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Luci e ombre si alternano nei dipinti di Keita Morimoto, artista giapponese nato a Osaka nel 1990. Trasferitosi in Canada nel 2006, studia presso l’Ontario College of Art & Design per poi ritornare a Tokyo nel 2021 durante il lockdown. Qui inizia a studiare le tecniche e le tematiche della pittura barocca e del realismo americano dei primi anni del Novecento.
La luce è la vera protagonista delle sue opere: illumina e colora insegne di fast-food, cabine telefoniche, vetrine, distributori di merendine, minimarket, quartieri, scritte a neon e negozi che riempiono i paesaggi statici e sospesi nel tempo, trasformando gli spazi urbani più marginali e commerciali in ambienti carichi di suggestione. La luce è un elemento centrale anche nella rappresentazione della natura: si manifesta nei cieli che sovrastano città apparentemente addormentate o sull’orlo del risveglio, nell’imbrunire della sera o nel sorgere del sole.
Morimoto reinterpreta il chiaroscuro utilizzato nella pittura di genere premoderna in una chiave personale, creando ambienti capaci di catturare l’attenzione di chi li osserva.

Un esempio è il quadro “Evening Embers” (2025), dove Morimoto raffigura uno scorcio di un quartiere di Tokyo e sceglie come soggetto la vetrina di un negozio, un dettaglio che passerebbe inosservato ai più. Illuminata dall’interno e con qualche lampione acceso sullo sfondo, la vetrina viene interpretata come un portale in linea con l’estetica premoderna secondo la quale il dipinto è visto come una “finestra” capace di trasportarci in un’altra dimensione. Dei frammenti dorati illuminano il pigmento steso sulla tela e riflettono la luce, contrastando le ombre dei colori più scuri che li circondano.

Questo dettaglio ritorna anche nel dipinto “Jewel Box” (2024), in cui il soggetto principale è una donna dall’aspetto anonimo che cammina davanti a una vetrina colma di ripiani e oggetti. Avvicinandosi alla tela, si scopre che la superficie è attraversata da una fitta trama di pennellate scomposte, disposte una accanto all’altra, che generano un ipnotico effetto pixellato.
Che si tratti di ambienti interni o esterni, le sue opere raffigurano momenti di vita appena percepibili nella quotidianità. Figure immobili, immerse in un apparente silenzio e in una profonda introspezione, invitano lo spettatore a sentirsi partecipe e presente.
Recentemente, le opere di Keita Morimoto sono state esposte presso KOTARO NUKAGA a Tennoz in Giappone nella mostra “What We Telled Ourself”, dove l’artista ha esposto tele di grandi dimensioni e condiviso con il pubblico la sua prima installazione fisica dal titolo “Encounter” (2026).
Le opere di Keita Morimoto hanno visto le gallerie più importanti del mondo: da Toronto a Milano, da New York a Copenaghen, da Los Angeles a Berlino, affascinando e catturando gli sguardi curiosi del pubblico di ogni Paese.








