Streets of Insomnia – Intervista ad Anne Paternotte

Sleep deprivation can interfere with mental functions, and change your perception and state of consciousness.
With my series ‘Streets of Insomnia’ I imagined the world of my Insomnia.

Immagini di poetica solitudine che raccontano molto dell’artista e della sua esperienza.
A causa dei suoi problemi di insonnia, Anne Paternotte, giovane fotografa olandese, classe 1990, ha la sensazione di essere in un’altra dimensione. Persa nei suoi pensieri, percepisce il mondo come un’illusione.

Un effetto sognante, quasi surreale, è quello che restituiscono i suoi scatti. Le immagini raccolte nella sua serie “Streets of Insomnia” provengono direttamente dalle strade che l’artista percorre diverse volte durante le sue passeggiate notturne, quando a causa della sua insonnia non riesce a dormire. Per la stanchezza, spesso, ha l’impressione di vivere in un sogno, in particolare il giorno successivo, quando ripercorre le stesse strade per andare a seguire i corsi all’università.

Sogno e realtà si mischiano, si confondono.

Affascinati e incuriositi dal suo lavoro, le abbiamo fatto qualche domanda per capire come la sua “patologia” sia diventata la sua ispirazione.

Raccontaci qualcosa di te, dei tuoi studi e del tuo lavoro.
Vengo da una grande famiglia di creativi e attualmente vivo con il mio ragazzo in un appartamento a Breda, in Olanda. Anche lui è un fotografo, sta seguendo un master alla mia stessa università la St. Joost Art Accademy di Breda, è così che ci siamo conosciuti. Quindi la fotografia ha un ruolo fondamentale nelle nostre vite, il che è fantastico perché continuiamo ad ispirarci a vicenda.
Prima di trasferirmi a Breda, ho vissuto sei anni ad Utrecht, dove studiavo filmmaking e lavoravo in un piccolo negozio di videonoleggio. Ora sono all’ultimo anno della mia laurea in fotografia e il mio lavoro “Streets of Insomnia” è stato esposto prima al Photoville di New York, poi all’International Photo Festival a Leiden, in Olanda.

Com’è nata la tua passione per la fotografia?
Quand’ero più piccola, trovavo veramente difficile spiegare le cose a parole. Alle superiori dovevo fare un compito su “la mia passione”. Ero completamente in panico e non riuscivo a descrivere a parole la mia passione. Così decisi di posare foglio e penna e cominciai a filmare. Semplicemente potevo mostrare alle persone, invece che provare a spiegare! E questo episodio è stato per me una rivelazione. I professori erano entusiasti, per questo ho utilizzato quel video per l’ammissione all’accademia.
Ho cominciato a studiare cinema ma, terminati i miei studi, nonostante il fatto che io adori filmare, sentivo che non era esattamente quello che volevo. Con il cinema devi avere chiaro quello che vuoi comunicare da subito, devi pianificare tutto in anticipo per avere una buona riuscita del progetto. Essendo una persona abbastanza impulsiva, mi sentivo più realizzata con i miei progetti in fotografia, per questo ho intrapreso quest’altro percorso di studi.
Penso che il mio passato cinematografico sia ancora piuttosto evidente nel mio lavoro. Ad esempio, io adoro i lavori di David Lynch e Jean Luc Godard e penso che l’ispirazione diretta all’alienazione di Lynch e al romanticismo di Godard si rifletta ancora nei miei lavori insieme ad altri riferimenti a registi e film.

I tuoi scatti hanno una connessione diretta e personale con te. Cosa lo spettatore può scoprire di te attraverso le tue foto e cosa tu vuoi comunicare al pubblico?
Nel mio lavoro ricreo la mia realtà e intendo trasportare il pubblico in un mondo ispirato dalla mia insonnia.
Ognuno di noi ha, in qualche modo, familiarità con la sensazione e gli effetti della mancanza di sonno o dei sogni ad occhi aperti che  è poi quello che provo sulla mia pelle e mostro con i miei scatti. Attraverso le mie foto provo a mostrare la percezione di un paio di occhi assonnati in forma poetica.

In base a cosa scegli i soggetti delle tue foto? Che caratteristiche ricerchi solitamente?
C’è molta architettura nella mia fotografia. Quello che trovo interessante è il lavoro delle linee, la ripetizione di pattern ha quasi un effetto psichedelico che trovo davvero affascinante, perché per me riflette la sensazione della mancanza di sonno. Talvolta si vede qualche persona solitaria che esprime il concetto di solitudine. Sebbene la mia fotografia sia romantica, si può percepire anche il senso di solitudine, confusione e stanchezza. Ed è ciò che l’insonnia significa per me: un’esperienza sognante. Talvolta mi sembra di fluttuare attraverso i giorni che percepisco surreali e belli, ma anche soli e confusionari.

