Claude Parent – Il Memoriale di Yves Klein

E’ il 1962 quando la morte improvvisa di Yves Klein pone fine alla collaborazione tra l’artista e l’architetto Claude Parent.

Dal 1958 Klein lavorava a un progetto visionario e utopico, l’ ‘Architettura dell’aria’ che puntava a liberare questa disciplina da ogni peso e consistenza a favore dell’immaterialità, valore principale di una nuova società perfetta, autonoma, liberata dal concetto di privacy e la cui principale attività degli abitanti sarebbe risieduta nel gioco.

Il Memoriale per Yves Klein progettato da Parent si propone di dare forma e, questa volta, volume a queste aspirazioni: è un’architettura che è viaggio e percorso, libero ma consapevole, tra i vari volumi disposti nell’ambiente che creano spazi legati all’immaterialità, alle gradazioni del monocromo e all’atmosfera.

Sviluppato tra il 1964-1965, il progetto ancora irrealizzato dell’achitetto si dimostra capace di anticipare concezioni simili a quelle alla base di certe opere di Land Art del decennio successivo come i Sun Tunnels di Nancy Holt, con temi che rimandano addirittura a lavori di James Turrell nel loro relazionare lo spazio intimo e concluso con l’infinità atmosferica.
Il Chichu Art Museum di Ando è un’opera architettonica che ricalca in alcuni spazi la struttura del Memoriale, nel suo aprirsi agli elementi e nella sua volontà di mettere in relazione uomo e ambiente, legati dal percorso spaziale che oppone continuamente terra e atmosfera.

I volumi di Parent, puntati come telescopi abbandonati a scrutare il cielo, catturano le sue varie gradazioni di blu che vanno ad accordarsi con le diverse modalità con cui si approcciano gli spazi, a cui corrispondono quindi diverse sensazioni. Il blu profondo zenitale si collega direttamente ai temi del lavoro di Klein e acquisisce una dimensione solenne, anche se il progetto non risulta capace di proporre una vera spinta utopica e un tentativo di immaterialità: gli spazi, piuttosto, riflettono sull’orizzonte e sconvolgono momentaneamente le nostre coordinate spaziali, costringendoci a concentrarci ora su un aspetto e quindi uno stato d’animo ora su un altro.
E’ infatti sotto questo punto di vista che l’opera risulta interessante, ponendo i grandi cilindri diversamente inclinati come tramite diretto tra la figura umana e l’infinito celeste, che continua a riecheggiare nel blu profondo delle opere di Klein.