“Amo le città. Ovunque guardi,  vedo un potenziale dipinto.” – Amy Park

Abbiamo già parlato dello spettacolare lavoro di Amy Park, artista Neworkese, che partendo da una o più fotografie, realizza dei dipinti con acquerelli che sono tanto astratti quanto incredibilmente fedeli agli scatti da cui la pittrice parte. Ma, in occasione della sua prossima  esposizione, intitolata 1200′, che si terrà dal 22 Maggio al 3 Luglio presso la Morgan Lehman Gallery di New York, non potevamo non farci raccontare qualcosa in più sulla sua ultima serie, protagonista dell’esposizione.

Generalmente il suo lavoro è basato su migliaia di foto scattate in strada, che vengono poi tradotte in dipinti di uno o due edifici, rimanendo principalmente concentrata sul pattern creato dall’architettura stessa e dalle sue geometrie, alla ricerca del punto di vista perfetto.

In 1200′ l’artista adotta un approccio differente: guarda New York nel suo insieme, come se la osservasse dalla linea d’orizzonte, non più dalla strada, ma sempre enfatizzando la componente astratta del panorama e l’effetto collage che gli edifici sembrano creare naturalmente, sovrapponendosi gli uni agli altri.
L’idea di utilizzare una nuova prospettiva nei suoi dipinti le è venuta in seguito ad un volo in elicottero fatto in compagnia del suo compagno Paul.

«Pensavo che i  piccoli aerei non avessero più il permesso di volare a bassa quota dopo l’11 settembre. Ma c’è un “corridoio speciale”, ad un’altitudine tra i 1100 e 1300 piedi, che è percorribile» racconta l’artista.

Il titolo dell’esposizione, 1200′, infatti, fa riferimento proprio all’altitudine a cui si trovava Amy durante quel volo, altitudine dalla quale ha scattato le foto da cui ha preso vita la serie di acquerelli, un punto di vista perfetto per una visuale della città “dal mezzo”.

Amy Park - 1200' #2, 2014 , watercolor on stretched paper , 60 x 48 inches

Amy Park – 1200′ #2, 2014 , watercolor on stretched paper , 60 x 48 inches

«Negli ampi dipinti in multi pannelli -continua- volevo condividere l’esperienza del nostro punto di vista dall’alto del nostro “tappeto magico” in movimento. Volevo catturare quella sensazione della prospettiva che cambia rapidamente…».

Per questo Amy sceglie una “fetta” di panorama per ogni singolo pannello, che può essere assemblato agli altri in una composizione a collage. Composizione che non è necessariamente contigua, come dei pezzi di puzzle ad incastro, ma rimane visualmente coerente.
L’osservatore muovendo lo sguardo da un pannello all’altro avrà la sensazione di trovarsi di fronte al panorama newyorkese a 360°, sospeso a 1200 piedi dal suolo.

«Ero eccitata all’idea di creare un dipinto ad acquerello incredibilmente grande, ma allo stesso tempo non ero certa di farcela». Continua Amy che, per più di un anno, ci dice, ha lavorato solo agli studi dei dipinti e, solo successivamente, ha cominciato a dipingere sui grandi pannelli.

Il processo, infatti, è stato lento: prima è stata necessaria una stratificazione delle informazioni a partire dagli scatti, poi la definizione dei complessi pattern e colori che riempivano il campo della visuale, facendo venire fuori l’architettura degli edifici a cui i dipinti sono ispirati.
Durante tutto il processo, però, l’artista ha sempre operato facendo attenzione che l’acquerello conservasse la propria identità, ad ogni leggera ma precisa pennellata.

«Questi dipinti rappresentano davvero “un’idea” di città. Le città sono grandissimi collage, fisici e visuali, costantemente in cambiamento. Essi cambiano quando una nuova architettura viene disegnata e costruita, o quando viene rasa al suolo. Cambiano così come cambia la legislazione, o come i visionari dell’architettura le re-immaginano. Cambiano così come si muovono le persone.»

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