Chi conosce il producer e sperimentatore del suono Alejandro Ghersi, in arte Arca, non avrà potuto fare a meno di notare le suggestioni gotiche, macabre ed oniriche dei video che accompagnano gran parte delle sue tracce in un continuum di deformazioni corporee in ambientazioni distopiche.

L’autore di tutto ciò è videommaker ventiseienne di origini giapponesi Jesse Kanda, nonché grande amico e alleato creativo del producer ventiquattrenne, ed è sul suo lavoro che focalizzeremo la nostra attenzione.

Dopo il successo in linea con il suo cortometraggio Dutch Wife, Jesse Kanda ha rapidamente guadagnato l’attenzione all’interno dell’industria della moda e della musica. Jesse ha lavorato a progetti e collaborazioni con Comme des Garçons, Martin Margiela, XL Recordings, Kanye West, FKA Twigs e SSENSE.

Kanda e Arca si sono conosciuti online quando erano solo degli adolescenti. Pur vivendo in continenti diversi (uno in Inghilterra e l’altro in Venezuela), sette anni più tardi si sono incontrati, dopo aver parlato quotidianamente di arte e musica. Da oltre dieci anni sono inseparabili e lavorano in perfetta simbiosi. Attualmente sono insieme in tournée nel Regno Unito.

Da quel giorno, la coppia più dark e trasgressiva dell’elettronica ne ha fatta di strada: insieme hanno lavorano a diversi progetti, tra cui TRAUMA, un progetto cinematografico dall’energia oscura, il più florido, diviso in sette parti (ancora work in progress), che è stato presentato con una video-istallazione in prima assoluta alla gallerie MoMA PS1. Attualmente i video pubblicati appartenenti al progetto sono due: TRAUMA scena1 e TRAUMA scena2.

Il titolo dice già tutto, TRAUMA, che in inglese e in italiano significa shock, turbamento, forte impatto emotivo, alterazione violenta, insomma qualcosa che di sicuro non si dimentica facilmente. Parallelamente la parola “trauma” viene dal tedesco “Traum” e si traduce con “sogno”. Da questa ambivalenza di significati sono nate le visioni oniriche e subconscie di Jesse Kanda.

Prima di illustrarvi il progetto, è bene spiegare in che modo lavora l’artista. Egli infatti è un autodidatta e ci tiene a precisare che i concetti vengono solo dopo la fase progettuale, nulla è previsto e gli errori spesso si trasformano nel suo miglior lavoro. La sua fantasia è pura, infinita, libera come quella di un bambino, che sprigiona tutte le sue paure più oscure e straordinariamente ripugnanti nascoste nel subconscio. È tutto l’insieme che rende il suo lavoro così potente.

When you’re a kid, you have an endless imagination. I was always afraid of growing up. It was so much fun to make things up, and that’s still what I try to do every day” ha spiegato Kanda in un’ intervista.

Parte del suo obiettivo è quello di presentare le cose “disgustose” come qualcosa di estremamente bello, di mettere in discussione tutto ciò che nell’immaginario comune è visto come ripugnante, ribaltando, così, i comuni canoni estetici. Si tratta principalmente di un confronto a livello personale.

In TRAUMA scena1, sotto le note stridule, i bassi potenti, i suoni squillanti e distorti di Arca, prendono forma figure antropomorfe somiglianti a feti (o forse alieni) dai volti sfigurati e deformi, come reduci da un aborto o un incidente. Si può vedere la carne fuoriuscire, deformarsi di continuo, ma i grotteschi personaggi nonostante ciò sono vivi e vegeti e in grado di intraprendere passi di danza folli.

TRAUMA scena2 riprende l’interno della bocca di Kanda , come una fastidiosa gastroscopia, con una telecamera immersa fino a mostrare le profondità della sua gola.

“I’m more interested in what’s perceived to be repulsive when there really is no reason for it. The inside of our body is much more beautiful than the skin that coats it, yet we’re afraid of it”
Jesse Kanda

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