Da poco concluse le fashion week nelle ormai affermate capitali della moda, da Milano a New York, percorrendo dunque le monde entier, una riflessione particolare va dedicata al fenomeno dello street style.
Negli ultimi anni ho avuto sempre più l’impressione di assistere a sfilate “di strada” ogni qual volta ci fosse la presentazione di una nuova collezione. Defilé di stylist, modelle, fashion editor, itgirl che partono proprio dalla strada e che, più di ogni altro evento, condizionano quello che sarà il modo di vestire della massa: nascono e si diffondono tendenze a cui si finisce rigorosamente per aderire.

L’epoca in cui viviamo vorrebbe trovare la propria realizzazione visiva ed estetica in un sistema di stile personale in nome di diversità, eterogeneità, creatività individuale, caratteristiche queste del post-modernismo.
Se facciamo un passo indietro nel tempo, infatti, rientrando nel trascorso XX secolo e citando ad esempio Dior, notiamo che nel 1947, con il lancio del New Look, cambiò il modo di “fare moda” attraendo tutto il mondo sulla sua stessa lunghezza d’onda. In altre parole, un unico stilista per tutti.

Concezione opposta a quella attuale e mutata con l’avvento del XXI secolo in cui la parola d’ordine è diventata eclettismo. Eclettismo che smorza qualsiasi tentativo di individuare temi comuni e grandi tendenze. Attualmente non c’è un’unica direzione da seguire, ma con la globalizzazione e la conseguente multiculturalità si è diffuso l’individualismo fondato sull’estrosità, autenticità personale e talvolta il tutto portato all’eccesso a causa dell’esibizionismo . Si sfugge da etichette, descrizioni particolari, non si vuole o, per lo meno, si spera di non essere classificati in categorie: tutti, senza alcuna eccezione, vogliamo essere visti come individui unici.

Il sintomo di tutto ciò è il ricorso al mixing di pezzi anche disparati tra loro. Non è forse lo stesso mix che vediamo durante le settimane della moda? Sneakers, pochette in swarovsky e chiodo in pelle: non si tratta forse di elementi perfino contraddittori che però messi insieme costituiscono la dichiarazione di uno stile personale?
Nonostante quindi il principale punto di riferimento sia sempre e comunque il passato, si è passati all’eterogeneità del XXI secolo in cui non si può parlare di un unico couturier che detta regole, ma di svariate predisposizioni stilistiche, dettate da tutti. Ovvio, perché dal momento che ognuno diventa lo ‘stilista’ di se stesso e non si avverte più il bisogno di affidarsi ad esperti, nascono nuove tendenze continuamente frutto non per forza di stilisti ma che partono addirittura dalla strada!

Esempio: il corteo dei partecipanti alle fashion week, lì, in posa, già finiti nel mirino del fotografo più in voga e ,in tempo reale, anche sui social network.

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