Province è un progetto fotografico collettivo nato nel 2014 che mira a documentare la realtà della provincia e mostrarne gli aspetti. Nasce dall’idea di Eleonora Strano che decide di creare questo progetto insieme ad altri due giovani fotografi, Laurent Carrè e Flaviana Frascogna.

Eleonora Strano è una fotografa indipendente italo-francese. Il suo ultimo lavoro “Una Storia Turkmena” è stato pubblicato sul magazine “Gare de l’Est”, sarà esposto il prossimo ottobre al Sept Off, Festival della Fotografia Mediterranea di Nizza e ha ricevuto il terzo premio del salotto “La Quatrieme Image” di Parigi.

Laurent Carré è un fotografo documentarista indipendente francese che lavora per il Ministère de L’Écologie, imprese private come Oxfam, Rolex, Fragrance Ressource e pubblica su magazine nazionali ed internazionali come:  Le Point, Le JDD, Helsingi Sanomat, Le Monde, Nice-Matin, L’Express.

Flaviana Frascogna è una fotografa documentarista napoletana. Pubblica le sue foto su diversi magazine italiani e divide il suo tempo tra le commissioni dei clienti e progetti personali in Italia e all’Estero.

Abbiamo intervistato Flaviana per sapere di più riguardo questo progetto che sarà presentato oggi, 26 luglio, alla Fondazione Aurelio Petroni.

Ciao Flaviana, è un piacerte conoscerti.
Province è davvero un progetto intrigante, ci spieghi come mai avete scelto proprio questo tema e come è nata questa collaborazione?
Il progetto è nato grazie ad Eleonora che ha concepito l’idea di una serie riguardante la provincia e ci ha contattati per iniziare questa collaborazione. Mi ha subito affascinato il progetto. Province mira ad indagare e documentare la realtà sociale e culturale della provincia, che non è la periferia, spesso si tende a confondere le due cose. Puntiamo a rimuovere gli stereotipi ricorrenti che si hanno nei confronti di queste zone, soprattutto da parte delle persone che vivono in città. Nei nostri scatti riprendiamo still life della vita di provincia, ogni foto racchiude una storia, noi ci concentriamo sulla rappresentazione dell’idea di provincia nel mondo mediante la fotografia contemporanea.

Come è avvenuta la ricerca dei luoghi e dei soggetti? Dove sono state scattate le foto?
Non dirò mai i luoghi precisi dove abbiamo scattato. Siamo partiti dalla Francia fino ad arrivare al sud Italia. La cosa bella è che non è così semplice distinguere o identificare i luoghi degli scatti. Le province vengono identificate come luoghi particolari, facilmente riconoscibili grazie alle loro tradizioni tutte diverse, noi abbiamo cercato di non dare un’identità precisa, siamo passati dal locale al globale. Le province hanno subìto forti mutamenti in ogni ambito e c’è stata nel tempo un’evoluzione per questi luoghi che spesso vengono considerati arretrati rispetto alle città.

Avete notato qualcosa che vi ha colpito particolarmente? Qualche storia che vuoi raccontarci?
Personalmente ho notato che negli ultimi anni c’è stato un ritorno in provincia, forse dovuto alla difficile situazione economica, molti giovani che magari cercavano lavoro nelle città sono tornati nella provincia che oggi è diversa e più innovativa. C’è un mix tra tradizione e novità, ricordo di un contadino che si definiva un contadino 2.0, lui incarna perfettamente questo mix, ha integrato nuove tecniche alla conoscenza tradizionale del nonno, pubblicizza i suoi prodotti su facebook e si considera diverso dal nonno perché rispetto a lui ha studiato.

Per quanto riguarda la tecnica, analogico o digitale? Com’è stato lavorare insieme ad altri fotografi?
Anche noi, per quanto riguarda la tecnica, abbiamo incarnato il mix di tradizione e novità di cui parlavamo prima, infatti abbiamo scattato sia in digitale che su pellicola. E’ la prima volta che faccio parte di un progetto collettivo, l’ho presa come una sfida e non è stato molto facile, c’è un grande lavoro di mediazione dietro, si lavora da soli ma si cammina nella stessa direzione, siamo stati molto fortunati perché nonostante ognuno di noi abbia il suo stile personale, abbiamo tutti e tre lo stesso modo di guardare il mondo e questo ha reso più facile il lavoro.

Oggi presentate il progetto alla Fondazione Aurelio Petroni, cosa c’è nel futuro di Province?
Questo è un punto di partenza, oggi presentiamo il lavoro alla FAP che ci ha sostenuti molto nel progetto, ci ha ospitati e ci aiutati sia per quanto riguarda gli alloggi che con i contatti, è una fondazione che lavora molto sul territorio e non potevamo chiedere di meglio. Oltre agli scatti ci sarà un video, abbiamo realizzato anche una colonna sonora con i suoni registrati nelle province e poi un drink di benvenuto per tutti. Per quanto riguarda il futuro posso dirvi che il progetto non si interrompe qui e che continuerà negli anni, il nostro obiettivo è quello di portare il lavoro in giro per le città e per le gallerie. Prossimamente attraverso una piattaforma di crowdfunding vorremmo realizzare una mostra fotografica itinerante in giro per l’Italia e in seguito realizzare un libro fotografico. Cerchiamo inoltre l’appoggio istituzionale degli enti pubblici per far conoscere in maniera ancora più approfondita questa tematica socio-antropologica.

Parliamo un po’ di Flaviana Frascogna, abbiamo visto i tuoi lavori, hai qualche progetto a cui stai lavorando da sola o qualcosa di nuovo in programma?
Attualmente ho qualcosa in cantiere, sto lavorando ad un progetto sul Vesuviano, precisamente sulla zona rossa, quella più a rischio. Cerco di mostrare la percezione del rischio che hanno gli abitanti di quelle zone. Vivono la vita in una calma piatta, quasi come se non ci fosse niente da temere. Voglio mostrare com’è la vita nel Vesuviano e come la vivono le nuove generazioni, ci sto lavorando da circa un anno, è un progetto che mi entusiasma molto e in qualche modo è vicino alla tematica di province.

Flaviana, vogliamo ringraziarti per la piacevole chiacchierata. Aspettiamo trepidanti i tuoi prossimi lavori.
Grazie a voi per l’interesse verso il progetto. Sarà un piacere per me condividerli con Artwort.

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