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White Space - Lisson Gallery
Artwort Art Marina Abramovic – Dopo le 512 ore, un White Space
  • Art

Marina Abramovic – Dopo le 512 ore, un White Space

  • 30 August 2014
  • Nicola Nitido

Ancora lei, Marina Abramovic.

Nell’ultimo semestre si è parlato molto di questa eccentrica e poliedrica artista, e non appena qualche giorno fa si è conclusa la sua continua performance 512 Hours alla Serpentine di Londra, ecco che subito una nuova retrospettiva torna a parlare di lei nella capitale britannica.

Un titolo, White Space, già atto a stimolare contemporaneamente i nostri sensi provocando una sinestesia che incuriosisce.

E dal 17 settembre alla Lisson Gallery, gli spettatori potranno immergersi e fluttuare negli spazi e nei tempi della paladina della performance.

In un’epoca in cui tutto diventa evanescente e vacuo, Marina Abramovic si concentra sull’ “hic et nunc”, sul qui e adesso e sull’ (in)tangibilità delle cose.

Verrano riprodotti dei suoni sperimentali accompagnati da video di sue performance risalenti al 1972, quando a Belgrado, nel Centro Studentesco, l’artista muoveva i primi passi nel vasto mondo della contemporaneità. Si entrava nella stanza e si ascoltava ripetutamente le parole “I love you”. I visitatori erano infatti stati già introdotti con delle istruzioni che sentenziavano “Enter the space. Listen”. Un messaggio apparentemente banale ma che con la sua forza prorompente scuote i fruitori. L’altro suono,intitolato “The tree”, del ’71, può essere ascoltato al di fuori della sala e paragona il suono degli uccellini che popolano l’albero al brusio incessante della gente che ne parla intorno.

L’esibizione prosegue con una mostra di 28 fotografie realizzate dalla stessa che riproducono Belgrado e il difficile periodo che stava affrontando, in particolare il riferimento al palazzo della NATO ripreso ogni volta dai telegiornali per raccontare la guerra del Kosovo.

Immancabili inoltre tre video di esecuzioni corporali relativi alla dialettica ‘imprigionamento-libertà’ che tanto hanno fatto discutere. Nella fattispecie :

  • Freeing the Memory, in cui l’artista dice tutte le parole del vocabolario serbo presenti nella sua memoria;
  • Freeing the Voice, in cui urla fino a perdere la voce
  • Freeing the Body, in cui danza fino a svenire,dopo aver spiegato che il ritmo di un battitore africano scorreva dentro di lei.

Infine, la presentazione di uno dei suoi lavori più concettuali “Rhythm 5” (1974), nel quale perde conoscenza in seguito ad una mancanza d’ossigeno provocata dalla combustione di una stella a cinque punte – simbolo del movimento riformatore serbo. Con questa performance, Marina ha cercato di mettere l’accento sul paradosso del nostro corpo, forte, se lo si intende come macchina perfetta, ma anche debole, dato che gli stessi spettatori dovranno risvegliare l’artista dopo la perdita di coscienza.

Marina Abramovic - Freeing the Voice
Marina Abramovic – Freeing the Voice
Marina Abramovic - Freeing the Body
Marina Abramovic – Freeing the Body
Marina Abramovic - Freeing the memory
Marina Abramovic – Freeing the memory
Marina Abramovic - Rhythm
Marina Abramovic – Rhythm
Marina Abramovic - Rhythm
Marina Abramovic – Rhythm
Marina Abramovic
Marina Abramovic

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Nicola Nitido

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