nido all’interno della propria casa, sceglie con cura una lampada e la sua posizione.
 È importante sapere che i danesi rifuggono le luci fredde e quelle ad alta temperatura e in linea di massima la regola generale da conoscere è: più bassa è la temperatura di colore della luce, più alta è la hygge. Anche i ristoranti e le caffetterie di tutto il Paese sono caratterizzati da luci soffuse che innescano una sensazione di tepore, prima visivo e poi spirituale. L’ossessione dei danesi per questo elemento probabilmente risale alla scarsità di luce naturale di queste latitudini nel periodo dell’anno che va da ottobre a marzo, una scarsità che loro compensano con una temperatura della luce artificiale perfettamente calibrata. Sarà per questo che il periodo più ostico dell’anno in Danimarca è anche il più hygge?

CASA

La hygge può essere provata ovunque, l’importante è sentirsi bene. Ma dovendo trovare un posto ideale per crearsela, questo è senza dubbio la casa. Arredate in modo talmente tipico da essere riconosciute in tutto il mondo come “stile danese”, appartamenti e case rispecchiano tutto l’amore di questo popolo per il design.
 Linee essenziali e pulite ma con tanto carattere, colori naturali, piante, legno grezzo e oggetti vintage sono gli elementi in cui immancabilmente inciamperete varcando la soglia di una casa danese. Grande importanza è data al senso del tatto (che forse è il più “hygge” dei 5): è per questo che il legno è preferito al metallo, la ceramica alla plastica e così via. Semplicità, funzionalità e modestia sono 3 elementi fondamentali nella scelta dell’arredamento. La cura con la quale i danesi arredano le proprie case trova ragione nel fatto che la prima sede della hygge è proprio questa. Il 71% dei danesi, infatti, preferisce la hygge casalinga (ovvero la hjemmehygge).
 Ma se da un lato la casa è un nido creato a propria immagine e somiglianza, dall’altro è il luogo cruciale della vita sociale. Mentre nella nostra cultura si preferisce incontrare gli amici in un locale o in un bar, la perfetta serata danese è un gruppo di amici raccolti davanti al camino, cellulari spenti, a parlare e ridere per ore, a richiamare vecchi ricordi e a crearne di nuovi.

Uno stile di vita improntato alla hygge ha come primo beneficio quello di allontanare da sé ansia e stress, portando al contempo in casa benessere e tranquillità. Edison Casa Relax ha lo stesso obiettivo: garantisce a chi lo sottoscrive –a un costo di 6.50€ al mese– un’assistenza completa per i guasti all’impianto elettrico e a quello del gas, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

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LEGAMI

Quello che sembra essere l’elemento tra tutti più influente nella creazione della hygge è l’intrecciare rapporti sociali. Stando al World Happiness Report “i basilari standard di vita sono cruciali per essere felici, ma una volta soddisfatto questo requisito minimo, la felicità è influenzata più dalla qualità dei rapporti umani che dal reddito”.
 In Danimarca si è particolarmente inclini a creare e mantenere rapporti sociali forti dato che il benessere medio e il rapporto equilibrato tra vita privata e lavoro lo consentono. La hygge ruota attorno all’esperienza condivisa, al presente, al vivere appieno il momento, motivo per il quale, quando si sta in gruppo, i cellulari solitamente vengono spenti. Un fattore da non sottovalutare nelle comitive è la parità tra i membri del gruppo, ovvero l’assenza di leader o figure che dominano la scena, questo facilita l’integrazione delle persone introverse e induce a sentirsi a proprio agio.
 I rapporti sociali più importanti sono le relazioni intime che generano condivisione e ricordi comuni: fare esperienze insieme, condividere pensieri e punti di vista e offrirsi vicendevolmente sostegno.

COMFORT

Ma non è solo la casa il luogo della hygge, anzi, gli ampi spazi aperti lo sono altrettanto e, incredibile ma vero, anche le zone di lavoro possono essere hygge: non a caso in molto uffici ci sono candele, torte e divani per i momenti di pausa. C’è hygge ovunque, stando da soli a leggere un libro sotto le coperte, bevendo un tè davanti al camino, in una serata fuori con gli amici. Possiamo dire che un elemento ricorrente nelle situazioni hygge sia il comfort, inteso come essere a proprio agio, in totale disinvoltura. E quello che contraddistingue la particolare serenità della vita sociale danese sembra essere la capacità di sentirsi a proprio agio all’interno della propria comitiva. 
Nel comfort rientra anche la concezione danese del vestire che in una parola può sintetizzarsi con “discrezione”. Avere classe per i danesi non è portare un bell’abito elegante, ma sentirsi bene nei propri panni. Il casual è la chiave: ampi maglioni, molti strati, colori scuri o comunque non sgargianti. La hygge è legata a una sensazione di comfort e sicurezza che accomuna diversi elementi: il luogo in cui si è, il sentirsi a proprio agio e le persone di cui ci si circonda.