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Nata a Monaco di Baviera nel 1897, Adelgunde Stölzl viene presto conosciuta con il diminutivo di Gunta, nome che rappresenterà la sua firma ufficiale e l’accompagnerà per tutta la sua carriera artistica.
Cresce in una famiglia dove il padre, insegnante e presiede, fin da subito ne riconosce il talento e l’incoraggia a coltivare la propria vocazione.
Tra il 1915 e il 1917 studia presso la Scuola delle Arti e dei Mestieri di Monaco dove ha la possibilità di cimentarsi in diverse tecniche artistiche: dalla pittura decorativa alla ceramica, per poi passare alla pittura su vetro e immergersi nello studio della storia dell’arte.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale non arresta né la sua passione per l’arte e né il desiderio di continuare a creare: tra un intervento e l’altro come infermiera volontaria, interrompendo momentaneamente gli studi e continua documentando tutto quello che vive all’interno delle pagine del suo diario. Tra il 1917 e il 1918 questo si riempie di parole, litografie e acquerelli del paesaggio che la circonda durante il conflitto.
Nell’autunno del 1919 Gunta comincia a frequentare la Bauhaus di Weimar, un ambiente dinamico in cui il rapporto tra studenti e insegnanti, così come la vita sociale, occupa un ruolo centrale. Dalle pagine dei suoi diari emerge chiaramente l’entusiasmo con cui vive questa nuova esperienza, circondato da un clima di intensa sperimentazione artistica e di continuo confronto creativo.
Dalle annotazioni del diario del 18 ottobre 1919, in merito alla Bauhaus di Weimar Gunta scrive:
“Solo due giorni, e quanto sono già stati intensi. La prima sera c’è stata una festa meravigliosa; si percepiva subito lo spirito che anima questo luogo, una festa per celebrare l’inaugurazione della sala da pranzo. (…) Le persone che sono venute qui per creare seriamente sono ancora tutte estranee, ma desiderano conoscersi; Esiste forse un modo migliore per farlo che semplicemente trascorrendo il tempo insieme allegramente, ballando e giocando?”

La Bauhaus
Fondata a Weimar nel 1919 da Walter Gropius, la Bauhaus ovvero la “casa del costruire” fu un istituto di istruzione superiore artistica con l’obiettivo di integrare l’arte e l’industria e superare la separazione tra progettazione artistica e produzione.
All’interno della scuola, gli studenti si alternavano corsi preliminari per lo studio della forma e dei materiali a laboratori pratici e teorici e artistici presidiati da figure di rilievo del tempo come Paul Klee e Vasilij Kandinskij.
Nel 1925 la Bauhaus si trasferì a Dessau, dove assunse la forma di Hochschule für Gestaltung, ovvero scuola superiore di progettazione. In questa fase l’insegnamento si arricchì con una maggiore attenzione nei confronti dell’architettura e della progettazione industriale, grazie anche al contributo di docenti come Hannes Meyer, Mies van der Rohe e Josef Albers.
Tra il 1932 e il 1933 la scuola subì ulteriori cambiamenti: il trasferimento a Berlino e la chiusura a seguito delle pressioni del regime nazista, nonostante il successo e la grande influenza.
Tuttavia, l’esperienza della Bauhaus non si conclude con la fine delle attività: molti dei suoi protagonisti emigrano negli Stati Uniti, tra cui proprio Gropius, Mies van der Rohe e Albers, contribuendo alla diffusione internazionale dei suoi principi e influenzando profondamente l’architettura e il design moderni.

Gunta e la Bauhaus
Il suo rapporto con la Bauhaus non finisce subito dopo gli studi: nel 1920 Walter Gropius le chiede infatti di dirigere un corso dedicato solo alle donne e Gunta decide di accettare.
Trascorre gli anni successivi influenzata dall’estetica di Paul Klee e Vasilij Kandinsky, pittori astratti il cui lavoro ebbe grande influenza sulle stampe dei suoi tappeti e arazzi dal 1923 in poi.
Quell’anno supera l’esame di qualifica come tessitrice e, su invito di Johannes Itten, fonda e dirige i laboratori di tessitura a Ontos nei pressi di Zurigo. Nel 1925 la Bauhaus di Weimar si vede costretta a traslocare a Dessau, città della Germania orientale parte dello stato della Sassonia-Anhalt, a causa delle pressioni politiche locali, e Gunta segue Gropius in questo spostamento.
Due anni più tardi, a seguito della nomina come Jungmeister , ovvero “Giovane Maestro”, il corso di tessitura passa sotto la sua supervisione diventando il laboratorio con il maggior successo finanziario della Bauhaus.

