La giusta inquadratura – Intervista a Giordano Poloni

Giordano Poloni è un designer e illustratore italiano. Ve ne abbiamo parlato in precedenza, con Stamattina ho messo le tue scarpe, progetto curato per la città di Pesaro, che sarà aperto al pubblico il  20 ed il 21 Settembre.

Artwort ha colto l’occasione per porgli alcune domande riguardo il suo lavoro di digital artist, in relazione al contesto -soprattutto quello italiano-, alla sua formazione ed allo scenario attuale altamente vantaggioso.

Attualmente vivi e lavori a Milano, ma sei di Bergamo: quanto è importante il luogo in cui lavori, dove ti ispiri? Credi che il contesto cittadino sia stimolante, vista anche la tua passione per l’architettura o per le fermate del bus?
La grande città per me è un posto vitale da molti punti di vista, principalmente considerando l’aspetto del tempo libero e dello svago. Solitamente lavoro in casa mia e l’ispirazione arriva un po’ da ogni cosa, ma sicuramente camminare senza meta per la città mi riempie di stimoli, anche ovviamente, architettonicamente.

Come hai approcciato all’illustrazione, alla comunicazione (hai studiato, seguito qualche corso specifico all’università, o semplicemente ti sei formato da solo)?
Nessuna formazione in realtà, sono sempre stato appassionato di fumetti, fin da piccolo sono cresciuto leggendo Topolino, Tiramolla e Dylan Dog, per passare poi ad altro nell’adolescenza. La passione c’è sempre stata, ma la molla è scattata a 29 anni quando ho deciso di mettermi a fare illustrazioni, un po’ per piacere e un po’ come ricerca, in modo da renderlo un lavoro. Ho comunque studiato cinema e regia all’università, senz’altro questo mi ha aiutato per quanto riguarda il senso estetico e dell’inquadratura, per il resto è stato tutto un mio percorso personale.

­ Quali sono le tue ispirazioni, o meglio, come ti ispiri? C’è qualche posto in particolare che, più degli altri, ti ha spinto ad esprimerti?
Non c’è una situazione o un momento particolare dai quali posso essere ispirato. Succede quando inizio a pensarci e a volerlo, a volte tutto accade in maniera così veloce da non accorgermene, e in un attimo mi ritrovo con un’idea molto chiara da sviluppare. La cultura influenza, ma cerco di metterla da parte, almeno dal punto di vista razionale, e di lavorare su collegamenti irrazionali e più istintivi. Faccio emergere immagini casuali, che poi casuali non sono, ma che racchiudono quello che cerco. Può anche essere un oggetto singolo attorno al quale costruisco una situazione.

I tuoi disegni hanno un lato caldo, umano, sono malinconici, ma soffusi e rassicuranti. Sono immagini e situazioni realiste, silenziose, con un evidente intento narrativo, ma che non trasmettono solo tristezza o solitudine, hanno numerose sfaccettature e possiedono svariati riferimenti emotivi.
Ho un approccio molto narrativo all’illustrazione, per questo trovo che l’atmosfera sia uno dei punti fondamentali per esprimere una sensazione e per cercare di veicolare quello che si vuole raccontare. La solitudine e la malinconia sono alcuni degli aspetti della vita, ma mi interessa mostrare anche altro, cose leggere. A volte il lato onirico, in contrasto al realistico permette questa svolta, permette di combinare degli elementi malinconici e di stemperarli con leggerezza, riuscendo a volte a strappare qualche sorriso.

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Come è cambiato, in questi anni, il tuo approccio all’illustrazione? In riferimento anche alle numerose collaborazioni, dal web (Vice, Wired Italia, Frizzifrizzi ecc.) alla carta, ed attraverso ruoli diversi.
Lavorare con grandi professionisti che ti impongono dei vincoli ma sanno condurti, confrontarti con i colleghi durante le mostre ed esposizioni, ma non solo, ti dà modo di riflettere su quale sia il tuo cosmo lavorativo. Ti permette di rifletterti e di riflettere sul tuo lavoro, e questo sicuramente gioca una grossa parte nella formazione e nella crescita. C’è poi sicuramente l’aspetto evolutivo legato al tempo e alla ricerca stilistica che ti porta a sperimentare. Personalmente ritengo di essere molto “giovane” dal punto di vista stilistico e mi aspetto di fare grossi cambiamenti nei prossimi tempi/anni.

Passando al lato tecnico, che software utilizzi più spesso? Il disegno a mano libera fa parte del tuo processo creativo o preferisci rapportarti direttamente con la macchina?
Non disegno quasi mai a mano libera, se non in contesti forzati (mi è capitato a in vacanza), per il resto lavoro quasi esclusivamente in Illustrator, per poi passare alla finalizzazione in Photoshop. Sono quindi tutte lavorazioni esclusivamente digitali.

­ Hai dei progetti in corso di cui ti piacerebbe parlare? Cosa intendi fare in un prossimo futuro? Dove credi di trovarti?
Sto da un po’ di tempo, quando il lavoro me lo consente, illustrando un libro per bambini scritto da un amica, dovrebbe intitolarsi “Martino senza fine“, al momento sono in una fase molto avanzata, quindi sono ottimista sulla sua riuscita. Per il resto spero di avere collaborazioni soddisfacenti sia dal punto di vista lavorativo sia con colleghi ed amici.

­ C’è qualche illustratore italiano, in particolare, che ti andrebbe di segnalarci?
A questa domanda di solito rispondo facendo sempre lo stesso nome, è una sorta di rituale. Il nome è Anna Deflorian.

Volendo concludere con un saluto, un consiglio o anche un augurio, considerando che lo scenario web è in espansione creativa, ed ormai è possibile visionare i lavori di moltissimi designer e illustratori anche senza uscire da Facebook, cosa diresti?
Vorrei chiudere con questo augurio. Da diversi punti di vista, questi sembrano essere anni molto floridi per il mondo dell’illustrazione, se ne vede e se ne parla sempre di più e sempre di più viene apprezzata. Internet ha sicuramente avuto gioco in questo. La possibilità di potersi confrontare e misurare direttamente con modelli di ispirazione porta ad una consapevolezza maggiore del proprio lavoro e di sviluppo in termini tecnici da parte dei giovani illustratori e ad un’espansione in termini di visibilità e di fruibilità da parte del pubblico. Mi auguro quindi che tutto ciò possa contribuire a risolvere problemi di marginalizzazione di questo settore che un tempo veniva penalizzato, e che possa portare ad uno sviluppo più sostenibile e consapevole di quest’arte poco conosciuta e, per questo, relativamente di nicchia.

Giordano Poloni su Behance