Nell’oceano spesso confuso delle tendenze sempre più effimere che caratterizzano buona parte degli ambiti che abbiano a che fare con design e discipline affini, Pastoe ribadisce con fermezza il principio di distacco da qualsiasi passeggero “capriccio” della moda.

Se il benessere propulso dall’età post-bellica e la profusione di menti creative hanno progressivamente generato un’assuefazione al prodotto scadente, da cambiare dopo un certo numero di anni di utilizzo perché guasto o fuori-moda, l’azienda manifatturiera olandese, forte dei suoi 100 anni di esperienza, adotta come proprio slogan:

“Mobili eterni con un numero infinito di possibilità“.

Il marchio, nato nel 1913 a Utrecht come piccola fabbrica di sedie dal nome Utrechtsche Machinale Stoel- en Meubelfabriek (UMS), ha indagato sin dal principio la ricerca di forme che esprimessero la praticità dello spirito contemporaneo, con una lungimiranza avanguardistica anche un tantino azzardata per l’epoca: il successo tra un vasto pubblico non arriva che negli anni ’50, a seguito di decenni zoppicanti.

Pastoe ricerca innanzitutto la qualità: un prodotto deve offrire più delle sole virtù estetiche, deve durare, avere personalità, permettere ai propri possessori di instaurarvi un legame, di affezionarvisi, di vederlo invecchiare senza comunque vederne perdere il valore. L’azienda rimane fedele alla propria identità e punta ancora oggi a raffinare uno stile dichiaratamente minimale, ereditato dal design sobrio ma elegante della Scuola di Amsterdam che sin dalla nascita ne ha ispirato la ricerca formale: in collezioni come Horizontals o Vision cabinets, omaggio al celebre armadio U+N degli anni 50/60 (già omaggiato per il centenario con Vision jubilee), non è difficile intravedere gli stessi ritmi compositivi di van Doesburg, Rietveld, Mondrian e le altre figure del De Stijl.

Il brand, specializzato soprattutto in mobili contenitori, punta infatti a coinvolgere le capacità di architetti e artisti perché il loro senso della forma, l’attenzione al dettaglio, la capacità di creare giochi con la luce e con lo spazio, creino mobili che abbiano un effetto sia funzionale che artistico, che sappiano comunicare con l’ambiente come lo farebbe un quadro appeso ad una parete, all’insegna di una semplicità che permetta all’oggetto di adattarsi senza sforzo a diversi stili e a prodotti di marchi diversi.

Ciascuna collezione è frutto di una chiara impostazione: modularità, linee essenziali, componibilità, una vasta gamma di colori tra cui poter scegliere. L’utente può comporre le caratteristiche degli oggetti a seconda delle proprie esigenze, con un notevole numero di gradi di libertà.

Allo stesso tempo, la sua buona riuscita sta anche nell’ abilità di affermarsi come un marchio dinamico: accanto a pezzi classici ma sempre riadattati alle esigenze contemporanee  ̶  come l’armadio A’dammer del ’79 ad opera di Aldo van den Nieuwelaar o la Wire chair del ’58, rivisitazione con un tocco di sofisticatezza in più della Wire chair del ’51 dei coniugi Eames   ̶   troviamo pezzi nuovi ma fedeli al concept d’azienda, edizioni speciali e collaborazioni, tra cui quella con il brand del denim Tenue de Nîmes, che ha rivestito la storica FM06 lounge chair del proprio tessuto.

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