Francesca Lancisi – Il limite come forma di bellezza

Francesca Lancisi, artista toscana laureata in glottologia, non ricorda il momento esatto in cui ha sentito la vocazione per l’arte, sa solo di aver privilegiato da sempre una forma di comunicazione visiva e silenziosa. Da quando ha smesso di insegnare, ha fondato l’Associazione Altrove dando vita, tra le altre cose, all’evento Source self-made design dedicato al design autoprodotto. Prova un amore spassionato per gli acquerelli e se c’è una difficoltà che ha incontrato nel suo percorso di artista, è stata la partita iva, che trova “uno strumento paradossalmente inadeguato al lavoro creativo”. Abbiamo fatto quattro chiacchiere sulla sua storia.

È stato facile trovare il tempo per dedicarti alla tua vena artistica?
Quando insegnavo tutti i giorni non avevo tempo di dipingere e riuscivo a farlo solo nei pochi ritagli di tempo. Poi mi sono dedicata a mio figlio nei primissimi anni di vita ed è stata un’esperienza profonda. Adesso ho tempo tutti i giorni per questa nuova attività, per scegliere dove portarla e come farla crescere coniugando il mio interesse e il bisogno di ricerca con le esigenze pratiche. E’ una sfida che richiede disciplina e coraggio ma mi piace molto. Ho aperto un negozio online, espongo regolarmente, ho lavorato con case editrici e piccole imprese, ritraggo molte persone e l’avventura più recente è la sperimentazione su tessuto con il progetto “Arte da indossare” che ho iniziato a commercializzare anche grazie al coinvolgimento nel progetto di Source, self-made design, con cui lavoro.

Sul tuo blog si può trovare una citazione di Jackson Pollock che dice “Dipingere è un’azione di auto – scoperta, ogni buon artista dipinge ciò che è”. Cosa hai ritrovato di te stessa dipingendo e soprattutto creando opere su commissione?
Come esseri umani ci evolviamo costantemente, la vita è cambiamento continuo arricchito dall’interazione con il prossimo e con l’ambiente. Questa azione di auto-scoperta è infinita, e ciascuno la mette in atto o la esprime a seconda delle proprie inclinazioni. Scienza, arte, natura, filosofia, psicologia, spritualità, concorrono allo sviluppo di questo processo a livello collettivo, ciascuna disciplina apporta il suo contributo prezioso. Per me dipingere è anche una forma di meditazione, che aiuta a mantenersi in contatto con questa dimensione.

Sei affascinata dai colori e sei attratta dalle forme semplici e primordiali, e ciò è visibile nei tuoi dipinti, ma cosa ti ha spinto ad amare questa combinazione che poi è diventata anche un segno riconoscibile del tuo stile?
Un giorno avevo due ospiti in studio venuti per vedere alcune opere e sono stati loro a notare questo percorso, che è partito da forme monocellulari poi raddoppiate ed espanse in segni più complessi e ricchi. Particelle che si combinano in modi e colori diversi per creare forme di vita di un microcosmo in costante evoluzione e movimento. Mi interessa il modo in cui pochi mattoncini riescano a contenere potenzialità infinite, e come il limite stesso sia fonte di bellezza.

Che cosa ti ha portata ad iniziare a ritrarre persone, a lavorare con il volto e i frammenti di vita degli altri?
Il lavoro con il digitale è stato una piacevole e divertente sorpresa, così deciso, vivace e in apparente contrasto con la tecnica dell’acquerello. Il ritratto mi ha sempre affascinata per la sua capacità di cogliere l’individualità delle persone, il loro essere uniche e speciali, con storie a volte incredibili. Mi piacerebbe anche lavorare con le allegorie, a sottolineare ancora di più tali caratteristiche stimolando nuove connessioni.

Oltre che produrla, racconti l’arte attraverso un tuo blog. Questo crea un filo conduttore con le persone che imparano a conoscere meglio chi c’è dietro la tela. Com’è partita quest’idea di comunicare con i lettori, parlare dei tuoi lavori e delle tue ispirazioni?
Una scelta buffa ma in realtà molto semplice, fatta con l’obiettivo di raccontare per integrare l’immagine, spiegando meglio ed esplicitando i percorsi e le suggestioni su cui lavoro.

Sei un’artista a 360 gradi, ma qual è la tecnica con cui pensi che possa venir fuori la tua vera essenza. Se dovessi rappresentare te stessa con un solo modo di fare arte, quale sceglieresti?
Mi piace l’acquerello perchè può essere trasparente e coprente, lucido e opaco, si intensifica strato su strato, può beneficiare degli errori, richiede decisione e rapidità così come attesa e tempo lento, sa piegarsi alla pianificazione e anche dare il meglio nell’improvvisazione, è spesso debole, può avere sbavature incorreggibili, si espande con l’acqua, è delicato e impermantente.

Quando sei nel tuo studio e inizi a lavorare ad un nuovo dipinto o ad un’illustrazione, segui un processo metodico o ti approcci al lavoro in modo diverso ogni volta?
Inizio liberamente, facendo delle prove, bighellonando, cercando forme, provando colori, sbagliando, tanto. Poi quando trovo qualcosa che mi interessa approfondire, cerco di schiarirmi le idee, di trovare una logica, inizio a togliere, a sottrarre, e a formalizzare.

C’è stata un’esperienza particolarmente stimolante che hai intrapreso grazie al tuo lavoro e che non avresti mai pensato di poter intraprendere quando hai iniziato?
Non è stato facile concedermi una scelta simile, ma posso dire che mi ha portata a conoscermi meglio e incontrare molte persone affini, con cui poter scambiare e trovare nuovi stimoli. Di questo sono estremamente grata.

Sei una mamma, come spiegheresti che cos’è l’arte ad un bambino?
Credo che i bambini sappiano meglio di noi, a livello istintivo, cosa sia l’arte. Sanno inventare bellezza, creare mondi, esprimersi liberamente, giocare con nuove connessioni, raccontare sentimenti, ma lo fanno in maniera inconsapevole e con una conoscenza del mondo limitata alla loro età. Forse quello che siamo soliti chiamare artista è un adulto che riesce a fare tutto questo con consapevolezza e conoscenza del mondo.

Se pensi alla te degli esordi, cosa è cambiato. Cosa c’è nella tua arte adesso che prima non c’era?
C’è più ricchezza e movimento, che intendo ancora sviluppare, magari sperimentando altri mezzi.

Se Francesca Lancisi fosse una forma e un colore, quali sarebbe?
Polvere di stelle multicolore e multiforme. Come tutti noi.