Che cosa ho appena visto, si chiede il marinaio all’interno del vortice del Maelström. Sono di nuovo finito nella parte sbagliata di Internet.
Il movimento del Maelström-web che tutto risucchia è eterno. È il loop fagocitante della gif, il ritmo sostenuto di chi scrolla senza pausa, la danza delle idee pure, è l’effetto Droste come cuore pulsante. Benvenuto nel Supermondo.
Prendi un frammento tra i frammenti. Moltiplicalo. Acceleralo. Lo renderai immortale. Ecco l’esplosione finale in Zabriskie Point ripresa da più angolazioni, perennemente in ralenti. Dilatata, loopabile, un nastro di Moebius. È l’evoluzione epidermica di un’immagine postata sui social, poi riprodotta, remixata, annullata, deflagrata in mille nuovi frammenti. Ecco quindi il Diorama, “il nostro mondo elevato alla potenza dell’arte, però non si sa con certezza di quale arte di tratti”.
Marco Magurno si dedica da anni alla comunicazione visiva. Marco ha avuto una visione che erano tante visioni e le ha volute congelare, proprio come fa il diorama, in un luogo fisico: la carta.
Diorama è il suo libro. Questa è un’intervista visiva. Abbiamo sottoposto a Marco delle immagini. Ecco cosa ci ha detto.
Domanda:
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In questo specifico diorama gli umani si fanno piccolissimi e assistono al suo imponente ma minuscolo funerale. Di tale rito, costantemente, in ogni attimo, ricorre l’anniversario.
Domanda:
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Risposta: È questa la crepa da cui si entra e si esce nella Loggia Nera.