A primo impatto le fotografie qui mostrate ci sembrano prodotte digitalmente, ed è quasi sorprendente scoprire che non è così.

La fotografia, trattandosi di questo tipo di installazioni generalmente effimere, è colonna portante, è testimonianza, ci fornisce il corretto punto di vista, ed un’inquadratura geometricamente perfetta.

Nicola Yeoman è un’artista con sede a Londra, ha studiato furniture design alla Guildhall University ed ha lavorato come picture editor per The Guardian. Il suo lavoro miscela una sapiente manualità e formazione da designer, con un ottimo occhio fotografico, in un gioco di illusioni e cambi di prospettiva.

La prima installazione pubblica di Nicola, intitolata Home, è stata ospitata da Tracy Neuls al London Design Festival nel 2010 ed il suo lavoro è comparso sulle copertine di alcune importanti riviste come il New York Times, Wallpaper * e Vogue, e vanta featuring con marchi come Louis Vuitton, Alexander McQueen, Hermes, H & M e Selfridges. Recentemente ha collaborato alla copertina dell’album Blueprint di Jay-Z.

Dan Tobin Smith, parallelamente, è artista e fotografo specializzato in questo tipo di installazioni; analogamente collabora con marchi come Gucci, Swarovski, Visa e Johnnie Walker (qui il suo portfolio). Ha partecipato al London Design Festival 2014 con The first law of kipple, trasformando il suo studio a East London in un’immersiva installazione di 200mq, raccogliendo ed accostando per tonalità oggetti di dimensioni e tipologie diverse (per l’occasione venne creato anche un sito in modo che chiunque potesse donare i propri kipple in occasione dell’apertura della mostra).

In questo caso l’unione di due talenti genera un prodotto surrealmente equilibrato.

Il concetto di kipple, coniato dal filosofo e scrittore di fantascienza Philip K. Dick, si presta perfettamente al lavoro di entrambi gli artisti: i kipple sono oggetti inutili, immondizia, una massa informe, una raccolta di frammenti apparentemente disordinati che compongono l’universo.

“Kipple is useless objects, like junk mail or match folders after you use the last match or gum wrappers or yesterday’s homeopape [newspaper]. When nobody’s around, kipple reproduces itself… the entire universe is moving towards a final state of total, absolute kippleization.”  Da Do Androids Dream of Electric Sheep

Tutto scaturisce da un rapporto simbiotico tra installazione ed inquadratura; un’accurata pianificazione precede ogni singolo scatto.

Si gioca con la profondità, appiattendo ed isolando la prospettiva, mantenendo una stretta correlazione tra lettera e contesto, in relazione al tipo di carattere rappresentato ed in riferimento ad una precisa geometria generatrice (difatti entrambi scelgono di utilizzare un sans serif maiuscolo, grotesk della famiglia di Helvetica, decisamente riconoscibile, lineare, leggibile); tutto dipende, quindi, da ciò che si intende rappresentare.

Nicola e Dan agiscono da scenografi, giocano con la nostra percezione di spazio e di spazio vuoto, rendendo ciò che vediamo, allo stesso tempo piatto e profondo, inspiegabilmente reale. Ciò accade in rapporto a dei contrasti: lo scenario che funge da cornice, i materiali, gli oggetti, gli accostamenti cromatici; trovando e rappresentando l’ordine in un caos apparente.

Da segnalare anche la serie Scrapbook Circles di Nicola Yeoman e Colour Series di Dan Tobin Smith.

Attualmente Nicola è rappresentata dalla Wyer Gallery di Londra.

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