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Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois 01
Artwort Architecture Architettura sci-fi – Il nuovo Showroom Taralis a Shanghai
  • Architecture

Architettura sci-fi – Il nuovo Showroom Taralis a Shanghai

  • 12 June 2015
  • Fabiola Mele

L’esistenza di un rapporto a tratti incestuoso tra architettura e moda è una verità universalmente riconosciuta.

Nicolas Andreas Taralis, 39 anni, nato a Toronto da madre tedesca e padre greco, è parte di quella rosa di nuovi designer che siederanno all’empireo dei futuri big della moda. Per la realizzazione di un nuovo showroom a Shangai, ha scelto l’altrettanto, se non ancor più giovane architetto belga Bernard Dubois, che insieme a Judith Wielander, Sebastian Martinez Barat e Sarah Levy ha curato il padiglione del Belgio alla scorsa Biennale d’Architettura di Venezia, allestito come uno spazio interamente bianco, all’interno del quale pochi elementi lineari restituivano un’immagine astratta degli ambienti “tipo” della casa belga media.

Per la sede di Shangai, Dubois fa ugualmente ricorso ad un linguaggio essenziale e materico, coerentemente allo stile di Taralis, epurato, acromatico, giocato tutto sulla vestibilità del taglio. Al piano terra si accede allo showroom, definito dai due designer come “the heart of the design“. I lightbox installati a soffitto per provvedere all’illuminazione vogliono essere un omaggio al film sci-fi THX 1138, prodotto nel 1971 da Francis Ford Coppola e diretto da un ventisettenne George Lucas, il regista di Star Wars, allora al suo debutto alla regia di un lungometraggio. Come nelle scene del film, girate principalmente in un’enorme stanza bianca, il cemento, il metallo e gli specchi che rivestono lo spazio creano un ambiente in scala di grigi, asettico come una sala operatoria o neutrale come una galleria d’arte contemporanea. Ciascuna linea che ripartisce elementi verticali è ripresa dalla trama ortogonale dei lightbox. Il soffitto luminoso e le pareti a specchio, che riverberano all’infinito la prospettiva della stanza, catapultano il visitatore in uno scenario fantascientifico, dominato dall’impressione di sospensione tra il vuoto fisico dello spazio extraterrestre e il luogo immateriale dei sistemi virtuali.

Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois 01
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux

Curiosamente, nell’immaginario collettivo l’idea di futuro è incarnata principalmente da ipotesi tendenzialmente distopiche, ricondotte a società rigidamente determinate da computer e calcoli matematici, non contemplanti alcuna ingerenza da parte dei sentimenti e di quella parte istintuale che ancora lega l’uomo all’universo animale. Se l’architetto avesse voluto ispirarsi ad un immaginario futuristico basato sull’integrazione di nuove tecnologie e tecniche tradizionali e sostenibili – soft high-tech, come si suole dire – probabilmente avrebbe dato vita ad un progetto totalmente diverso. L’immaginario abbracciato da Dubois è invece quello rappresentativo di un rigore formale a dir poco marziale, così come le collezioni di Taralis sembrano esse stesse le uniformi di un elegantissimo reggimento alieno. Se non fosse per questa coerenza estetica, osservando le immagini dello showroom, ritratto, come per buona parte dei progetti di architettura, intatto e a realizzazione appena ultimata, privo di qualsiasi elemento che ne indichi vita e destinazione d’uso, sembrerebbe quasi straniante immaginare uno spazio simile riempito da vestiti e acquirenti.

Al centro della stanza, un volume a doppia altezza buca il soffitto e ripartisce, su ciascun lato, le guide metalliche destinate ad appendervi gli esemplari dell’ultima stagione. Sull’asse di questo vuoto, che permette alla luce naturale di accedere dalle finestre del primo piano allo showroom cieco, una rampa di scale dritta conduce al piano superiore, adibito ad uffici. Anche qui ritroviamo stessi materiali e regole compositive: i tavoli di lavoro in cemento somigliano a lembi ripiegati del pavimento in spatolato. Organizzati in due file, si ripetono in maniera seriale, alternati da grandi monoliti neri che, probabilmente strizzando l’occhio a Kubrick, creano una suddivisione degli spazi di lavoro e allo stesso tempo fanno da mobili per l’archiviazione. Sul fondo, una parete altrettanto nera nasconde una seconda scala ad uso del personale, che permette di scendere al piano terra in spazi di lavoro non accessibili dallo showroom.

Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois
©Maxime Delvaux
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois first floor plan
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois first floor plan
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois ground floor
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois ground floor
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois section
Nicolas Andreas Taralis in China by Bernard Dubois section

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Fabiola Mele

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