Gunta, in merito allo sviluppo del laboratorio di tessitura nel 1931, descrive gli anni a Weimar:
” Abbiamo rivolto la nostra attenzione alla tessitura. Il contenuto e l’obiettivo, anche in questo nuovo campo di lavoro, era il “murale”, l’arazzo. Eppure c’era una differenza fondamentale: mentre prima avevamo combinato valori esistenti e fissi in un insieme unitario, ora siamo giunti, per così dire, alla fonte stessa degli elementi che danno origine alla superficie tessuta. Non avevamo bisogno di preoccuparci dei miseri resti di una tradizione pittorica dell’arazzo, perché davanti a noi si apriva un vasto campo di sperimentazione.”
Gunta, dunque, traduce esperienze, intuizioni e sensibilità in un continuo processo di innovazione e ricerca, mettendo al centro la materia, le misurazioni, la forma e il colore. Quest’ultimo, oltre mutare in base al materiale che lo accoglie e a rappresentare una vera e propria sfida, è stato il punto di partenza per sperimentare nuovi approcci che la condussero naturalmente verso la tecnica della tessitura. Questo passaggio si concretizza anche grazie alla sostituzione dal telaio ad ordito alto con quello ad ordito basso, un punto di svolta decisivo in termini di possibilità espressiva: con il suo supporto, Gunta riesce ad esplorare con maggiore libertà le potenzialità creative che la tessitura le offre.
Tra il 1927 e il 1928 Gunta realizza le prime sperimentazioni con il telaio Jacquard che, a differenza dei telai tradizionali, le permette di avere il controllo autonomo su ogni singolo filo dell’ordito. Con questa tecnica realizza l’arazzo “5 Chöre”.
Ricerca e sperimentazione non si arrestano e la sua carriera si sviluppa tra coperte, abbigliamento, tappezzeria, rivestimenti murali, tendaggi, tappeti e arazzi.

Trama: viscosa bianca e rosa; Cotone bianco, verde, giallo e rosa, Tessitura semplice, 1930, 17 x 7,3 cm
Gli anni ’30 proseguono tra intrighi politici che da un lato la costringono a dimettersi dal ruolo di dirigenza del corsodi tessitura e la nascita di S+H Stoffe , un laboratorio di tessitura manuale indipendente che nel 1937 ottiene il riconoscimento d’onore da parte dell’esposizione internazionale di Parigi.
Per 46 anni Gunta strinse una fitta rete di contatti con aziende e clienti, diventando una delle principali produttrici di tessuti e stoffe del territorio.
Negli anni ’40 si innamora del giornalista Willy Stadler e in seguito al matrimonio, ottiene la cittadinanza svizzera. Un periodo d’oro anche in termini lavorativi: tra gli anni Cinquanta e Sessanta il laboratorio tessile, che alla fine degli anni Trenta cambiò nome in Flora Handweaving Mill, contava dai tre ai cinque dipendenti e collaboratori, fino a chiudere definitivamente nel 1967 per lasciare a Gunta lo spazio e il tempo necessario per produrre solo arazzi artistici.
Negli ultimi anni della sua vita Gunta partecipa a numerose mostre e personali in Svizzera e alcune opere vengono riconosciute tra le più significative e simboliche per la celebre mostra “50 Years Bauhaus”.
L’artista muore a Zurigo all’età di 86 anni.

May 5 – July 28, 1968
Le collaborazioni
Importanti artisti e designer furono colpiti dall’intraprendenza e dalla visione innovativa di Gunta. Tra le collaborazioni più rivoluzionarie ricordiamo quella con Marcel Breuer, architetto e designer della celebre poltrona Wassily, considerato uno dei massimi esponenti della scuola della Bauhaus.
I due unirono i loro talenti creativi per dare vita all’African Chair. Ritenuta dispersa per oltre ottant’anni e ritrovata solo nel 2004, la sedia è realizzata in legno e tessuto intrecciato con fili di cotone, lana, canapa e seta. Le tonalità del blu, del rosso, del giallo e dell’oro scandiscono i dettagli della seduta, valorizzando la ricchezza dei materiali.
Gunta in una sua lettera del 1964, ricorda la collaborazione dicendo:
“Quella fu la prima volta che lavorammo insieme. Io realizzai il tessuto. Infilai e tesi l’ordito direttamente attraverso i fori del telaio e tessii la trama sulla sedia stessa… le forme furono inventate liberamente e senza ripetizioni (…)”









