Il padiglione del Brasile – Interazione in rete o sulla rete?

Che ogni Expo sia differente non è una novità: si propongono nuovi temi accompagnati da nuove composizioni architettoniche e soprattutto nuove soluzioni di rappresentazione e comunicazione. Tuttavia Expo 2015 si differenzia dalle esposizioni precedenti proprio attraverso la comunicazione, dove i padiglioni si trasformano in “Città digitali intelligenti” e ciascuno di noi può essere un loro follower per seguire in tempo reale, da ogni parte del pianeta, gli eventi e i momenti che i padiglioni stessi condividono. A fare bella mostra è infatti la tecnologia digitale e i social media sono uno dei suoi più importanti palcoscenici. In un mondo dove oramai l’esperienza online è entrata a far parte della nostra vita quotidiana, a definire le performance di Expo 2015 non sono più solo i biglietti venduti, ma determinante diventa il numero di followers che tutti i giorni visualizzano i profili ufficiali Twitter, Facebook e Instagram.

Tuttavia il nuovo mondo digitale non sostituisce quello precedente, ma semplicemente vi si sovrappone.

E una bella metafora di questa Rete digitale che diviene fisicamente presente è ben rappresentata dal Padiglione del Brasile, dove architettura e scenografia, arte e ingegneria vengono messe in relazione dallo Studio Arthur Casas, dall’Atelier Marko Brajovic e dallo Studio Mosae, per presentare ai visitatori la cultura brasiliana in tutta la sua complessità sociale che mescola in sè etnie e popolazioni provenienti da ogni parte del mondo, dall’Europa all’Africa, fino alla cultura orientale.

Questo padiglione si presenta come una delle maggiori strutture all’interno dell’Expo e concilia uno spazio chiuso contente la parte centrale dell’esibizione, con uno spazio aperto che dà vita ad una forma ibridata tra un giardino e uno spazio gioco, interattivo e ricco di informazioni.

Il giardino, incorniciato da una struttura in acciaio corten, definisce un percorso tra le diverse specie vegetali coltivate in Brasile, mentre viene attraversato da un una tensostruttura che genera luoghi inaspettati e curiosi. Diversi sono i temi affrontati, dall’alimentazione, all’agricoltura a nucleo familiare, fino all’integrazione tra agricoltura e allevamento. I vasi contenenti le piante sono stati disposti secondo una griglia ortogonale, ma il gioco di altezze e di differenti livelli crea uno spazio che richiama paesaggi di una organicità e una naturalezza tropicale.

Il volume chiuso, invece, alterna una caffetteria, un auditorium, un ristorante, gli uffici e i servizi, con uno spazio espositivo informale che, illuminato da una luce zenitale, crea un vivace luogo di incontro. A mettere in risalto la creatività e le nuove soluzioni tecnologiche di questo paese, sono stati invitati artisti e designer brasiliani, ad esporre le loro idee affianco ad installazioni interattive che spiegano la rivoluzione tecnica in corso nell’industria alimentare brasiliana.

Inoltre da sottolineare è l’attenzione per la sostenibilità, con poche risorse e basso impatto ambientale sono state utilizzate soluzioni intelligenti, dall’allestimento interno fino alla struttura, grazie ad un sistema di montaggio e smontaggio basato su tensostrutture e moduli prefabbricati.

Quello brasiliano è quindi un padiglione che vive di una duplice realtà spaziale. Una serie di spazi espositivi che parlano attraverso schermi interattivi e proiettori e un secondo spazio, altrettanto interattivo, ma questa volta all’aperto e decisamente più fisico. Il tutto volto a generare una naturale integrazione tra digitale e analogico, educazione e divertimento.

In un Expo definito ampiamente dai social media, il Brasile propone nuove dinamiche alla base del progetto contemporaneo, offrendo, grazie alla sua rete, un’occasione di corto circuito che, alternando una connessione online ad un’esperienza offline, trasmetta con semplicità e spontaneità la volontà di generare l’incontro e la fusione culturale tra popoli differenti.

E il tutto avviene attraverso un gioco interattivo assolutamente divertente e coinvolgente che propone al centro dell’idea la necessità di adattarsi, sia da parte della superficie, sia da parte dei visitatori che vi sono sopra.