More Architecture! Switch House, la nuova ala della Tate Modern

A causa della notevole affluenza di visitatori alla Tate Modern, è stato deciso di ampliare la superficie espositiva del museo con una nuovissima ed eclettica ala che sarà aperta al pubblico il 15 Giugno.

Il progetto è stato affidato al duo Herzog e de Meuron i quali hanno deciso di essere affiancati dall’architetto del paesaggio Günther Vogt e dal raffinatissimo designer Jasper Morrison; squadra che vince non si cambia! Questo è lo stesso team che nel 1995 si è occupato della conversione degli ambienti della centrale termoelettrica dismessa, in spazi espositivi della Tate Modern.

Tutti sono consapevoli che l’architettura è specchio del tempo in cui si vive e la nuova ala della Tate non fa eccezione.

Parafrasando Marx, ai nostri giorni, ogni cosa sembra pregna del suo contrario e la nuova ala espositiva è stata descritta dai suoi architetti  come “more efficient, more compact, more flexible, and more green”. Sarebbe interessante chiedere ai progettisti come un edificio di 22.492 mq di superficie espositiva, possa essere flexible and more green o come un contenitore alto 65 metri possa essere un centro di aggregazione.

Il progettista nominalmente è colui che fa progetti nel presente per il futuro, è colui che soddisfa le esigenze dell’oggi plasmando il domani. Nel 1993, a Dusseldorf, Peter Eisenman progettò un edificio polifunzionale che però non fu mai realizzato: l’Haus Immendorff .

È facile notare le numerose somiglianze tra la nuova ala della Tate Modern e l’irrealizzato di Eisenman, una su tutte la natura “tortile” del corpo di fabbrica.

Eisenman scrisse: “…L’architettura eclettica è un’architettura da connaisseur e non da puristi, aiuta a proteggere le citazioni architettoniche dalle questioni di principio.”

Il nuovo edificio, chiamato Switch House, ospiterà spazzi espositivi, sale di formazione, balconate panoramiche ed una serie di ambienti di servizio per l’utenza del museo come ristoranti, uffici, spazi commerciali ed un parcheggio. L’esterno dell’espansione della Tate è ricoperto da mattoni rossi per meglio comunicare con il corpo di fabbrica dell’ex centrale termoelettrica, mentre per ridurre i costi di gestione, la Switch House si avvale di un aspetto tecnico che la caratterizza e cioè un sistema di ventilazione con pompa di calore geotermica.

Il direttore del museo, Crhis Dercon, spiegando l’ espanzione della Tate Modern, ha affermato che :”L’arte è una delle forme più dinamiche e coinvolgenti del comportamento umano, e quando la gente entra oggi in un museo non cerca una fuga  dalla propria vita, al contrario vuole avvicinarsi ad essa. La nuova Tate Modern sarà molto più di un contenitore per l’arte, sarà una piattaforma per incontri umani”.

L’architettura “in quanto è”, rappresenta per la società la promessa del reale. Ma è anche vero che l’architettura più di ogni altra disciplina, per poter essere, deve affrontare e scalzare questa convinzione profondamente radicata, perché contrariamente all’opinione popolare, lo status quo dell’abitare non costituisce architettura. Quello che costituisce architettura è il continuo spiazzamento del permanere, in altre parole, il dislocamento della localizzazione. La Switch House ha visibilmente una plasticità peculiare ma il valore è da verificare, infatti sappiamo che quello economico ha superato del 21% il budget originalmente preventivato.

Viene in mente una frase di Philip Johnson scritta in  Where Are We At?

L’architettura, è valida in sé. Non ha bisogno di ricorrere a nessun’altra disciplina che la “convalidi” o ne “giustifichi” il valore.

©JOHN MACLEAN