Dove ti dirigi solitamente durante le tue passeggiate notturne? Hai un posto preferito da ritrarre?
C’è un parco vicino casa mia che durante la sera e la notte è completamente deserto. Quello è un posto dove mi piace camminare quando non riesco a dormire. Strade deserte, edifici scuri e i campi da gioco vuoti sono a malapena illuminati dalle luci della strada, mi attira. È un posto strano, attraente ma allo stesso tempo angosciante. La cosa speciale è che quando passo di lì, tutti dormono tranne me. E il giorno successivo devo attraversare lo stesso parco per arrivare all’accademia, quando comincia a sorgere il sole e le persone portano a spasso i cani. È un esperienza piuttosto surreale vivere lo stesso posto in due modi totalmente diversi. Il contrasto tra queste due esperienze è ciò che trovo più intrigante.
Le foto della serie non sono create durante queste passeggiate, sono più un riferimento a queste. In quello stato non sono in grado di fotografare in maniera pienamente cosciente, per cui ritorno lì e cerco di ricreare la stessa sensazione. Per riuscirci devo alienarmi da tutto ciò che mi circonda e solitamente lo faccio con la musica: ascolto i Radiohead o Chopin per essere certa che ciò che mi circonda non mi influenzi ed io riesca a sentirmi parte di “quest’altra realtà”.

Che tipo di attrezzatura fotografica usi e qual è la tua esperienza paragonando gli scatti in analogico e quelli in digitale?
Io scatto sia in analogico che in digitale. Per il digitale ho una Nikon D800, preferibilmente con una lente Carl Zeiss da 35 mm. Quando scatto in analogico spesso uso una Kodak portra 400film. Principalmente scatto in digitale per la velocità di scatto, se per esempio voglio catturare una persona o un animale. Ad esempio la foto con il singolo uccello, non è una messa in scena o un fotomontaggio, per cui a volte devo aspettare a lungo prima che qualcosa accada o che qualcuno sia al giusto posto, nel momento giusto, con la luce giusta. Questo richiede l’uso di una fotocamera digitale perchè è importante che io possa fare scatti multipli e rapidi per avere una foto buona.

L’edificio immerso in quel cielo blu nebbioso è ritratto in analogico, con una lunga esposizione. Ho solo rimosso i “graffi” dall’immagine, i colori sono esattamente quelli originali. La grana e il colore che ottieni con la pellicola non riesci ad ottenerlo con una fotocamera digitale e talvolta quello che voglio è proprio l’impressione sognante che si imprime sulla pellicola.

Quanto è importante per te la post-produzione dell’immagine?
Alcune immagini richiedono una post-produzione minima, altre volte rimuovo quelli che ritengo essere elementi di distrazione da quella che è l’essenza dell’immagine. Nella foto dell’uomo sul ponte, ad esempio, penso che la potenza della foto sia nella presenza di elementi grafici. Ho eliminato un segnale stradale che interferiva con le linee. L’uomo risulta essere appena un’esile figura immersa in ampie linee grafiche. C’è qualcosa di simbolico in questo per me.

Ad oggi mi lascio più andare con la post-produzione. Quando cominciai a scattare, ero contraria alla modifica dell’immagine, avevo l’impressione che stessi imbrogliando. Ma adesso trovo più interessante sperimentare con Photoshop. Mi dà l’opportunità di avvicinarmi al mio mondo personale e di mostrarlo agli altri. Comincio con una foto, ritratto della realtà, poi quando sono a casa, nella mia piccola bolla, lo rendo più simile alla mia visione personale.

Stai lavorando ad un nuovo progetto ora? Quali sono i tuoi piani per il futuro?
Al momento sto lavorando al progetto per la mia laurea. Sarà un progetto continuativo di Street of Insomnia. Sono ancora all’inizio ma so già sperimentando una nuova forma in cui utilizzo immagini in movimento ed effetti 3D all’interno delle foto.
Penso che la mia insonnia ispirerà sempre i miei lavori. È una cosa che sarà sempre di grande impatto sulla mia vita ed io la vedo come una sfida che richiede continua ricerca per poterla descrivere al meglio. È davvero difficile, forse impossibile, riuscire a comunicare una sensazione sia attraverso le immagini che con le parole. Per questo non ho mai la sensazione di esserci riuscita a pieno, non sento di riuscire a catturare veramente la sensazione esatta, ma questa cosa continua ad ispirarmi ne sono davvero felice.